9 settembre 2012

AH, L’AMERICA… 2



Non ci crederete, ma sono di nuovo qui a parlarvi degli U.S.A. come “patria gentile” per gli aspiranti scrittori. Lo so, non è tutto oro quello che luccica e bisogna toccare con mano prima di giudicare, però però…
Gli americani sono tanti e fanno le cose in grande, ergo il loro mercato pullula di testi di scrittura creativa, principalmente di due tipi: testi sulle tecniche narrative (come il mio, per chi lo ha letto) e testi di filosofia della scrittura, che affrontano invece i problemi dello scrittore come essere umano prima che come macchina generatrice di storie. Mentre diversi testi del primo tipo sono stati tradotti, quelli del secondo tipo sono rimasti praticamente assenti dal mercato italiano. Perché?
Per pormi e porvi questa domanda prendo spunto dal “Manifesto dello scrittore” di Jeff Goins (un incontro per cui ringrazio Aislinn Aislinn), che ho appena tradotto per postarvelo qui.
Premetto che non a tutti piacerà. Conosco l’effetto che spesso hanno su noi, vecchi europei disillusi, le affermazioni stile “yes, we can” dei colleghi statunitensi; io stessa talvolta (non spesso) ne sorrido, oppure ho un moto di fastidio. Eppure trovo alla base di questo documento una considerazione fondamentale e da noi spesso trascurata: le doti di uno scrittore sono prima di tutto doti di carattere, e solo dopo doti tecniche - o di talento innato, se alla tecnica non credete. Parlo di tenacia, resistenza alle delusioni, autostima, capacità di trovare sostegno e molte altre caratteristiche che spesso fanno la differenza tra continuare a scrivere o smettere.
A voi il giudizio.



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