11 giugno 2014

LO SCRITTORE SI ADOMBRA…


...o si arrabbia, o s’incazza proprio quando si sente dire certe cose. Dimentichiamo il cliché dello scrittore mite che vive perso nel suo mondo. Quando quel mondo lo morde, magari senza accorgersene, lo scrittore insorge! Come, dipende dall’età, dal carattere e dall’umore del momento, ma sfido chiunque scriva a non provare almeno un moto interiore di fastidio quando qualcuno – amico, conoscente, parente – se ne esce con una di queste perle, purtroppo per niente rare.

“Scrivi? (tono incredulo) Nel senso che scrivi libri? (No, tavole di pietra.) Quindi se vado in libreria li trovo.”

Ecco, non è così semplice… e infatti, all’incontro successivo:

“Lo sai che ho cercato in libreria e non avevano il tuo libro?”

Non dirmelo! Che sfortuna...

Ora, vale la pena di sprecare mezz’ora del mio tempo a spiegare a questo tizio il mondo dell’editoria combinato al fattore – purtroppo incerto – del mio talento personale? E lui, ha davvero intenzione di sprecare la stessa mezz’ora ad ascoltare una concione su un argomento di cui non gli importa un’emerita cippa? Perché naturalmente non tutti coloro che chiedono sono interessati a sapere, come ben impara chiunque esca dalle illusioni dell’infanzia…

Rinuncio alla spiegazione. Abbozzo un sorriso fatalista, annuisco, miscelo parole prive di senso compiuto, abbondando in eh, mah, sai com’è, non è facile. Lascio incompiuta la mia non-risposta, tanto la persona in questione non ne sarà turbata. Sta già parlando d’altro, vedi?

“E così sei una scrittrice. Sai che ho appena comprato l’ultimo libro di Flavia Vento?”
(Chiara, è tutta colpa tua!)

Urca, sono sulla stessa barca di Flavia Vento, persona magari degnissima, che però scrive delle poesie sole-cuore-amore di cui si può fare tranquillamente a meno. Mentre svengo per l’emozione inizio a valutare occupazioni alternative.


Questo si chiama leggere ovunque...

“Mi fai leggere qualcosa di tuo?”

Posso dire di no? Mi fa piacere essere letta, altroché. Grazie.

Stampo un paio di racconti e li faccio avere alla persona in questione, curiosa di sentire le sue opinioni e pronta a supplicarla di usare la massima sincerità… poi scopro che non li ha ancora letti i racconti, nemmeno dopo sei mesi; e se oso chiedere, quel distratto “ah, i racconti… carini” – magari corredato da un “mi pareva di avertelo già detto” – è peggio di un colpo di machete.


Per questo lancio un appello: abitanti tutti della blogosfera, vi prego, non chiedete a uno scrittore di poter leggere qualcosa di suo se non ve ne frega niente di leggerlo. Una storia per noi è come un figlio. Ci abbiamo sudato sopra. Siamo stati ossessionati dai personaggi e dai loro drammi. La trasposizione sulla pagina non è affatto così facile come potete credere. Liquidare tutto con un “carino”, magari senza nemmeno avere letto la nostra creatura, non vi pare un po' poco?

“Raccontami di cosa parla la storia che stai scrivendo.”

Eeeh? Stai scherzando. Sono qui che uso tutte le mie risorse, inclusi talismani e trucchi da prestigiatore, per mettere insieme una storia come si deve, e secondo te dovrei divulgare la sua trama così, come se parlassi di orate al banco del pesce? Mi sentirò nuda anche quando avrò terminato la revisione e spedirò il romanzo agli editori; figurati come mi sentirei a parlarne adesso.

“Che peccato, non riesci a pubblicare…” (Espressione di lieve compatimento, della serie “devi essere proprio un autore del piffero”.) “Ma non ti conviene fare qualcos’altro?”

Ma certo, potrei iscrivermi a un corso di zumba! Non so come mai non ci ho pensato… anzi: l’aquagym andrebbe benissimo e mi tonificherebbe sotto le braccia, lì dove l’età…

Scrivere è ARTE, ignorante! Chiederesti a un cantante di dipingere quadri, a uno scultore di ballare? In ginocchio, e implora il perdono!

“Ma come fai a inventare le storie?”

