25 novembre 2013

7 PERSONAGGI KILLER



"Il personaggio è trama." Così diceva un secolo fa il romanziere Henry James, riconosciuto maestro in entrambi gli aspetti della narrazione. Questa lapidaria affermazione ci ricorda quanto stretto sia il legame tra personaggi e vicende della storia. Ma se abbiamo già una bella trama avvincente, è proprio necessario che i personaggi siano chissà quanto complessi e originali? A giudicare da parecchi romanzi di successo, forse anche un livello minimo di caratterizzazione potrebbe bastare... e invece no, di personaggi validi ne abbiamo proprio bisogno, non solo per giocarci tutte le nostre carte in un mondo difficile come quello editoriale, ma anche perché nella loro versione peggiore i personaggi sono capacissimi di fare colare a picco la nostra storia, soprattutto quando rivestono un ruolo importante. Ecco qualche esempio di personaggio-killer.

1 - Il protagonista perfetto.

D'accordo che ci piacciono gli eroi, ma davvero abbiamo voglia di sapere cosa succede a un personaggio di plastica, capace di reagire nel modo più equilibrato in qualunque circostanza e privo del minimo difetto? Nella realtà questo tipo di persona ci susciterebbe istinti omicidi... se esistesse.

2 - Il personaggio-fotocopia.

Non somiglia al protagonista di quel tale romanzo? Macché, piuttosto è identico all'eroe di quel tale film... Se c'è una cosa che non auguriamo ai nostri lettori è di litigare per decidere da chi abbiamo copiato. Siamo scrittori; i personaggi li creiamo, non li ricicliamo. Ovvero: se li ricicliamo abbiamo la buona creanza di modificarli perché nessuno lo noti.

3 - Il protagonista inetto.

Se abbiamo letto la saga di Twilight conosciamo Bella, eroina impegnata per gran parte del tempo a inciampare nei propri piedi e sentirsi inadatta al consesso umano. Bene, persino lei nel corso della storia finisce con il darsi una mossa. Goffaggine, timidezza e incapacità di reagire non sono in sé materiale interessante per una storia; possono diventarlo se sono il punto di partenza verso un'evoluzione credibile, che sventerà il pericolo di trovarci tra le mani un romanzo insulso.

4 - Il personaggio-cliché.

La bibliotecaria grigia, il detective dalla vita sregolata, la bionda mangiatrice di uomini. C'è poco da dire, la prima idea che ci viene in mente è quasi sempre stravista e strasentita. Per questo mentre scriviamo ogni opzione che si presenta veloce e istintiva dovrebbe suscitarci una certa diffidenza. Magari la stessa scena si può svolgere altrove. Magari l'interiorità del personaggio contraddice il suo aspetto. Magari possiamo lavorare un po' di fantasia prima di dare per buona la prima cosa che ci viene in mente.

5 - Il personaggio incoerente.

A seconda della scena può essere passionale, calcolatore, ipocrita, eroico e chissà quante altre cose. Nei dialoghi può parlare come un professore universitario, ma anche scivolare nel gergale poche pagine dopo. Intendiamoci, queste caratteristiche possono coesistere nello stesso personaggio, ma solo se fin dall'inizio le abbiamo pensate come facce di una personalità complessivamente coerente. In caso contrario, nel corso della storia il personaggio cambierà insieme all'idea che abbiamo di lui. Non è detto che il mix finale sia entusiasmante.

6 - Il personaggio-megafono.

Esprime idee curiosamente simili a quelle dell'autore. Ma gli somiglia? Pochissimo. Non sarà meglio che l'autore ritorni dietro le quinte?

7 - Il personaggio rimuginatore.

In ogni situazione appesta pagine e pagine con i suoi ricordi e le sue riflessioni. Il flusso della storia rallenta, l'atmosfera creata con tanta cura svanisce in poche righe mentre il lettore salta qualche paragrafo e infine ronfa sonoramente. Il ritmo è sacro! Esistono sempre modi meno dannosi per trasmettere le informazioni.

Morale: se ci viene la tentazione di scarseggiare nello sviluppo dei personaggi, pensiamoci due volte. Magari anche tre.


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Le parole vanno prese seriamente. Le parole mettono in movimento le cose; io l'ho visto. Le parole creano atmosfere, campi elettrici, energie; io l'ho sentito. Le parole congiurano. Per questo sto attento a ciò che pronuncio, scrivo, canto. Scelgo bene a cosa dare voce.

(Toni Cade Bambara)


Biblioteca all'aperto a Leiden, Paesi Bassi.







 

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