9 aprile 2014

SCRIVERE... SUL PONTE


Nel mondo della scrittura si sente spesso parlare dell’incipit, di quanto deve essere intenso e capace di affascinare il lettore, e del finale, compimento perfetto ed emozionante per la nostra storia.

Okay, e tra i due? Voglio dire, tra il benedetto incipit e il gran finale, qualcosa dobbiamo pure scriverlo, e non è affatto semplice. Perché ciò che accade tra il primo e l’ultimo boom non è un semplice ponte tra i due.

I testi di scrittura definiscono questo problema “sagging middle” , cioè una parte centrale della storia che cede, si arena, perde mordente. A pensarci bene, non c’è da stupirsi. È relativamente facile focalizzare l’attenzione su momenti fondamentali ma circoscritti della storia, mentre sviluppare in modo convincente una fetta di trama destinata a reggere per qualche centinaio di pagine è una bella impresa. 



Cosa ne dite di scrivere qui, almeno per qualche ora?

Qualcuno ritiene che quello della lunghezza non sia un vero problema. In fondo la storia ha una sua logica; perché snaturarla in nome di una questione così prosaica? Io non sono d’accordo, per motivi soggettivi e oggettivi. Come lettrice non amo i libri brevi, perché mi piace immergermi a fondo nell’esperienza della storia e gustarmela il più possibile (se ho la fortuna di incontrare un buon libro, naturalmente); ma al di là dei miei gusti personali, se date un’occhiata al numero di pagine dei romanzi che possedete, scoprirete che la maggior parte ne ha più di trecento, fossero anche trecento pagine scritte in Times New Roman 14 con margine di quattro centimetri! Per questo sono convinta che la lunghezza sia uno dei tanti elementi di cui gli editori tengono conto nella scelta tra scartare un testo e pubblicarlo.

Che fare allora per ridare vita al “sagging middle”? Ecco qualche idea.

1 – Sviluppare bene la trama prima di iniziare a scrivere.

Le storie non vengono partorite intere dalla nostra fantasia. L’idea iniziale di solito si presenta nitida in certi punti, nebulosa in altri. È importante dedicare un certo tempo a domandarsi cosa può succedere nella storia per far progredire il conflitto centrale e alzare le poste in gioco fino a produrre il climax giusto, quello che nasce come inevitabile (eppure sorprendente) dagli eventi della trama.

Risparmiare sulla preparazione comporta qualche rischio: allontanarci dal filo centrale della storia, perdendoci in scene belle ma inutili; scrivere una storia breve e poco articolata; trovarci a dover forzare la trama verso il finale che abbiamo scelto, ma non adeguatamente preparato.

Se credete più di me nell’istinto, forse il vostro istinto è migliore del mio! Per quanto mi riguarda, arricchire di eventi interessanti la trama è una delle sfide più impegnative.

2 – Fare attenzione ai “troppo”.

Nella parte centrale della storia si ha un problema di ritmo, oltre che di sostanza. È impossibile tenere alta per tutto il tempo la tensione tipica delle scene cruciali, e nemmeno sarebbe auspicabile. Il lettore ha bisogno di fare qualche pausa… ma non di addormentarsi. Per questo è importante fare attenzione ai “troppo”: troppe riflessioni da parte dei personaggi, troppi flashback, troppe righe di dialogo dedicate a banalità, troppe schermaglie verbali che non sfociano in azioni o reazioni. Anche i litigi più accesi tra i personaggi sono soltanto parole, se non hanno un seguito.

Evitare gli eccessi non significa non dare loro spazio nella prima stesura o eliminarli tutti in fase di revisione, ma soprattutto capire quando stiamo cercando di colmare la mancanza di eventi importanti, punti di svolta, sorprese. Può essere utile pensare alla storia come se fosse un film e porsi qualche domanda: il regista girerebbe questa scena? Perché? La cinepresa si sta soffermando troppo sull’ambientazione? Il silenzio dei personaggi si protrae fino a diventare fastidioso, oppure il loro chiacchiericcio vacuo fa venire voglia di saltare avanti? E così via.