Ecco, devi sapere che nel mio cervello c’è un piccolo serbatoio extra di fantasia da cui tiro fuori come conigli dal cappello personaggi, trame e compagnia bella. Quando il serbatoio è vuoto vado a comprare un refill dagli elfi di Gran Burrone. Ma anche così la mia fantasia non è niente in paragone alla tua, se mi fai di queste domande!

“Hai pubblicato un romanzo? Allora puoi darmene una copia.”

Vediamo: sono impazzita a scrivere un romanzo degno di tale nome e impazzita a trovare uno straccio di editore disposto a pubblicarlo; con la promozione che mi riservano è già molto se riesco a venderne cento copie e UNA di quelle dovrei regalarla con tanto di dedica a qualcuno che se va bene la userà per non far zoppicare uno sgabello?

Rimbalzo la richiesta: “Sei un amico? Allora comprane una copia.” Così magari, visto che hai speso qualche euro, lo leggi anche.

“Perché non scrivi un giallo? Adesso vanno tanto…”

Già, perché? Forse perché non leggo libri gialli e non vedo film gialli? Forse perché non riesco a farmi venire la curiosità sull’assassino nemmeno se la vittima sono io? Lo so, non sono motivi validi, ma mi perdonerai se mi esimo. Faccio già fatica a scrivere bene di ciò che mi piace.

A questo punto penserete che io sia una pazza intollerante. Ma no, non sono affatto così! Sto solo cercando di regalarvi quattro risate, perché l’estate mi fa venire voglia di leggerezza. Nella realtà qualche volta mi innervosisco, ma non dura molto. Le persone di cui parlo non sono quasi mai becere come le sto dipingendo; e anche quando lo sono, è soltanto l’ignoranza sull’argomento a renderle tali.
Cosa ne può sapere chi non scrive dei nostri guai e delle nostre paturnie? Il nostro è un mestiere nascosto. Magari ci piace parlarne tra noi, perché sappiamo di condividere esperienze simili; ma ci sono aspetti della scrittura che è impossibile far capire fino in fondo ai “babbani”, perciò ben vengano anche le domande sciocche, quando a porle è qualcuno animato da un reale interesse nei nostri confronti. Agli altri… consiglio il corso di zumba.

Però, consolatemi! Ditemi che capita anche a voi di sentire queste meraviglie. Come rispondete... se rispondete?


30 commenti:

  1. Come prima cosa ti dico un enorme grazie! Sei grande, mi hai fatto rovesciare dalla seggiola dal ridere…! Eh, sì, come non riconoscersi nel ritratto? Prima o poi tutti noi ci siamo sentiti rivolgere almeno una di queste osservazioni! Nel dettaglio di alcune:

    “Lo sai che ho cercato in libreria e non avevano il tuo libro?” Dipende molto da chi fa la domanda. Ho conosciuto persone che avevano letto il mio romanzo Il Pittore degli Angeli ed erano sinceramente desiderose di comprarlo, magari per regalarlo. Quindi massima indulgenza perché è evidente che non conoscono il mercato editoriale e i suoi meccanismi. Se invece a farmela è qualcuno che la rivolge con una punta di malignità, allora mi da fastidio.

    “E così sei una scrittrice. Sai che ho appena comprato l’ultimo libro di Flavia Vento?” Su questa rispondo con una citazione dell’immortale padre Dante: “Non ti curar di lor ma guarda e passa.”

    “Mi fai leggere qualcosa di tuo?” Questa è una domanda che di solito faccio io e, nonostante i miei tempi biblici (ho anche un’attività per guadagnarmi la classica pagnotta, e una famiglia da mantenere con la suddetta pagnotta), prima o poi riesco a leggere tutto quello che chiedo e ricevo. Anche a me è capitato però di sentire la frase “carino il…” e pensare che sarebbe stato meglio ricevere una critica costruttiva, ma da una persona che avesse letto.

    “Hai pubblicato un romanzo? Allora puoi darmene una copia.” Questa sì che mi fa schiumare alla bocca e girare la testa come la bambina nel film L’Esorcista. E noto anche una cosa che mi immalinconisce e su cui sarei curiosa di avere la tua opinione: a me capita che siano le persone che non mi conosco bene, e che poi leggono (acquistando) a promuovere i miei romanzi, e a chiedermi anzi se c’è un seguito, e non persone della mia cerchia ristretta. Cioè, queste ultime si aspettano sempre la copia omaggio. Non ho avuto UN amico o UN’amica che abbia tirato fuori soldi di tasca propria, o abbia attivato dei canali per aiutarmi a promuovere quello che ho pubblicato. O forse non sono veri amici?

