25 agosto 2016

Spazio all'idea




 

 

Dall'idea nasce la storia. Ma quanto dura la gestazione?







Bentrovati!

Non è ancora terminata la tanto diffusa pausa di riposo agostana, ed eccomi qui. Negli ultimi mesi mi sono riposata più che abbastanza, così posso giocare di anticipo con questo post, nella speranza di non restare travolta dallo stormo di post di rientro dalle vacanze.

Come state, prima di tutto?

Spero che in questi mesi vi siate rilassati, abbiate nutrito ciò che andava nutrito, che abbiate letto e vi siate divertiti; tutto il necessario, insomma, per ripartire con le batterie cariche. Lo stesso ho cercato di fare anch’io, a mio modo: ho accompagnato mio figlio Enrico tra esame di maturità e università, per un paio di settimane ho percorso la Germania in lungo e in largo, mi sono riposata e ho letto, letto, letto.

E la scrittura?

1 giugno 2016

La scrittura vista da Toby Litt


Toby Litt

 

Per passare dallo stato di scrittore competente a quello di grande scrittore, credo che si debba rischiare di essere – o di essere visto – come un cattivo scrittore. La competenza è una trappola mortale, perché impedisce all’autore di rischiare l’umiliazione necessaria a superarla. Scrivere con competenza è come fare qualche gioco di prestigio per amici e familiari; scrivere bene è come scappare per unirti al circo. Amici e parenti amano i tuoi giochetti perché amano te, ma prova a usare gli stessi giochetti per strada, accanto a un mago che fa da dieci anni quel mestiere per vivere. Quando guardano un mago, le persone non vogliono dire: “Ben fatto.” Vogliono dire: “Wow!”.






Toby Litt è uno scrittore inglese, docente alla Facoltà di Inglese e Scienze Umanistiche all'Università di Londra.


Dico la mia

Questo brano fotografa alla perfezione un problema tipico dello scrittore.

Sono bravo?
Forse no, forse sì.
Se sì, quanto bravo?

Non puoi saperlo. Puoi averne un'idea approssimativa - ammesso che abbia senso quantificare - soltanto nel tempo e con i riscontri dei lettori; ma è proprio la domanda a essere inutile quanto normale.

Nelle parole di Litt mi piace vedere sottolineato come il processo di miglioramento nello scrivere non segua una linea di crescita regolare. A un certo punto c'è - forse dovrebbe esserci - un cambiamento sostanziale, un salto di qualità, non tanto negli scritti quanto nell'atteggiamento dell'autore.

Detto questo, mi sembra comunque importante trovare un buon punto di equilibrio tra autostima e consapevolezza della realtà esterna. (Ahia, ho di nuovo detto "consapevolezza". Devo attivare un allarme sonoro su Word.)

E voi, cosa ne pensate? 



Qualche notizia in più su Toby Litt: 

Il suo sito 
Intervista su 3:AM Magazine 






24 maggio 2016

Ho incontrato Bruce Lee


Davvero?

In realtà quando Bruce Lee Parker morì, nel 1973, ero troppo piccola per averlo conosciuto. Anni dopo mi capitò di vedere qualche spezzone dei suoi film e di sintetizzare le mie impressioni in un semplice “wow!”. Bruce in combattimento sembrava un incrocio tra un animale feroce e un supereroe, ma io non ero un’appassionata di film d’azione, perciò lo liquidai in fretta. Se proprio menare si doveva, preferivo Bud Spencer e Terence Hill.


Bruce Lee


1 maggio 2016

Cartolina dalla Terra dei Non Scriventi


Ben trovati! Come state?

Quasi non ci credo, ma sono già passati tre mesi da quando mi sono trasformata in scrittrice-che-non-scrive (ne ho parlato nel post Se ami qualcosa, lascialo andare). Dire che il tempo vola non mi rende molto originale, ma quanto è vero! Mi sembra passato un paio di settimane da quando ho deciso anche di rallentare-abbreviare-sospendere i miei post sul blog, e invece…



Cartoline


7 marzo 2016

La scrittura vista da Flannery O’Connor



 

 

 

Scrivere un romanzo è un’esperienza terribile, che spesso fa cadere i capelli e guastare i denti. Mi irrita la gente che dà per scontato che scrivere narrativa sia una fuga dalla realtà. È un tuffo nella realtà e uno shock per l’organismo.








Flannery O’Connor (1925-1964) è considerata uno dei maggiori scrittori americani di narrativa, oltre che una valente paladina del cattolicesimo nel ventesimo secolo. Ha scritto trentadue racconti e i romanzi La saggezza nel sangue e Il cielo è dei violenti.

Fonti: Wikipedia, New Georgia Encyclopedia.

Cosa ne penso

Questa citazione mi ha ricordato la risposta di J. R. R. Tolkien a chi criticava il ricorso al fantastico: "Certo una fiaba è un'evasione dal carcere, ma chi getta come un'accusa quella che dovrebbe essere una lode commette un errore forse insincero, accomunando la santa fuga del prigioniero con la diserzione del guerriero."

Mi è capitato spesso di ripensare a quella risposta, trovandola sempre più condivisibile. La realtà va trascesa oltre che raccontata, e inventare una storia è anche un modo per rielaborare e illuminare di nuova luce la realtà, senza soccombere al suo peso. (Denti e capelli sono a posto, grazie.)

E voi, cosa ne pensate?


29 febbraio 2016

La scrittura vista da Ray Bradbury


Ray Bradbury




Non pensare. Pensare è nemico della creatività. Ti rende troppo consapevole di te stesso, e questo è male. Non puoi sforzarti di fare le cose, devi farle e basta.









