23 aprile 2012

DE MANUALIBUS



Perché molte persone detestano i manuali di scrittura, o comunque li hanno abbastanza in antipatia da rinunciare all'aiuto che offrono? Un po' gioca la sfiducia nella loro utilità, un po' le schematizzazioni appaiono riduttive. Sotto sotto, però, c'è spesso un'ostilità nei confronti delle regole. La nostra vita è piena di regole nate dalle esigenze più diverse: regole stradali che garantiscono la sicurezza, regole matematiche che consentono di risolvere problemi, regole di comportamento che ci fanno trattare il prossimo con il rispetto che gli è dovuto. Scrivere, però, è libertà. Perché porci dei limiti? Perché sottostare a principi dettati da altri?
Nel caso della scrittura non c'è nessun deus ex machina che ci fornisca comandamenti vincolanti da un pulpito misterioso. Quelle che normalmente definiamo regole non hanno pretese di infallibilità, non garantiscono nulla e non sono vincolanti, ma nascono dal lavoro di qualcuno che ha analizzato le storie di successo per comprendere su cosa si basa il fascino che esercitano sui lettori. E' un processo induttivo, non deduttivo, che parte dalla realtà per arrivare all'enunciazione di principi che possono essere soltanto linee guida, non ordini tassativi. Rinunciare a conoscere questi principi significa non sfruttare le enormi potenzialità di questi studi. Da lettori difficilmente siamo consapevoli di cosa produca un determinato effetto sul nostro animo; ci commuoviamo, ci arrabbiamo, ci emozioniamo senza sapere di preciso perché. I manuali di scrittura ci aiutano a colmare questa lacuna per offrire a noi stessi, agli eventuali editori e ai nostri lettori un'esperienza gratificante. Dopo, chi ci impedirà di giocare con le regole? Potremo arrivare più in alto se partiamo dalla base offerta dagli strumenti giusti. E forse ci accorgeremo che certe "regole" sono troppo valide per essere ignorate...



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