18 febbraio 2013

UN VOLTO AI LETTORI (seconda parte)



Oggi proseguo la panoramica sulle caratteristiche che rendono un autore difficilmente pubblicabile, a prescindere dal suo livello qualitativo (il primo post sull'argomento è del 6 febbraio).
Tra i lettori di cui tenere conto, il primo è sicuramente l’editore.
- La raccolta di racconti.
Scrivere racconti è appassionante. Lo so bene io, che non leggo racconti ma mi sono trovata mio malgrado a scriverne parecchi, e con grande soddisfazione. Il fatto è che in Italia i racconti non si vendono, né in libreria né su giornali e riviste (con l’eccezione di alcune riviste online). Proporre speranzosi una raccolta dei propri racconti a qualche editore non a pagamento è tempo sprecato. Se fossimo già famosi per avere scritto altro – o meglio ancora per qualche reato, oppure per la partecipazione a un talent show – magari ci pubblicherebbero anche i racconti, ma come banalissimi neo-scrittori possiamo scordarcelo.
Gli unici canali a disposizione che io conosca per far pubblicare i propri racconti sono i concorsi letterari e alcuni forum di scrittura. I primi di solito (non sempre) prevedono la pubblicazione in antologia di una decina di finalisti; quanto ai forum alludo ai pochi che indicono essi stessi concorsi e ne traggono antologie, come il Nerocafè oppure il Writers' Dream. Esistono anche editori che indicono concorsi direttamente e pubblicano un’antologia finale, come la Butterfly Edizioni. Cito questi solo per esperienza personale, ma ne esistono sicuramente altri.
Si sfonda con queste antologie? No, ma ci si fanno le ossa e ci si diverte, e non mi sembra poco. E comunque, detto fra noi, il "grande salto", quello che ci trasforma magicamente da autori mai pubblicati in autori affermati, esiste solo nel nostro immaginario. Una carriera da scrittori, o meglio, un'ipotesi di carriera, è fatta di piccoli passi portati avanti con impegno senza la certezza del risultato finale. Naturalmente in assenza di conoscenze nei posti giusti, che unite a capacità medio-alte possono fare la differenza…
- Il romanzo troppo breve o troppo lungo.
Come viene classificato un romanzo in base alla sua lunghezza? Romanzo breve: dalle 50 alle 150 cartelle (90.000 - 270.000 battute). Romanzo: oltre le 150 cartelle (dalle 270.000 battute in su). Sì, perché le lunghezze di solito vengono misurate in cartelle, dove una cartella standard conta 1800 battute.
Il calcolo, che include sempre gli spazi, lo facciamo con il nostro programma di scrittura in un paio di clic, ma provate a verificare la lunghezza di qualche romanzo sui vostri scaffali. In assenza di programmi che vi aiutino, vi toccherà contare le battute di una riga e moltiplicarle per il numero di righe e poi per il numero di facciate. Avrete così un calcolo approssimativo della sua lunghezza in battute.
Siete riusciti a trovarne qualcuno sotto le 270.000? Ho controllato nei miei scaffali, e solo uno dei romanzi più brevi, “Siddharta”, si aggira su quella cifra; gli altri sono tutti più lunghi. Anzi, facendo una piccola ricerca ho notato che gran parte dei romanzi delle case editrici più conosciute vanno dalle 600.000 alle 800.000 battute, mentre quelli degli editori minori sono spesso più brevi.
La cosa mi ha dato da pensare. Gli autori agli esordi tendono a scrivere opere brevi e pubblicare con editori minori? Probabile. I lettori gradiscono di più un romanzo mediamente corposo che non un libercolo da un centinaio di pagine? Per me è proprio così, sia perché mi secca staccarmi presto da una storia che mi piace, sia perché trovo il prezzo dei libri “magri” sproporzionato rispetto alle ore di lettura che promettono.
La mia impressione è che un’opera molto breve possa risultare meno interessante di una più lunga, a parità di qualità, e che un’opera molto lunga risulti scomoda per l’editore, soprattutto se scritta da un esordiente. Sugli scrittori che non conoscono, molti lettori evitano di investire cifre elevate, e un tomo di milleduecento pagine obbligherebbe l’editore a un prezzo di copertina troppo alto rispetto alla notorietà dell’autore. 
Con questo non voglio certo consigliare le 600.000 battute come obiettivo generale; sarebbe assurdo stravolgere una storia solo per farla corrispondere a una lunghezza prefissata. Però il problema me lo pongo ugualmente. Se il mio romanzo è breve, nella revisione cerco di analizzarlo con un occhio particolare alla lunghezza: ho davvero sviluppato tutte le potenzialità della trama e dei personaggi? L’inserimento di una nuova sottotrama potrebbe migliorare il romanzo, sviscerare meglio il tema? Le ambientazioni sono abbastanza curate? Domande che dovrei pormi comunque, enfatizzate per avvicinarmi a una lunghezza che mi sembri accettabile anche per i miei gusti di lettrice.


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