28 maggio 2014

IMPARO A SCRIVERE DA… PIXAR


Non smetto mai di cercare nuovi testi sulla scrittura che possano contribuire alla mia crescita. È diventata una passione, oltre che un aspetto del mio lavoro di scrittrice, perciò non fatevi l’idea che io insegua chissà quale conoscenza vincente! So bene che non ci sono bacchette magiche nascoste tra le pagine dei miei manuali.

Il fatto è che i testi sulla scrittura sono molto interessanti. Non tutti, naturalmente, ma posso dire che aiutandomi con le valutazioni espresse su Amazon sono rimasta delusa ben poche volte. Ogni scrittore che decide di parlare del suo mestiere esprime un particolare approccio all’argomento, fatto di approfondimenti, trucchi, consigli; trasmette insomma non soltanto un certo numero di nozioni tecniche, ma anche il suo modo unico di essere scrittore.

Dopo tanti libri generici sulla narrativa, le mie esplorazioni mi hanno spinta a curiosare tra i testi sulla sceneggiatura, che si sono rivelati davvero interessanti. Se si escludono gli aspetti strettamente pratici, le idee di base sono le stesse espresse in ogni manuale di scrittura, ma applicate in ambito visivo-uditivo; in sostanza, sulla storia vista come film.


Mi piace! Del resto io le mie storie le ho sempre immaginate sotto forma di film. Per me scrivere è trasferire ciò che vedo (e non ciò che penso) sulla pagina. Quando mi servono dettagli per l’ambientazione ho l’impressione non di inventarli, ma di zoomare sulla scena e guardarmi intorno.

Oltre a venire incontro a questa mia propensione personale, la sceneggiatura insegna a focalizzare l’attenzione sulle scene in modo da rendere la storia un vero intrattenimento per lo spettatore. Questo per me è fondamentale. Prima di tutto il lettore deve poter contare su un’esperienza comprensibile e godibile, cioè su una storia ben sviluppata e coinvolgente. Soltanto su questa base credo abbia senso lavorare per approfondire i singoli elementi che vogliamo far risaltare, come il contesto storico, l’introspezione dei personaggi, lo stile o altro.




Propongo anche a voi qualche consiglio di sceneggiatura, tratto non da manuali, ma dagli tweets con cui la ventiseienne Emma Coats, sceneggiatrice di “Ribelle” per la Pixar, ha condiviso ciò che aveva imparato lavorando con colleghi di grande esperienza.

1 – Si ammira un personaggio più per l’intensità dei suoi tentativi che per i suoi successi.

2 – Concentrati su ciò che trovi interessante come spettatore, non su ciò che ti diverte come scrittore. Possono essere cose molto diverse.

3 – Il tema è importante, ma non scoprirai di cosa parla davvero la storia fino a quando non avrai finito di scriverla. Adesso riscrivila.

4 – C’era una volta…. Tutti i giorni… Un giorno… A causa di questo… A causa di questo… Così alla fine…

5 – Semplifica. Focalizza. Combina i personaggi. Evita le digressioni. Ti sembrerà di perdere materiale importante, ma sarai libero.

6 – In quale ambito eccelle il tuo personaggio? In quale si trova a suo agio? Imponigli le situazioni opposte. Sfidalo. Come se la cava?

7 – Decidi il finale prima di inventare la parte centrale della storia. Seriamente. I finali sono difficili; fai in modo che il tuo si metta subito al lavoro.

8 – Finisci la tua storia, anche se non è perfetta, e passa alla successiva. Farai meglio la prossima volta.

9 – Quando resti bloccato scrivi una lista di quello che NON può succedere dopo. Molto spesso troverai ciò che ti serve per sbloccarti.

10 – Analizza le storie che ami. Ciò che in esse ti piace è parte di te; devi riconoscerlo per poterlo usare.

11 – Mettere la storia su carta ti permette di iniziare a correggerla. Se la storia resta nella tua testa, anche se è perfetta non potrai mai condividerla con nessuno.

12 – Scarta la prima cosa che ti viene in mente. E la seconda, la terza, la quarta, la quinta – liberati dall’ovvio. Sorprenditi.

13 – Dai ai personaggi delle opinioni. Passività e adattabilità possono sembrarti piacevoli mentre scrivi, ma per il pubblico sono veleno.

14 – Perché devi raccontare proprio questa storia? Di quale tua bruciante convinzione si nutre? Quello è il suo fulcro.

15 – Se fossi il tuo personaggio, come ti sentiresti in questa situazione? La sincerità rende credibili anche situazioni incredibili.

16 – Qual è la posta in gioco? Dacci un motivo per tifare per il personaggio. Cosa gli succede se fallisce? Moltiplica gli ostacoli che incontra.

17 – Nessun lavoro è sprecato. Se questo non funziona, passa oltre – la sua utilità emergerà più avanti.

18 – Devi conoscerti e capire la differenza tra lavorare al tuo meglio e darti da fare in modo futile. Scrivere una storia significa mettersi alla prova, non perdersi in rifiniture.

19 – Le coincidenze che mettono nei guai i personaggi sono oro; quelle che li tirano fuori dai guai si chiamano inganno.

