29 maggio 2013

DIECI MODI PER AFFONDARE LA PRESENTAZIONE


Fare della scrittura un’abitudine quotidiana. Scrivere bene. Essere tenaci. Sfruttare le critiche per migliorare. Impegnarsi in una buona revisione. Sì, ci siamo. Ma alla fine può anche succedere che qualcuno ci pubblichi, giusto? Ed è a quel punto che inizierà la promozione.
Per un autore esordiente, niente promozione equivale a niente vendite. Alla faccia delle nostre illusioni sulla pubblicazione come inizio della notorietà, è incredibilmente facile restare degli sconosciuti per i lettori. Perciò, se abbiamo capito bene come funziona, inizieremo a darci da fare in tutti i modi che conosciamo… e sarà allora che si materializzerà lo spettro della presentazione.
Cos’è una presentazione lo sapete tutti: l’autore parla del proprio libro in una biblioteca, una libreria o qualunque altro spazio adatto allo scopo. A organizzare il tutto è l’editore in una minoranza dei casi; spesso è proprio l’autore a mettere in piedi l’evento ex novo e a sobbarcarsene oneri e onori.
La presentazione per l’autore esordiente è un momento emozionante ma carico di tensione, soprattutto le prime volte. Dubbioso su come organizzare l’incontro, su come parlare in pubblico, su cosa dire e cosa fare, l’autore rischia di farsi un bagno di sudore lungo due ore… e far fare a chi assiste un bagno di sbadigli. Perché diciamocelo, la presentazione può diventare un vero incubo. Eccovi allora un breve decalogo delle cose da evitare, scherzoso ma non troppo.
1 – L’oratore solitario.
Seduto dietro la sua scrivania, tiene un monologo ininterrotto per tutta la durata della presentazione. Le persone ascoltano educatamente, cambiano posizione sulle sedie, si guardano intorno, iniziano a controllare l’orologio. Finalmente l’autore domanda con malcelato sollievo “qualcuno ha delle domande?”, e il pubblico riprende vita. È finita, ce l’abbiamo fatta.
Morale: tenere l’attenzione di un pubblico, piccolo o grande che sia, non è così semplice se non ci siamo abituati. Abbiamo bisogno di supporti: immagini da mostrare, domande preparate da parte di qualcuno del pubblico, e meglio di tutto una buona spalla. Non sempre possiamo trovare qualcuno che condivida con noi lo spazio sotto i riflettori, ma proviamoci. Può essere un rappresentante dell’editore, un chitarrista o una persona conosciuta al pubblico. La doppia presenza già aiuta a evitare l’effetto cimitero.
2 – La riunione di famiglia.
Fratello, cognata, moglie con i bambini, coppia di amici, la bibliotecaria e due infiltrati che se ne vanno dopo cinque minuti. Tutto qui?
Morale: meglio organizzare la presentazione solo se si può ipotizzare un certo numero di partecipanti, e impegnarsi a pubblicizzare bene l’incontro. E sì, anche invitare tutti quelli che possono fare presenza tra amici e parenti. I numeri non saranno quasi mai a favore di un autore esordiente, ma le presenze che si contano sulle dita fanno più tristezza che famiglia.
3 – La partecipazione del pubblico.
L’autore si è preparato delle domande per coinvolgere i presenti e le snocciola con espressione incoraggiante. Gli spettatori lo fissano con sguardo perfettamente vacuo, senza accennare a rispondere.
Morale: la gente che assiste spesso non ha voglia di essere chiamata in causa. Può succedere che l’atmosfera sia particolarmente calda, magari per la presenza tra il pubblico di qualche elemento estroverso, e allora si può fare di tutto. In caso contrario, meglio non insistere con le sollecitazioni.
4 – Il lungo sermone.
L’autore parla, parla, parla. Non finisce mai. Ed è passata… solo mezz’ora?
Morale: le persone si stufano in fretta, la concentrazione svanisce in assenza di appigli. Meglio tarare l’incontro su una durata breve (non oltre l’ora), cercando di toccare gli aspetti più interessanti del nostro libro. Evitare più di tutto l’effetto “batteria scarica”! Meglio chiudere quando ancora c’è una certa energia nell’aria piuttosto che rispettare per forza i tempi previsti mentre le persone si dimenano sulle sedie e guardano l’orologio.
5 – Le battute.
È vero, l’umorismo è una grande risorsa. Se l’autore è bravo a usarla e se il pubblico è quello giusto. In caso di dubbio, meglio rinunciare a barzellette e aneddoti che richiedano una risata finale in favore di qualcosa che faccia solo sorridere.
6 – La rivolta della tecnologia.
C’è il computer sulla scrivania, ma la spina è staccata e ci vuole qualche minuto a ricollegare il tutto. C’è la lavagna luminosa, ma è orientata male e una parte dell’immagine finisce sul muro che non è nemmeno bianco. E il sonoro? Così non si sente, così tremano le pareti…
Morale: quello che serve alla presentazione deve funzionare. Si controlla prima. Perché sottolineare l’aspetto dilettantesco del tutto?
7 – Il buffet letterario.
All’entrata della saletta c’è un tavolo pieno di bevande, tramezzini e pasticcini. Tutti gli si assiepano intorno e si servono con gusto. Mica male questa presentazione…
Morale: lo scopo non è tanto attirare persone che facciano numero quanto persone che siano interessate a entrare in comunicazione con noi. Se vogliamo offrire qualcosa, due bottiglie di prosecco e due patatine possono bastare.
8 – La raccolta delle elemosine.
Lo troviamo qualcuno che a fine presentazione sieda dietro al banchetto a vendere le copie del nostro libro? Almeno potremo intrattenerci con le persone invece che armeggiare con le monete del resto…
9 – L’improvvisata.
Si vede che l’autore parla a braccio. Un braccio piuttosto malfermo, però. Esita, riflette, imbocca un argomento e poi vira su di un altro… Dove andrà a parare?
Morale: Okay, avere una paura del diavolo è normale. Però ci si può preparare gli argomenti, provando il discorso per intero a noi stessi nella nostra stanza e cronometrando quanto tempo occupa, prendendo appunti che ci servano per ritrovare la via se la perdiamo. L’istinto non ci toglierà d’impaccio, la preparazione sì.
10 – I dettagli deprimenti.
L’autore mostra foto relative all’ambientazione del romanzo: una piazza, delle montagne, un fiume. C’è un sottofondo musicale sul classico. E allora?
Morale: se ci aiutiamo con qualcosa per spezzare la monotonia – ed è un’ottima idea – che sia qualcosa di degno di nota. Foto, ma foto particolari. Musica, ma musica d’impatto. Niente deve sembrare casuale o raffazzonato.
Non pensiamo a come si presenta “un” libro quanto a come presentare il “nostro” libro. Quali aspetti vogliamo sottolineare, cosa è stato più emozionante per noi mentre lo scrivevamo? Possiamo ricollegarci a questo per ampliare il discorso e renderlo più interessante con rimandi all’attualità?
Soprattutto usiamo la fantasia. La presentazione è una bella occasione per stare con la gente. Se la organizziamo bene ce la godremo anche noi.

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