3 – Sfruttare gli stratagemmi dello scrittore.

Sembra qualcosa di forzato, aggiungere un ingrediente magico nel calderone dove cuoce la nostra storia solo per mantenerla in ebollizione. Eppure da lettori apprezziamo queste tecniche, quando a metterle in atto è un bravo autore. Eccone qualcuna.

- Attribuire al personaggio un segreto, una mira nascosta o una colpa che lo mantengano in conflitto con se stesso e lo facciano agire in modi inspiegabili.

- Rinforzare gli elementi che rimandano al conflitto tra Bene e Male.

- Rendere i dialoghi più asciutti, evitando l’intrusione di pensieri e attribuzioni non necessarie (i vari “lui disse”, “lei rispose”).

- Concretizzare le emozioni dei personaggi, dando loro uno sbocco nei gesti e nei comportamenti, piuttosto che limitarle al mondo dei pensieri.

- Inventare nuovi ostacoli e nuovi pericoli per i personaggi, restando sempre nell’ambito della plausibilità.

- Scrivere la parte centrale tenendo sempre in mente il finale e i possibili passi falsi del protagonista nel raggiungere il suo obiettivo.

- Mettere il personaggio di fronte a un dilemma.

- Creare situazioni in cui risaltino i punti di forza del protagonista.

- Creare situazioni in cui vengano messi alla prova difetti e vulnerabilità del personaggio.

- Inserire un timer: se non succede una determinata cosa entro un certo termine, le conseguenze saranno gravissime.

- Drammatizzare (esporre tramite scene) tutti i momenti importanti della storia, invece di riassumerli o raccontarli.

- Precludere al protagonista ogni via di fuga, in modo che rischi il massimo e si salvi solo all’ultimo momento.

- Concludere le scene e i capitoli con quelli che vengono definiti cliffhangers, cioè interrompendo prima di presentare l’esito della scena, oppure in corrispondenza di una domanda ancora priva di risposta.

Come vedete non c’è niente di particolarmente originale in questa lista. Gli “stratagemmi” sono gli stessi che ci vengono spontanei quando scriviamo; ma possiamo utilizzarli in modo più mirato per fare ripartire la storia quando il motore perde colpi. Non tutte queste tecniche si adattano ai romanzi letterari quanto a quelli cosiddetti commerciali; credo però che valga ugualmente la pena di tenerle presenti. In fondo il termine “commerciale” contiene in sé il concetto di alte vendite, quindi di vasto gradimento, al di là delle propensioni personali.

In definitiva, l’unico vero stratagemma capace di salvarci dal “sagging middle” è l’intensità. Scavare a fondo nelle emozioni dei personaggi, scegliere per la nostra trama solo gli eventi più significativi e le ambientazioni più adatte; non lasciare niente, nemmeno un singolo vocabolo, al caso. Essere esigenti, insomma, e fare del nostro meglio. Senza considerare la parte centrale della storia come un semplice transito dal punto A al punto B.



14 commenti:

  1. Non essere così prolisso, Enzo! ;)

    RispondiElimina
  2. Breve, ma intensamente significativo. :PPP

    RispondiElimina
  3. Sono tutti consigli molto utili e mi trovo d'accordo soprattutto con la tua premessa.
    Aggiungo che c'è una cosa secondo me sottovalutata, quando si crea questa parte di mezzo di una storia, ed è il tempo che occorre per scriverla. Quello che intendo dire è che per poter essere sviluppata al meglio, secondo me, una trama non si può creare in modo frettoloso come a volte pretendiamo di fare. Per lo meno, io ho capito questo strada facendo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' proprio così, o almeno lo è per me. Di solito le mie idee nascono con un titolo, un incipit e un finale, punto. Se mi limito a riempire lo spazio in mezzo, come mi è capitato di fare in passato, mi trovo ad avere solo "allungato il brodo", come si suol dire. Sinceramente, più passa il tempo e più scrivo, più credo che il nocciolo della questione sia armonizzare lo slancio creativo dell'idea con la preparazione preliminare della storia.

