26 dicembre 2012

10 COSE CHE GLI SCRITTORI PROFESSIONISTI SANNO MA ALCUNI SCRITTORI IMPIEGANO ANNI A SCOPRIRE, E DA ALLORA SMETTONO DI SBAGLIARE

 
Questo post tratto dal blog Storyfix porta un titolo impegnativo. Vediamo se porta anche qualcosa di utile.

1 – Mai iniziare a scrivere una storia – o almeno la stesura finale di una storia – senza sapere come va a finire. Anche se odiate ogni pianificazione, non avete nessuna possibilità di azzeccare un’ultima stesura senza inquadrarla nell’ottica del suo finale. Nella prima parte del manoscritto brancolerete nelle nebbie, mentre nell’ultima parte, quando avrete finalmente individuato il finale della storia, potrete sviluppare adeguatamente la narrazione. Per fare un buon lavoro, la prima parte dovrà essere in gran parte riscritta in seguito. Perciò fate come preferite – scrivete dieci stesure, usate post-it, fate schemi – ma siate consapevoli di non avere trovato la vostra storia fino a quando non avete un finale.

2 – Non prendetevi in giro sulla necessità di una struttura nella vostra storia. Non si può essere avari nella preparazione, ed è meglio avere un’idea di cosa siano un incidente scatenante, un punto di trama e la differenza tra i due, il loro scopo e la loro posizione ottimale nella storia. Potete tirare a caso, certo, ma state giocando ai dadi con la vita del vostro manoscritto. Questi principi non sono “regole”, ma semplice fisica. Se ti dai una martellata in testa, ti fai male. Semplice fisica. Posiziona la prima svolta della tua trama troppo avanti nella storia, e la storia si affloscerà. Fisica. Non cercare di acquisire le conoscenze che servono alla vostra arte è una mancanza di rispetto nei confronti della vostra vocazione.

3 – Non prendete vie traverse. La narrativa – di qualunque genere – richiede una linea e una focalizzazione che spingano avanti la storia. Non c’è il pulsante “pausa” in un romanzo. Persino i flashback esistono per spingere avanti la storia.

4 – Non scrivete una “piccola” storia senza che contenga qualcosa di “grande”.
Per intenderci, se scrivete dell’infanzia di vostra nonna nell’Iowa rurale, meglio che lei risulti essere un membro del Senato nato da genitori dello stesso sesso di una razza minoritaria nel profondo Sud.

Bisogna sempre decidere per chi si scrive. Se la risposta è “scrivo questa storia solo per me stesso”, scriverete con forti limiti rispetto a un’eventuale pubblicazione. Esistono isolate eccezioni, ma di solito questo approccio non funziona. Se volete scrivere in modo professionale, siate disposti a mettere in discussione il vostro modo istintivo di intendere la storia.

5 – Se non sapete descrivere la vostra storia in una singola frase interessante, probabilmente non saprete scriverla in ventimila frasi interessanti. Perché? Perché per scrivere una buona storia dovete avere una perfetta padronanza del fulcro della storia. Quella singola cosa – il nucleo della storia, la domanda drammatica, ciò di cui parla la storia – è la forza propulsiva dell’intero processo, che crea un contesto per ogni cosa in ogni pagina.


(FINE PRIMA PARTE – LA SECONDA PARTE IL 28 DICEMBRE)

     

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