Ray Douglas Bradbury (1920 – 2012) - Scrittore statunitense, innovatore del genere fantascientifico e vincitore di numerosi premi. In una carriera durata oltre settant’anni, Ray Bradbury ha prodotto centinaia di racconti e una cinquantina di romanzi, oltre a saggi, opere teatrali, poesie e sceneggiature. Tra i suoi lavori più conosciuti troviamo Fahrenheit 451, Cronache marziane e Il popolo dell’autunno.

Nel 2005 Bradbury, all’interno della raccolta di saggi Bradbury speaks, scrisse: “In età avanzata, guardando nello specchio ogni giorno, ho visto una persona felice. A volte mi sono domandato perché. La risposta è che per tutta la vita ho lavorato solo per me stesso e per la gioia che mi viene dallo scrivere e dal creare.”

Bradbury ha spesso raccontato del suo incontro, durante il carnevale del 1932, con il mago Mr. Electrico. Alla fine dello spettacolo Electrico si avvicinò al dodicenne Bradbury, lo toccò con la spada e gli ordinò: “Vivi per sempre!”. Più tardi Bradbury disse: “Decisi che questa era l’idea più grandiosa che avessi mai sentito. Iniziai a scrivere ogni giorno, e da allora non ho più smesso.”

Fonti: Wikipedia , http://www.raybradbury.com/

Cosa ne penso

Questo per me è, o è stato, un problema. L’istinto non basta a scrivere una buona storia – può funzionare con un racconto, non con un romanzo – perciò un po’ di testa ce la devi mettere; ma quanta testa? Il lavorio degli ingranaggi deve restare dietro le quinte al punto da dare al lettore l’illusione che la storia sia lì ed esista e avvenga senza che nessuno l’abbia inventata. Trovare un equilibrio non è facile! Nella scrittura, io sono partita da un approccio di forte controllo razionale e ho via via recuperato l’istinto. Modulare i due è la mia prossima sfida.

E voi, cosa ne pensate?

21 febbraio 2016

La scrittura vista da Sarah Manguso



Sarah Manguso



Lo scopo dello scrittore serio non è esprimere se stesso, né creare qualcosa di bello. Anche se questo può avvenire, è secondario. Lo scrittore serio scrive per impedire alle persone di cadere nella disperazione. Se hai questo concetto ben chiaro in mente, il desiderio di produrre qualcosa di bello o geniale si rivela futile e vano al paragone. Se le persone leggono la tua storia e, come risultato, scelgono la vita, allora stai davvero facendo il tuo lavoro.







Sarah Manguso è una scrittrice statunitense nata nel 1974. Il suo memoir The Two Kinds of Decay è stato scelto nel 2008 dal San Francisco Chronicle come "Best Nonfiction Book of the Year".

Trovate il suo sito qui e la pagina Wikipedia su di lei qui


Cosa ne penso 

È un ideale molto elevato e sicuramente non alla portata di tutti, ma sono d'accordo con la Manguso. Mi piacerebbe regalare ai lettori un raggio di luce, uno spunto di riflessione o un po' di sollievo dai loro fardelli personali. Non penso mai a creare un capolavoro o a esprimere me stessa, anche se quest'ultima cosa la faccio, inevitabilmente.

 E voi, cosa ne pensate?



 

14 febbraio 2016

La scrittura vista da John L’Heureux


John L’Heureux



Gli scrittori in erba spesso confondono il dialogo con la conversazione, presumendo che più si avvicinano alla realtà, più suoneranno convincenti. Ma il dialogo non è conversazione. È costruito, artificiale, molto più efficace e credibile della conversazione reale. Proprio come la narrativa distorce la realtà per raggiungere una verità più grande, così il dialogo elimina le false partenze e le intrusioni futili della vita reale per rivelare i personaggi e spingere il loro incontro verso la conclusione drammatica.






John Clarke L’Heureux (1934) è un autore statunitense conosciuto per opere di narrativa quali A Woman Run Mad, The Shrine at Altamira e The Medici Boy. Ex prete gesuita (ha lasciato l’ordine nel 1971), insegna inglese alla Stanford University dal 1973.

Trovate il suo sito qui e la pagina Wikipedia su di lui qui

Cosa ne penso

Difficile dargli torto; i dialoghi che L’Heureux critica sono veramente noiosi e frustranti da leggere, oltre che dilettanteschi. Talvolta però almeno l'aroma della banalità quotidiana ci sta, quando si vuole accentuare la naturalezza della scena.

E voi, cosa ne pensate?

7 febbraio 2016

La scrittura vista da Mark Twain



Mark Twain


Ci sono libri che rifiutano di essere scritti, resistono anno dopo anno e non si lasciano convincere. Non significa che la storia non ci sia o non meriti di nascere; solo non si è presentata nella forma giusta. Esiste soltanto una forma per ogni storia. Se non riesci a trovarla, quella storia non si racconterà mai.






Samuel Langhorne Clemens, conosciuto con lo pseudonimo di Mark Twain (1835 – 1910), è stato uno scrittore, umorista e docente statunitense. William Faulkner lo definì "il primo vero scrittore americano". Twain cominciò la sua carriera come scrittore di racconti umoristici e finì per divenire, dopo alcune travagliate vicende personali, un severo e irriverente cronista delle vanità, critico verso le religioni e sferzante contro ogni ipocrisia e crudeltà umana. Tra le sue numerose opere: Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn, Un americano alla corte di Re Artù.  

[fonti: Wikipedia, Biografieonline]


Cosa ne penso

Se davvero esiste soltanto un modo per raccontare la storia, per l'autore può essere un problema in più; ma anch'io ho spesso l'impressione che la scelta della struttura delle mie storie sia obbligata. Anche quando cerco di valutare ipotesi diverse, quasi subito una si impone sulle altre, e non c'è ragionamento che tenga.

E voi, cosa ne pensate?