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    1. Io sinceramente penso che siano sì veri amici, solo un po' superficiali. La confidenza fa sembrare loro ovvia una cosa che non lo è affatto. Penso che il ragionamento sia: "Se sono un amico, PERCHE' MAI dovresti farmi pagare la copia?" Poi magari la mettono su uno scaffale e punto. Del resto anch'io prima di iniziare a scrivere non avevo idea di quanta fatica comportasse vendere cento copie! Pensavo che fosse tutto più o meno automatico: scrivi, pubblichi, vendi. Che problema c'è? Oddio, vorrei davvero pensarlo ancora...
      Però, come considerazione generale, ho l'impressione che le persone in generale tendano a diventare frettolose nei rapporti come nel resto. Sembra che non ci sia più il tempo per domandarsi cosa pensa e cosa sente la persona che hai davanti, anche quando è un amico. Questo in perfetta buonafede, ed è ancora più inquietante!
      P.S. Felice di averti divertita!

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    2. Forse hai ragione,la frettolosità può essere una ragione. O forse non ti aiutano e non ti incoraggiano molto perché lo scrivere è visto come qualcosa in più, quasi un passatempo: non appare come un bisogno primario. C'è il rischio di fare la figura degli intellettuali con la puzza sotto il naso, a rispondere, anche timidamente: "Mi piace scrivere..."

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    3. Ah, questo sì: scrivere è visto come una cosa seria solo se hai successo in tempi brevi. Se non parlano di te in televisione, che cavolo scrivi a fare? Però una che ha iniziato a scrivere pensando al Murizio Costanzo Show non si può lamentare...

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  2. Ho riso tantissimo mentre leggevo il post… e l’ho letto in ufficio, che figura di emmenthal!

    Per prima cosa mi inginocchio e chiedo venia: scoprire che Flavia Vento, una delle soubrette più stupide della tv spazzatura, ha pubblicato, è stato un trauma anche per me.

    In secondo luogo, mi sono ritrovata in buona parte delle domande, in particolare “di cosa parla la storia?” Forse “loro” non si rendono conto di quanto i riassunti impoveriscano, minimizzino, ridicolizzino e umiliano la storia. Lo vuoi proprio sapere: leggila.
    “Eh ma tu lo sai che io non amo la lettura” (questo è mio fratello)
    “Okay, allora cazzi tuoi, non saprai mai di cosa parla la mia storia, e ti sta bene.”
    “Si ma… almeno mi puoi dire come si intitola!”

    Ecco. Come. Si. Intitola. Questa è un’altra delle domande che mi fa uscire gli occhi dalle orbite, soprattutto perché io (e credo l’abbiate notato anche dai miei post) i titoli proprio non li so fare. È uno dei miei punti deboli per eccellenza. Credo che, quando avrò ultimato la revisione, dovrò fare un sondaggio fra i lettori-cavia per trovarne uno. E poi questa domanda nasconde una sottile ignoranza sulle dinamiche sottese alla scelta del nome da dare al pargolo, su cui spesso l’autore non ha alcuna voce in capitolo.

    Dulcis in fundo: “Ma il tuo libro è autobiografico?”

    No. Non lo è. E sinceramente non capisco perché noi scrittori dobbiamo essere sempre considerati dei megalomani che smaniano all’idea di poter raccontare la propria vita. Forse, se la immaginano interessantissima, piena di viaggi e di persone interessanti. Sinceramente, non muoio dalla voglia di raccontare del mio capo o del mio primo fidanzato. Ma soprattutto, a chi fregherebbe?

