17 dicembre 2017

I figli fanno crescere. Anche quelli di carta.



Vi racconto come sono cambiate

le mie idee sull’autopubblicazione

e come Cercando Goran è atterrato

(di nuovo) sul pianeta Amazon.

 

 

Facciamoci due risate!


Sul self-publishing si è già detto e scritto di tutto, perciò non mi illudo di illuminarvi sull’argomento. Di cosa significhi approdare all’autopubblicazione per me, invece, non ho mai parlato sul blog, forse perché sto iniziando a capirlo soltanto ora.

Quando ho iniziato a scrivere, una decina di anni fa – dico sempre così, ma prima o poi dovrò aggiornare la cifra – le discussioni più roventi nell’ambiente degli “aspiranti scrittori” (non suona già vetusto?) vertevano sull’editoria a pagamento: sono solo tipografi, invece il mio invece mi tratta bene, ma non è giusto che l’editore eviti la sua quota di rischio rifacendosi sull’autore… cose così. Oggi ci sarà ancora qualcuno che paga per pubblicare quello che ha scritto, sotto forma di una tantum o di copie acquistate? Credo che la categoria sia sull’orlo dell’estinzione.

In quel periodo l’autopubblicazione iniziava a diffondersi. La mia impressione (e non solo la mia), al tempo, fu di vero orrore, confermato da qualche esperienza di lettura: tutti, ma proprio tutti, potevano immettere sul mercato quello che avevano scritto, per quanto fosse sgrammaticato, ridicolo, illeggibile. Lungi dal voler partecipare a questo sabba di libertà incondizionata, intendevo tenermene il più possibile lontana. Per me era l’editore a poter valutare un’opera, ed eventualmente certificare che aveva il diritto di esistere.

Da allora, belle imprese, scoperte e delusioni hanno cambiato me, mentre anche il mercato cambiava. Non so se circolano ancora, tra i lavori autopubblicati, testi che ti fanno persino dubitare che l’autore abbia mai letto un libro in vita sua, ma è certo che il self-publishing non è più il cestino dei rifiuti dell’editoria tradizionale. Gli autori hanno abbandonato le diatribe sulla propria autodefinizione (meglio scrittori, aspiranti scrittori o neoscrittori?) per preoccuparsi di questioni più fondamentali: ha importanza lo studio, e in quale misura? Essere ambiziosi aiuta ad avere “successo” oppure rischia di allontanare il piacere di scrivere? Come si riesce a continuare a scrivere con passione sul lungo termine, quando i risultati si fanno attendere?

È anche diventato evidente che l’editoria tradizionale non può svolgere il ruolo di filtro di qualità che per tanto tempo i… fiduciosi come me si sono ostinati ad assegnarle, non necessariamente per mancanza di professionalità, ma perché la ricerca di profitti la rende iper-prudente e poco friendly verso i nuovi autori, anche quando sanno scrivere.

Insomma, tutto è cambiato per gradi, e credo che si stia finalmente affermando una visione più realistica del cammino dell’autore, con le sue gioie e i suoi limiti. Mi gratifica avere partecipato e partecipare a questa presa di coscienza collettiva. Uno dei suoi effetti è avere deciso di autopubblicare quello che scrivo, quando lo ritengo degno di essere letto  – parere personale, quindi soggettivo al cento per cento, ma sapete cosa? Ho capito di non avere bisogno di conferme più o meno autorevoli per scrivere. La scelta di farlo è tutta mia, poi spetterà ai lettori giudicare se nelle mie storie c’è qualcosa di buono per loro oppure no. Non all’editore, che cerca il nuovo best-seller (o qualcosa di trasformabile in best-seller), e in sua assenza preferisce puntare sui soliti noti. Non all’agente, che per guadagnarsi da vivere deve proporre agli editori storie in quantità. Quello è il loro ruolo, non il mio. Io sono un’autrice, che è tutt’altra cosa. Il mio ruolo è scrivere meglio che posso e dare alle mie storie la possibilità di essere lette, non perché abbiano il diritto di incontrare il pubblico, o io abbia il diritto di essere conosciuta – io a questa storia dei “diritti” non credo affatto – ma perché mi sono care e credo in loro. Lo strumento per fare questo esiste, perciò lo uso.

