10 maggio 2013

UNA MOTIVAZIONE AL "CATTIVO" (K. M. Weiland)


Ogni storia interessante ha due personaggi principali: il protagonista e l'antagonista. Questo vale anche quando l'antagonista rimane quasi assente dalla scena, anche quando l'antagonista non è una persona. In ogni caso, se vogliamo creare un conflitto potente e sensato che regga per tutta la nostra storia, dobbiamo avere una forza contrastante potente e credibile quanto quella del protagonista.

Questa forza e questa credibilità si basano innanzitutto sulle motivazioni dell'antagonista. Perché fa ciò che fa? Perché mettere a soqquadro il mondo o essere un serial killer è così importante per lui? E ancora, in che modo quella motivazione ci consente di rapportarci con lui?

I migliori antagonisti - e spesso i più spregevoli - sono quelli con cui il lettore riesce in qualche modo a relazionarsi. Anche se non si comporterebbe mai come il personaggio, il lettore dovrebbe almeno riuscire a comprendere le sue motivazioni. Quanto più vede una scintilla di se stesso nell'antagonista, tanto più sarà affascinato e spaventato dal suo potenziale distruttivo.

Perché il lettore provi questi sentimenti dobbiamo partire dai nostri sentimenti di autori. Se odiamo l'antagonista, se lo consideriamo un cattivo esempio da sbandierare, se ci annoia, non riusciremo a farlo emergere dalla pagina nel modo giusto.

Lo scrittore non può permettersi di vedere i personaggi come bianchi o neri. Il momento in cui inizia a giudicare il personaggio è il momento in cui perde di vista (o rinuncia a creare) la sua umanità. Non sta all'autore, ma al lettore giudicare i personaggi della storia. Per creare il miglior antagonista possibile dobbiamo non solo conoscere le sue motivazioni, ma anche comprenderle, e talvolta persino simpatizzare con esse.




K. M. Weiland è una scrittrice statunitense di romanzi e racconti. Il suo blog Wordplay:Helping Writers Become Authors è molto gettonato.


 

5 commenti:

  1. Sarà per questo che è così difficile scrivere un racconto o un romanzo satirico, in cui si vogliono mettere alla berlina atteggiamenti che odiamo profondamente. Io ci provo da anni senza risultato: il ribrezzo per determinati personaggi e le loro azioni mi coglie al punto che non riesco più a scrivere.
    Tuttavia penso questo: trattare personaggi molto negativi può farci crescere come essere umani e, appunto, farci smettere di vedere il mondo o tutto bianco o tutto nero, ci costringe a capire da dove originano anche le motivazioni più sbagliate.
    Ma se l'antagonista "cattivo" può anche non essere una persona bensì una qualche forza (una collettività di persone, una parte politico-storica, un ceto sociale, una forza soprannaturale, un'idea, un sentimento, una malattia...), può accadere anche (nel caso ad esempio di una satira di costume) che io abbia un protagonista cattivo e un antagonista buono, che sarebbero invece i valori, diciamo così, "giusti" ovvero quelli in cui credo e che vorrei emergessero?

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    1. Il protagonista cattivo è difficile da trattare! Se poi l'antagonista è buono, il lettore è quasi automaticamente indotto a empatizzare con lui. Tutto è possibile, ma io da una situazione del genere mi terrei ben lontana, perché non credo che saprei gestirla.

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  2. Grazie della risposta. Ma se il lettore empatizza con l'antagonista, che succede? Che inconveniente si verifica secondo te? Forse (azzardo l'ipotesi) la storia perde di interesse?
    Grazie di nuovo.

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    1. Credo che quello che citi sia un caso un po' artificiale. Definiamo protagonista il personaggio centrale della storia di cui si narrano le vicende, e antagonista colui che si oppone al raggiungimento dei suoi obiettivi. Se ti trovi nella situazione in cui i lettori parteggiano per l'antagonista e detestano il protagonista, non apprezzeranno il fatto che dedichi al protagonista più spazio di quello che dedichi all'antagonista; ma verrebbe meno la motivazione alla lettura se si recidesse il legame forte tra lettore e protagonista, di simpatia, empatia, interesse umano,ammirazione o fascinazione. Per quale motivo leggere una storia che ha al centro un personaggio del tutto detestabile? Che gusto c'è?
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  3. Ah ecco, grazie. E' questo che volevo sapere!
    Io anni fa ho letto "Il demone meschino" di Sologub e in effetti il protagonista della storia è un personaggio detestabile. Però è un romanzo molto molto particolare (oltre che geniale) che tra l'altro ha anche dei risvolti noir. Inoltre, essendo un romanzo, ci sono anche storie parallele piuttosto importanti nella struttura generale e in cui i personaggi sono buoni: può darsi che il lettore si "riposi" un po' con questi.

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