25 agosto 2012

AH, L'AMERICA...


D'accordo, non è il caso di farsi venire i complessi di inferiorità, però qualche buona idea nei confronti degli aspiranti scrittori gli statunitensi (e non solo loro) ce l'hanno.
1) Tanti giornali e riviste che pubblicano racconti, e gente che li legge.
Molto spesso chi scrive inizia con i racconti, per diletto e magari per farsi le ossa prima di qualcosa di più impegnativo. E dopo averne scritto un certo numero ed essersi convinto che valgano qualcosa, cosa ci fa? Li distribuisce alla fermata dell'autobus, li brucia come combustibile, se li rilegge fino alla nausea... insomma, chi se li fuma i suoi racconti? Gli editori non valutano racconti, nemmeno se glieli inviate sotto forma di raccolta. La ragione è semplice e definitiva: le antologie non vendono. E allora? Le riviste letterarie esistono anche da noi, ma non hanno la stessa diffusione, e comunque non sono un ponte per avere maggior credito presso gli editori, nemmeno sotto forma di bonus temporale prima che il nostro manoscritto venga delicatamente depositato tra la carta da riciclare. Rimangono i concorsi e i forum dove si pratica la valutazione incrociata, ottimi per capire "quanto" sappiamo scrivere e per migliorare... ma non illudiamoci, a questo punto siamo ancora ai blocchi di partenza.
2) I gruppi di scrittura.
Persone accomunate dalla passione per la scrittura che si trovano più o meno ogni settimana in un luogo fisico. Qualche volta c'è un personaggio "esperto" a condurre il gruppo (scrittore, insegnante di scrittura creativa, editor), altre volte i partecipanti sono alla pari. Ogni settimana si parla di un argomento e ci si assegna un compito per la settimana successiva, quando gli esercizi verranno letti ad alta voce e commentati. Un bel modo per crescere, conoscere qualche compagno di viaggio e rafforzare l'abitudine a scrivere con costanza.
3) Le agenzie letterarie accessibili e serie.
Gran parte degli autori negli States utilizza le agenzie letterarie come tramite per proporre i propri lavori all'editoria. Questo, oltre a essere una precisa scelta da parte di molti editori, è reso possibile dal fatto che le agenzie accettano esordienti, cui talvolta forniscono anche le motivazioni di un eventuale rifiuto. Inoltre moltissime agenzie aderiscono all'A.A.R. (Association of Authors Representatives) che prevede precise regole di comportamento nei confronti degli autori stessi: nessun compenso richiesto per la valutazione dei manoscritti, pagamento con percentuale solo a contratto firmato, possibilità di contattare altri autori che hanno già usufruito dei servizi dell'agenzia, accessibilità della lista dei manoscritti già fatti pubblicare, e altre. Un po' diversa dalla situazione italiana, dove a detta degli esperti le agenzie letterarie serie sono tre in tutto e non accettano esordienti, mentre le altre chiedono soldi già per la valutazione, limitando le garanzie a una generica "proposta" dell'opera a un certo numero di editori.
Il mio discorso è generico e non ha pretese di precisione, anzi, spera di suscitare qualche reazione in chi legge. È chiaro che la nostra situazione è molto diversa da quella statunitense, a partire dalla quantità di libri letti pro capite, per cui è difficile fare paragoni sensati. Da noi come negli U.S.A., poi, esistono agenzie serie e agenzie meno serie, editori seri ed editori meno seri, autori di livello più o meno professionale. Però prendere qualche ispirazione oltreconfine non sarebbe male. Certo una situazione diversa aiuterebbe i nostri autori ad accedere ai molti servizi che le agenzie letterarie possono offrire (valutazione, editing, promozione ecc), riducendo al contempo l'affollamento delle scrivanie degli editori che ci rende tutti invisibili.
Aspetto con ansia il lancio di pomodori... e le opinioni, naturalmente!

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