      Elimina
  4. Spesso paragono il romanzo ad una cattedrale, per via della sua ampiezza e maestosità… notare che io amo i romanzi corposi, sia come lettrice che come autrice. È chiaro che in questo edificio, o sinfonia o come preferiamo chiamarlo, ci possono essere dei momenti di stanca, di calo narrativo, di scene inutili o ridondanti, mentre non lo si perdona nel racconto breve o brevissimo dove ogni parole deve avere un peso ben preciso. A volte è quasi più difficile scrivere un racconto per certi versi. I romanzi sono diversissimi tra loro per genere e stile, ma certo è che l’ossatura principale deve reggere dall’inizio fino alla fine.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh sì, deve reggere fino all'ultimo. C'è poi la frontiera della struttura del romanzo, che trovo interessantissima (e che non ho ancora affrontato seriamente). Nella prima stesura del mio primo romanzo seguivo un filo cronologico lineare, senza sottotrame, e tutto sommato era giusto così, perché non sarei riuscita a padroneggiare altro. Poi ho iniziato con le sottotrame, e adesso mi pongo qualche domanda in più... anche questo è un lato bello dello scrivere, affrontare sfide sempre nuove. :)

      Elimina
  5. Il blog si è pappato il mio commento precedente... In ogni caso in linea teorica penso che ogni storia abbia un suo particolare respiro che deve essere forzato. In pratica i racconti mi vengono spesso troppo lunghi e li devo tagliare selvaggiamente. I romanzi, invece, mi vengono secchi secchi, l'obbiettivo che mi propongo è scrivere 400000 battute, ma spesso devo rimpinguare. LA ROCCIA NEL CUORE è un peso piuma, ma al momento non riesco proprio a trovare un rimedio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io con i racconti ero sempre sulle 25.000 battute, neanche mi avessero messo la barriera. Sui romanzi... mi piacerebbe scrivere delle belle opere corpose come quelle che amo leggere, ma non sono ancora all'altezza.
      Com'è questa cosa che il blog si pappa i commenti? Lo sto sentendo spesso anche altrove. :(

      Elimina
    2. Come dicevo a Cristina, prova a togliere anche tu i captcha, penso dipenda da quelli.

      Elimina
    3. Fatto, vediamo se va meglio. Pensa che non mi ero accorta ci fossero inseriti i captcha! Grazie. :)

      Elimina
  6. Questa sera, mentre lavoravo (di nuovo) alla scaletta del "Grande Boh?", mi sono accorta della presenza di un punto morto tra due eventi importanti, in cui è necessario che la tensione resti alta. Stavo già per cercare una parete contro cui sbattere la testa... quando mi sono ricordata di questo tuo post!
    Inserire un timer è uno di quegli stratagemmi che non ho mai usato, ma in questo caso ci sta :)

    Di solito, quando parto, anche io ho in mente solo l'incipit e l'epilogo; qualche volta anche una manciata di scene da collocare nel mezzo, molte delle quali verranno poi scartate. Riempire quel vuoto tra inizio e fine è ancora oggi un problema. Posso arrivare a conoscere la trama alla perfezione, ma un conto è scrivere il riassunto per verificare che l'ossatura regga e che non ci siano buchi logici; un conto è scrivere una scaletta in cui ci sia equilibrio tra scene di tensione e scene di transizione che non facciano calare la palpebra al lettore. Questo è il mio punto debole. Nonostante l'esperienza, non riesco ancora a trovare il modo per superarlo :-|

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Sam, benvenuta! :)
      Sì, rimpolpare la trama è davvero difficile. Certe volte mi sembra che sulle schede tutto fili giusto, poi quando vado a scrivere mi rendo conto che una scena suona del tutto stupida, oppure che ci sono due capitoli consecutivi con la stessa identica atmosfera. Però nel tempo sono migliorata: adesso non metto a tacere la vocina dell'intuito, ma mi fermo e rifaccio brainstorming su quel punto della storia. Di solito qualcosa di buono viene fuori.

      Elimina