18 agosto 2012

SCRIVERE: UN'ARTE PER POCHI, PER MOLTI, PER TUTTI?



Il dibattito su Amici di LeggendoScrivendo relativo all'utilità dei manuali di scrittura ha rispolverato un argomento sempreverde, a me molto caro: è giusto che tutti scrivano e si propongano sul mercato, oppure la scrittura è un dono di pochi che tale deve rimanere? Prima di lanciare a voi la palla, vi dico come la penso sulla questione.
Ho scritto un manuale di scrittura, per cui molti possono credere che io perori senza esitazione la causa della scrittura per tutti. Sennò a chi spererei di insegnare, ai geni della letteratura? In realtà la mia opinione è un po' diversa. Non siamo tutti uguali, e dire il contrario è negare la realtà. C'è chi mostra fin da bambino spiccate capacità narrative e chi fatica a impadronirsi delle più elementari regole grammaticali; c'è chi ha una sensibilità innata alle più fini sfumature linguistiche e chi fatica a comprendere un proprio errore anche quando gli viene spiegato. Insomma, non fingiamo di essere tutti dei geni in potenza, perché non è così, almeno secondo me. Però ci sono altri elementi di cui tenere conto.
1 - C'è chi ha la passione della scrittura e chi no.
Prima, consistente scrematura. Mica tutti vogliono scrivere. La passione è una motivazione forte al miglioramento, almeno nelle persone capaci di mettersi in discussione. Chi non si ferma al semplice "ho scritto una bella storia, pubblicatela" si dà da fare per migliorare (leggendo, studiando, cercando confronti), e chi può dire dove questo processo possa farlo arrivare? A mio parere nessuno, nemmeno l'interessato. Un'idea azzeccata, uno stile più maturo, e anche uno scrittore non particolarmente talentuoso ai suoi inizi può diventare interessante per gli editori. Non dimentichiamo che tra il manoscritto e la pubblicazione c'è di mezzo l'editing, che non fa certo miracoli ma può tirare fuori il meglio da qualunque storia, se fatto da professionisti. 
2 - Ci interessa un mondo in cui scrivano solo gli eccellenti?
Sì, voglio dire, che panorama letterario ci ritroveremmo se sparissero dalle librerie tutte le opere considerate commerciali, o comunque non di grande valore letterario? Siamo sicuri di volere solo sommi vati e non anche bravi contastorie? E perché no, anche mediocri contastorie che però trovano un loro pubblico di appassionati. Sto per sconfinare nella diatriba su letteratura di serie A e di serie B, ma mi fermo in tempo...
3 - Esiste un filtro naturale.
È tutt'altro che perfetto, ma esiste: l'editore. Anzi, al plurale: gli editori. Perché non è il parere di un singolo editore che ci dice se il nostro lavoro è valido oppure no, ma il sommarsi dei responsi. Che non ci dice comunque la Verità con la maiuscola sul nostro scritto, ma una verità minuscola di cui dovremo tenere conto. Se finiamo con il pagare per pubblicare e non riusciamo a vendere, la nostra carriera appena imboccata arriverà a uno stop naturale, per quanto doloroso. Qualche volta sarà ingiusto, ma la maggior parte delle volte sarà l'esito inevitabile delle carenze che non abbiamo saputo superare. E con questo, casca il mondo? No, perché...
4 - Chi dice che la pubblicazione sia l'unica soddisfazione per chi scrive?
Certo, a chi non piacerebbe trovare il proprio lavoro in bella vista sugli scaffali delle librerie? Pochi direbbero di no a questa possibilità. Ma le soddisfazioni sono anche altre.
Un amico sincero che dice "mi hai fatto emozionare" è una soddisfazione.
Un racconto ben piazzato a un concorso è una soddisfazione.
Rileggere i propri vecchi scritti e farsi due risate sulla loro ingenuità è una soddisfazione.
Scrivere in sé è una grande, enorme soddisfazione.
Le gratificazioni sono tante. Può darsi che alla pubblicazione non ci arriveremo affatto, per ingiustizia, sfortuna o scarso valore non importa; ma chi dice "se non pubblico smetto di scrivere" – è capitato anche a me – in fondo non dà abbastanza valore a ciò che sta facendo, perciò merita di smettere.
Per tutti questi motivi io dico: ti piace scrivere? Provaci. Ma provaci davvero, fino in fondo, e scoprirai dove puoi arrivare. Con buona pace dei geni della letteratura, forse troverai anche qualcuno che ha voglia di leggerti.
E voi, cosa ne pensate?


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