E così eccomi tra gli indie. Mi sento bene, con una certa sfumatura di sollievo, come se fossi scampata a un pericolo – dipendere dal giudizio altrui lo è, davvero. Del resto pubblicare come ho fatto io finora, con un piccolo editore o in seguito a un premio letterario, è di poco diverso dal non pubblicare. Non nego che sia stato motivante, almeno all’inizio, ma ho dovuto rendermi conto che la promozione del libro sarebbe sempre rimasta unicamente a mio carico. A quel punto mi sembra più logico accollarmi sia gli oneri che gli onori.

In particolare mi rende felice riscoprire un rapporto stretto con le mie storie. Non sono del tutto soddisfatta del trattamento che ho riservato loro in passato. Da quando ho iniziato a scrivere, ho sempre rincorso qualcosa: il miglioramento creato dalla pratica, l’editore da accalappiare, le mire di un agente. Quello che avevo scritto veniva accantonato non appena si dimostrava incapace di portarmi dove volevo, e avanti il prossimo. Che ci siano stati diversi "prossimi" è sicuramente un bene, ma non ho riservato un bel trattamento alle mie creature. Perché in fondo questo sono, le nostre storie: figlioli che cresciamo con gioia e fatica, dolori e incazzature.

Ricordate la spiegazione di Lilo del termine “ohana”, nel film di animazione “Lilo e Stitch”?

Ohana significa famiglia, e famiglia vuole dire
che nessuno viene abbandonato e nessuno viene dimenticato.

Bene, nella mia strana famiglia ci sono umani, cani e anche storie, che non ho alcuna intenzione di abbandonare. L'autopubblicazione inoltre mi permette di proteggere il nucleo centrale del mio scrivere: raccontare le mie storie a qualcuno, cosa che per me (forse anche per voi?) conta più di tutto. Non sono capace di scrivere per me stessa soltanto.

Ecco perché ho sottoposto all'ennesima revisione Cercando Goran, senza stancarmi e senza sentirmi patologica (anzi, emozionandomi pure), e mi sono avventurata – con gli ottimi supporti del caso – in Kindle Direct Publishing, sezione di Amazon dedicata all’autopubblicazione.

Cercando Goran è rinato così, in digitale e cartaceo. Per ora è disponibile in italiano, ma la versione inglese seguirà a ruota. La storia è la stessa di Due vite possono bastare – vale la pena dirlo per chi aveva letto il romanzo nella sua prima edizione – con numerosi aggiustamenti stilistici, alcune incongruenze sanate e un capitolo aggiunto per dare voce a un personaggio che avevo un po' trascurato.



https://www.amazon.it/Cercando-Goran-Grazia-Gironella-ebook/dp/B07884KDLN/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1513540286&sr=8-1



È un romanzo che fa per voi? Io spero che vi venga la curiosità di scoprirlo. Posso soltanto darvi qualche indicazione di massima: Cercando Goran è incentrato su un mistero da risolvere, ma parla prima di tutto di esseri umani, dei loro rapporti e della loro incredibile resilienza. Se vi fa piacere leggere qualche opinione sulla storia, la trovate sulla pagina dedicata del blog, mentre qui c’è una bella intervista da parte di Cristina Cavaliere sull’argomento. 

Inutile dire che mi farà piacere conoscere le vostre opinioni sul romanzo, che sia in via privata, nei commenti e/o nelle recensioni di Amazon (senza obblighi di sorta – lo preciso sulla scia della lettura di questo condivisibile articolo pubblicato sul blog Sil-ently aloud).


Nell’ipotesi che il Natale cada prima di un mio nuovo post, vi faccio già da oggi i miei migliori auguri: che sia un Natale dal cuore amorevole, pieno di emozioni e pensieri luminosi.

Tanti auguri, a voi e ai vostri cari!








6 dicembre 2017

La scrittura vista da KATHRYN HARRISON



Kathryn Harrison

È buffo: insegno scrittura creativa, e prima di insegnare non avrei mai immaginato che la mia esortazione più usata sarebbe stata “per favore, smettete di pensare”. Le persone scrivono davvero meglio quando non riflettono, ovvero quando non sono inibite dal pensiero. Io non faccio previsioni su ciò che scriverò; il mio controllo è molto limitato. Non decido cosa scrivere e poi lo scrivo. Piuttosto mi faccio strada verso qualcosa, senza nemmeno sapere cosa sia, fino a quando non ci arrivo. Con il passare degli anni ho imparato ad accettare questo fatto. Naturalmente l’intelletto vuole intervenire, e nelle stesure successive è bene che lo faccia; ma nelle prime fasi di un libro, affronto ogni potenziale inibizione zittendo letteralmente le voci critiche nella mia testa, quelle voci che dicono “oh, non sono queste le parole che cerchi”, oppure “non dovresti lavorare su questa parte adesso”, o “perché non usare il presente?” – e così all’infinito. Chiunque abbia scritto qualcosa conosce bene quel coro.