20 – Esercizio: prendi in esame le parti costitutive di un film che non ti è piaciuto. Come le modificheresti per migliorare il film?

21 – Devi identificarti con la situazione e i personaggi; non puoi limitarti a “scrivere bene”. Cosa spingerebbe TE a comportarti in quel modo?

22 – Qual è l’essenza della storia? Trova il modo più breve per dirlo. Se sai questo, puoi partire da lì per costruire.

Cosa ne pensate? C’è qualcuna di queste micro-lezioni che vi ispira in modo particolare?

          

19 commenti:

  1. La 6 e la 9!
    Ma cercherò di ricordare anche tutte quelle che incitano a mettere il punto a una storia, andare avanti e passare alla prossima - senza perdere tempo con millemila rifiniture: questo è un loop negativo in cui resto intrappolata con molta facilità.

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    1. Io vorrei applicare a regime la 12... sono troppo pigra.

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  2. Il punto 7 per me è religione! Per questo finora mi sono venute bene solo le storie autobiografiche (purtroppo)!
    Trovo estremamente interessanti il punto 10 e il punto 20, che sono due facce della stessa medaglia.

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  3. La 7 e la 19, soprattutto la 19, penso che sia una regola da tenere davvero tantissimo a mente

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    1. Eh sì, scrivere una storia senza conoscere il finale è un po' come iniziare un viaggio senza sapere dove andare. Dici che ti riescono meglio le storie autobiografiche perché lì sai già come finisce?

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    2. Allora non ti resta che vivere una vita avventurosa, così hai da raccontare per un pezzo. ;)

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    3. Eh già...ci ho pensato più volte, ma è troppo pericoloso! Meglio imparare a inventare, per questo sto cercando strumenti utili, tra cui il tuo blog. Ne approfitto per presentarmi.

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    4. Benvenuta, Franca! :) (In effetti mi faceva un po' strano dirti "benvenuto anonimo":)

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  4. Belli tutti i punti, c'è molto da imparare! Mi piacciono soprattutto il 9 (è una cosa davvero interessante da provare!) e il 12 (anche io sono pigra e tendo ad accontentarmi delle prime soluzioni che mi vengono in mente).

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    1. Sì, il fatto di fermarsi alle prime possibilità è proprio una rovina. In pratica si rischia di scrivere una storia già tarata a prescindere dal modo in cui la si scrive. Io insisto sempre sul brainstorming prima di tutto con me stessa, perché per ora è l'unico sistema che mi abbia costretta a valutare molte possibilità prima di scegliere. Però devo usarlo mentre pianifico, perché dopo sono veramente "di coccio", come si dice a Roma.

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  5. Tutte. Sono tutte ottime e da tenere sempre ben presenti. Lo so, sono tante e non è facile. Ma nessuno ha mai detto che lo sarebbe stato.

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    1. Benvenuto, Michele! In effetti nessuno ha mai detto che scrivere sia facile, né ci ha obbligati a farlo. Siamo solo dei volontari un po' invasati.

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  6. A me sono piaciute tutte. Scritte in modo diretto e semplice, ma di una precisione fenomenale!

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    1. Anch'io le ho trovate tutte azzeccate ed espresse bene. Magari le stesse cose le senti dire cento volte in cento modi diversi, ma piano piano si scavano il loro posticino nella "cassetta degli attrezzi" di King, e anche questo è importante.

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  7. consigli importanti e preziosi, me li terrò bene a mente! non ho capito il numero 4, a cosa si riferisce?

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    1. Credo sia una specie di scheletro della storia-tipo: situazione di partenza, fattore scatenante, conseguenze a catena, finale.

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  8. Belli, questi punti!

    Ce ne sono in particolare due, che dovrebbero diventare il mio mantra: la numero 5 e la numero 11. Hanno sempre a che fare con i miei piccoli blocchi, e la mia autostima altalenante :)

    Anche io visualizzo il film della scena prima di scriverla, al punto che molti mi hanno domandato "perché non scrivi direttamente una sceneggiatura"? Mah, amo i libri più di qualunque altra cosa, nonostante la mia formazione cinematografica. Mi sono laureata con una tesi sul cinema ed anche il post che ho scritto qualche giorno fa sui sette archetipi trae spunto dai miei studi passati (Il viaggio dell'eroe, di Voegler). Tutto ciò che ho imparato all'università mi sta tornando utile.

    Un abbraccio

    P.S. qualche giorno fa, in risposta ad un tuo commento sul mio blog, ti ho chiesto cosa intendessi per metafore involute... ma forse non hai avuto modo di leggere :)

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    1. Scusa, Chiara, in effetti mi perdo qualcosa con i blog che non danno la possibilità di essere avvisati via mail a ogni nuovo post e commento. Magari potresti inserire anche tu quell'opzione? Secondo me è molto comoda.
      Con "metafore involute" intendevo per esempio quelle tanto attaccate l'una all'altra da disturbarsi a vicenda, come "il suo cuore era una pietra da gettare nel pozzo delle illusioni" (scusa l'esempio orrendo, ma naturalmente non me ne viene in mente nessuno decente in questo momento).

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