22 agosto 2012

LA REVISIONE


Abbiamo sfiorato l'argomento parlando degli emisferi cerebrali qualche giorno fa, ed è il momento di dire qualcosa di più su questa parte fondamentale del lavoro dello scrittore.
Diciamo che abbiamo tra le mani la nostra opera completata in prima stesura. Siamo entusiasti, e a ragione! Soprattutto se si tratta di un lavoro di una certa lunghezza, come un romanzo, essere riusciti a por tarlo a termine è un'impresa per cui vale la pena a priori di brindare. Dopo il brindisi, però, dovremo affrontare il fatto che la prima stesura è più o meno una bozza dell'opera finale, il che rischia di farci risalire le bollicine dello spumante su per il naso... Sempre che vogliamo fare uscire il nostro "manoscritto" dal famigerato cassetto per proporlo al pubblico, infatti, ci aspetta la revisione. Lavoro di cesello, di lima ma soprattutto di accetta, che non ci riserva le stesse grandi emozioni della prima stesura, ma il sottile piacere di rifinire il nostro scritto fino a farlo risplendere. Un piacere così sottile che molti potrebbero... non coglierlo affatto, per fretta o scarsa disponibilità mentale, oppure per carenza di metodo.
La revisione è l'articolato processo attraverso il quale trasformiamo la prima stesura del nostro romanzo in qualcosa di proponibile all’editore che ci valuterà, e talvolta direttamente al lettore. In teoria un romanzo non dovrebbe arrivare sugli
scaffali delle librerie senza avere subito un accurato editing (l’insieme delle correzioni operate dalla casa editrice in accordo con l’autore) ma può anche capitare – soprattutto in caso di autopubblicazione o pubblicazione con editori minori – che un testo venga stampato più o meno come è stato concepito.
Il concetto di base è uno solo: non esistono prime stesure che non richiedano revisione, anzi, revisioni.
Quando mettiamo in parole la nostra storia, dopo averla progettata in base alle nostre propensioni, dobbiamo sentirci liberi da pastoie di qualunque genere. Se siamo tesi, dubbiosi, attenti a non sbagliare (magari proprio nella speranza di evitare la revisione finale), finiremo con l’imbrigliare la fantasia e perderemo la fluidità che è il pregio di una buona prosa.
Completata la prima stesura, però, è il momento di vestire i panni del lettore e giudicare con mente serena e impietosa ciò che abbiamo scritto. Non è facile: servono umiltà, pazienza e precisione.
Umiltà, perché è facile sopravvalutarsi e quasi impossibile vedere il romanzo con il necessario distacco.
Pazienza, perché ogni revisione richiede tempo e impegno, tanto più che i requisiti del buon revisore non sono già pronti dentro di noi, ma richiedono esperienza per essere sviluppati.
Precisione, perché una revisione sommaria non serve a niente.
Se ci mettiamo semplicemente a rileggere ciò che abbiamo scritto, senza metodo, la nostra mente si assesterà tranquilla sui binari che ha percorso nei lunghi mesi della prima stesura e tirerà diritto fino alla fine senza fare una piega. In questo modo faticheremo persino a trovare i refusi (errori di battitura)
o di grammatica, figurarsi i problemi stilistici e strutturali della storia!
Dal punto di vista pratico, affrontare la revisione come un unico blocco è poco funzionale. Visto il numero degli elementi da verificare (trama, personaggi, ambientazioni, dialoghi, stile...) saremmo costretti a interromperci ogni due parole, perdendo così la visione complessiva della frase, del paragrafo, del capitolo. Per questo motivo tutti consigliano di suddividerla in fasi successive, ognuna con una specifica funzione...

(da “PER SCRIVERE BISOGNA SPORCARSI LE MANI” - Grazia Gironella)



Nessun commento:

Posta un commento