Kathryn Harrison (1961, Los Angeles) ha pubblicato sette romanzi, due autobiografie, due collezioni di saggi, un diario di viaggio, due biografie e un libro su delitti realmente avvenuti. Scrive recensioni per The New York Times Book Review.




25 novembre 2017

Come scoprire un nuovo amore…




…e accorgersi che si accoppia magnificamente con quello vecchio.

C'è forse qualcosa di strano?

 


Composizione di fiori artificiali



Avrei potuto titolare “come partire per scrivere un romanzo, e finire a fare composizioni di fiori”, perché proprio questo è successo... ed ecco rivelata l’attività che in questi giorni sta procrastinando il varo della Nuova Storia, un po’ a sorpresa, ma non poi tanto.

11 novembre 2017

Imparo a scrivere con… DIANA GABALDON



Sam Heughan e Caitriona Balfe





 

Chi lo dice che i romanzi commerciali

devono essere di bassa qualità?

Prendete Outlander, per esempio.

 













Non so quanti di voi conoscano la scrittrice Diana Gabaldon, ma sono quasi sicura che abbiate almeno sentito parlare della serie televisiva Outlander, andata in onda in Italia su Fox Life a partire dal 2015.

Il mio incontro con Outlander è avvenuto sullo schermo un po’ per caso, ma dopo poche inquadrature ero già lì, dentro la storia, a dimostrare quanto sia pericoloso per me vedere film ambientati in Scozia. Sono capace di andare in estasi davanti all’erba, alle pecore! In quel caso, però, a catturarmi non era stata soltanto l’ambientazione nelle Highlands scozzesi, ma anche l’aspetto romantico della storia. La protagonista Claire Beauchamp, infatti, entrando in un cerchio di antiche pietre chiamato Craigh na Dun, compie un viaggio a ritroso nel tempo che la catapulta dal 1945 al 1743, passando così dalle braccia del marito Frank Randall a quelle - molto più interessanti - di Jaime Fraser, che vedete con Claire nella foto.

24 ottobre 2017

Schegge di scrittura 2: le sottotrame



telaio


 

 

 

Trame e sottotrame dovrebbero intrecciarsi senza annodarsi. Sentiamo cosa ne pensa Robert McKee.

 





 



Gli aspetti più tecnici della scrittura non sono un argomento molto gettonato ultimamente, lo avete notato? Forse in questo periodo si parla più spesso degli aspetti “liberi” dello scrivere, legati all’intuizione e alla spontaneità; ma credo che i consigli degli esperti continuino a lavorare dietro le quinte, per chi si è letto qualche manuale, perché arte e artigianato si completano e si arricchiscono a vicenda.

Per questo motivo oggi estraggo dalla mia cesta un altro spunto di riflessione, fornito dal testo Story di Robert McKee, davvero molto interessante (trovate qui il primo post che ne ho tratto, con argomento il doppio obiettivo). Nel libro si parla di sceneggiatura e non di narrativa, ma le basi della costruzione della storia non cambiano; inoltre ragionare per scene aiuta a vedere con chiarezza la struttura della storia e capire dove la sua intensità rischia di perdersi.  

6 ottobre 2017

La scrittura vista da ETHAN CANIN







Per i personaggi devi lasciarti andare. Abbandona le intenzioni grandiose, le ambizioni, le tue idee di umanità, letteratura e filosofia, e focalizzati sul diventare un’altra persona – cosa che, tra l’altro, è liberatoria e deliziosa, nonché una delle poche vere gioie regalate dalla scrittura. Smetti di proccuparti di scrivere un grande romanzo; trasformati soltanto in un altro essere umano.









Ethan Andrew Canin (Ann Arbor, U.S.A., 19 luglio 1960) ha portato avanti per anni la medicina e la scrittura, prima di scegliere la seconda. Dal 1998 insegna presso lo Iowa Writers' Workshop, dove ha visto crescere scrittori di grande talento. Ha pubblicato Imperatore dell'aria (Mondadori, 1989), L'amico di New York (Piemme, 2000), America America (Ponte alle Grazie, 2009) e Portami al di là del fiume (Ponte alle Grazie, 2010). Nel tempo libero si occupa della ristrutturazione di due vecchie case, in una delle quali vive con la moglie, i tre figli e quattro galline.