22 maggio 2012

IL CASTING



Oggi voglio condividere con voi una cosa a mio parere molto utile, che a lungo ho considerato una mia follia personale prima di scoprire che si tratta di una pratica abbastanza diffusa tra gli scrittori. Parlo del casting, vale a dire la scelta dei personaggi che compaiono nella storia che vogliamo scrivere, racconto o romanzo che sia. Non i personaggi "astratti" che avremo individuato elaborando la trama, ma ma quelli in carne e ossa. Che faccia deve avere il nostro protagonista? Tentare di immaginarlo nei dettagli è molto diverso dall'avere sotto gli occhi la sua foto. Su internet possiamo facilmente trovare foto di persone più o meno famose, perciò niente ci impedisce di scegliere tra loro gli "attori" della nostra storia (solo quelli principali o tutti, a nostro gusto). Può sembrare una sciocchezza, ma l'immagine viva dei nostri personaggi mette in moto la fantasia e la aiuta a sbloccarsi. Vedendo una persona noi siamo portati a ipotizzare il suo carattere, i suoi difetti, la sua vita. Lo facciamo ogni giorno. Con i personaggi del nostro casting funziona allo stesso modo: una volta azzeccato l'aspetto, la fantasia corre più libera, risolvendo alcuni aspetti del personaggio che restavano lacunosi e suggerendo talvolta anche nuovi sviluppi per la trama.
Quando fare il casting? La mia personale prassi quando scrivo è questa: elaborazione di una trama di massima, approfondimento sui personaggi che ne fanno parte, scelta delle ambientazioni principali. E' un lavoro di massima che non arriva troppo nei dettagli, o mentre scrivo mi sentirò troppo vincolata. A questo punto faccio il casting per i personaggi principali e decido anche i loro nomi. Se troverò un editore probabilmente cambieranno, ma che importa, se intanto mi sono stati utili? A questo punto sento di poter iniziare a scrivere con qualcosa di abbastanza solido sotto i piedi.
Naturalmente ognuno segue un suo metodo, ed è impossibile definire un metodo "giusto" e un altro "sbagliato". Tutto è giusto, purché funzioni! Vale però la pena di provare metodi diversi prima di assestarsi su uno specifico, in modo da verificarne pregi e difetti rispetto al nostro modo di vivere la scrittura.


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