24 aprile 2012

DE PRINT ON DEMAND (POD)


In che modo l'editoria a pagamento differisce dalla print on demand (stampa a richiesta)?

Nel primo caso abbiamo un editore che chiede denaro - sotto qualunque forma - all'autore per pubblicarlo; nel secondo caso abbiamo l'autore che  si rivolge direttamente a un fornitore del servizio (per esempio Lulu.com) per stampare la sua opera, pagando ciò che sceglie: tipo di carta, tipo di copertina, numero di copie, ISBN (necessario per mettere in commercio l'opera stampata). A stampa ultimata sarà l'autore a piazzare il prodotto delle sue fatiche nel modo che preferisce, perché la POD si ferma dove si ferma un normale tipografo, cui è molto simile. Questo nella forma. Nella sostanza, spesso alla fine l'autore si troverà nella medesima situazione: nessun editing operato sul testo, nessuna distribuzione, nessuna promozione.

Allora, direte voi, meglio spendere per stampare da solo il mio lavoro che spendere per nutrire un editore truffaldino! Considerazione giustissima. Se però non sappiamo come piazzare il lavoro in questione, avremo fatto davvero un passo avanti? Venderemo copie soltanto a parenti e amici, ci sbatteremo a fare presentazioni e proporre il nostro libro in tutte le librerie, pagheremo altro denaro per farci pubblicità?

La mia opinione è che la print on demand possa essere una soluzione per l'autore intraprendente la cui opera sia orientata verso un pubblico ben preciso, che lo scrittore stesso sa già come raggiungere.

Resta però aperta una questione fondamentale: come lettori sareste disposti ad acquistare un libro mai passato al vaglio degli editori, ergo mai fatto oggetto di selezione o di un editing accurato? Perché capita ben di rado che l'autore, oltre a pagare per stamparsi, affronti ulteriori spese per far editare la sua opera a un agenzia letteraria o a un editor professionista.

La mia opinione è che la scelta della POD vada ponderata con grande attenzione, mentre dall'editoria a pagamento ci si debba semplicemente tenere lontani.



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