18 novembre 2012

IL FINALE: NON ALLA FINE!


Quando si parla a chi scrive di programmare, fissare, definire, di solito ottengono in risposta smorfie seccate. L'arte è libera, no? Tu tenta di fermarla in qualunque modo e svanirà, o peggio si trasformerà nella più trita banalità.
Questa idea in realtà è diffusa soprattutto tra i dilettanti. Chi scrive da anni con una certa costanza, e magari ha già al suo attivo un paio di romanzi, sa bene quanto sia importante crearsi un metodo che permetta alla storia di uscire al suo meglio senza creargli troppa frustrazione. E se è vero che non esiste un unico metodo valido per tutti, anche alle varianti personali c'è un limite logico. Prendete per esempio il caso del finale ignoto. Non si può scrivere una buona prima stesura senza sapere come andrà a finire la storia. Io ne sono assolutamente convinta, e vi dico perché.
1) Alla storia mancherà direzione.
Forse a noi piace procedere passo dopo passo, creando sul momento scene e svolte di trama. Questo rispecchia la vita reale, dove il caso e la logica causa-effetto si mescolano nel produrre i loro effetti. Il problema è che il lettore non cerca questo tipo di esperienza in un romanzo. Del funzionamento della vita quotidiana è già un esperto. Quello che cerca è una storia coerente, che abbia un significato; proprio quel significato di cui spesso nella vita reale sentiamo la mancanza, se non abbiamo una filosofia di vita che ci accompagni.
Se iniziamo a scrivere senza conoscere il finale, ci troveremo a descrivere eventi che potranno anche essere anche interessanti e drammatici in sé, ma mancheranno di un punto d'arrivo. Sarà più probabile inserire scene non funzionali alla storia, che ci faranno soffrire durante la revisione. Inoltre a ogni snodo della storia, quando ci troveremo a domandarci "cosa succede dopo?", ci mancherà un criterio importante per scegliere l'opzione migliore.
2) Il protagonista sarà meno incisivo.
La storia esiste solo perché i personaggi la fanno esistere. Al centro di tutto avremo il nostro protagonista con le sue peripezie, i suoi dubbi, le sue azioni e reazioni, che quasi sempre lo faranno cambiare nel corso della storia. Partiamo insomma dal vedere con la lente d'ingrandimento le tare che gli rovinano la vita al vederle risolte – o comunque modificate – dalle risorse che riesce a mettere in campo. Il finale è il coronamento della sua evoluzione. Come riusciremo a farlo crescere in maniera credibile se non sappiamo cosa farà nel momento clou della storia?
3) Il tema emergerà meno chiaramente.
Il tema è il senso della storia, il messaggio che dovrebbe restare al lettore. Deve emergere senza forzature, o suonerà come una morale posticcia. Se però nella prima stesura non abbiamo in mente il finale, quel senso verrà a mancare, o nel migliore dei casi sarà meno focalizzato.
4) L'eventuale finale a sorpresa non sarà preparato a dovere.
La vera sorpresa contiene in sé un elemento di inevitabilità che si è mantenuto nascosto fino a quel momento. Se nella prima stesura non conosciamo il finale, non potremo seminare gli indizi che devono precederlo.
5) Ci sarà molto di più da lavorare, dopo.
Scrivere è riscrivere. Mai detto è stato più vero. La prima stesura è solo un canovaccio su cui lavorare, ci dicono gli scrittori famosi. "Crap" dicono alcuni, "shit" dicono altri. Comunque una schifezza. Dovremo correggere, eliminare, inserire, sostituire... e riscrivere. Se nella prima stesura rinunciamo a quel potente faro che è il finale, abbiamo ottime probabilità di trovarci a riscrivere la storia quasi per intero (orrore!), oppure rifiutarci di farlo e rappezzare il rappezzabile, con i risultati che possiamo immaginare. Perciò, niente paura: decidere prima il finale può solo fare bene alla storia. E nessuno ci impedirà di aggiustare la mira in corso d'opera, se un nuovo finale ci farà cambiare idea.

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