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    1. Ah ah, bella roba se fosse tutto autobiografico! Da nascondersi! E una noia...
      I titoli. Guarda, se uno scrittore potesse vendere quello che gli riesce più facile, io venderei i titoli. La mia amica Alessia (che qui non commenta neanche se la minaccio con il coltello da cucina) potrebbe vendere trame, visto che ogni giorno ne sforna una. Mica semplici, ma belle elaborate. Poi non sa quale usare per prima e si arrovella, ma mi pare il minimo, con cotanta fortuna!
      Tu cosa venderesti, Chiara? Non si sa mai, magari mettiamo su un mercatino... ;)

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    2. Io potrei vendere personaggi! L'unica pianificazione che faccio riguarda loro. Li studio nei minimi dettagli... mi riescono bene, soprattutto quelli maschili, chissà perché!
      Comunque, tornando al discorso di prima, le conversazioni con mio fratello si concludono sempre con un “Beh dai se fanno il film del tuo libro lo guardo.” Okay, adesso chiamo il mio amico Sorrentino e glielo faccio presente.

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    3. Che ci vuole, basta un po' di pazienza... Ah, per la cronaca parlavo dei miei titoli per romanzi, che mi piace come riescono. I titoli degli articoli sul blog, veramente, mi danno qualche problema... con tutti i discorsi che sento sulla SEO, una di queste volte vi trovate un post intitolato "Scrivere consigli scrittura per scrittori esordienti"!

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  3. Io non ho mai beccato nessuno che mi abbia fatto queste domande (parte il "mi fai leggere qualcosa di tuo?") :-| In realtà, è andata che - quando ho detto che sarei diventata una scrittrice - la reazione quasi unanime tra amici e parenti è stata: "Ecco, era ovvio che Sam avrebbe deciso di fare l'ennesima cazzata" (e pardon per la parolaccia, ma chi non ha reagito con indifferenza me l'ha proprio messa così, nuda e cruda ^^). E mi sono sistemata per la vita :)

    A chi non mi conosce e si informa su cosa faccio, ho imparato a rispondere "Scrivo" con una combinazione di tono ed espressione che scoraggia altre domande. Non voglio replicare l'esperienza e non mi va di passare per quelle di cui hai scritto: sono la croce di altri autori che conosco e vedo/percepisco il loro fastidio e la loro esasperazione; io, finché posso, me la scanso ^^

    Per il resto, se qualcuno chiede di poter leggere qualcosa di mio, oggi come oggi rispondo gentilmente che non divulgo quello che scrivo finché non è stato editato. Che è un modo vago per dire: "se vorrai, leggerai quando pubblicherò".
    A molti, tra quelli che chiedono, non interessa davvero - come hai scritto tu. Magari, sull'onda del momento, si sentono ispirati e pensano di aver voglia sul serio di leggere quanto hanno chiesto, ma poi se ne dimenticano o scoprono che è più urgente sgorgare il lavandino o pulire il filtro della lavatrice. Okay. Perciò evitiamo disagi e imbarazzi: tu chiedi, io ti rispondo grazie ma no grazie e siamo tutti sollevati ^^

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    1. E come lo schivi lo "Scrivi? Cosa?" Io, per quanto mi ingegni, almeno una parte della tiritera me la becco sempre. Non che mi dispiaccia, poi. Spesso le persone sembrano sinceramente estasiate quando dico che scrivo; poi diventano scettiche perché passano i mesi e ancora non divento famosa... però nessuno mi ha ancora detto che ho fatto l'ennesima cazzata. Si vede che fino a qui sono stata abbastanza proba, perciò merito al massimo un po' di pietà. ;)

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  4. Tutto indiscutibilmente vero! :)

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    1. Benvenuto! :) Mi fa piacere che tu ti riconosca in queste delizie...

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  5. condivido in pieno ogni parola, collega!!!!

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    1. Benvenuta! :) Mi sento in buona compagnia.

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  6. emerita cippa è sempre da premio Oscar.
    Come non condividere tutto questo?

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    1. E io che temevo di disturbare qualcuno con l'"incazza"... che conforto! ;)

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  7. Grazia, davvero un bell'articolo!
    Hai descritto proprio bene le sensazioni di chi scrive.

    A me è capitato di dare racconti a chi si mostrava interessato e poi non ha fatto saper più nulla.
    Dall'altro lato, però, mi è capitato anche di aver avuto buoni commenti e giudizi critici.

    Non ho mai fatto leggere qualcosa di incompiuto, prima devo finire e poi si può leggere. C'è un tempo per scrivere e un tempo per essere letto.

    Ho pubblicato il mio primo libro da poco e, ahime, non si trova in libreria, è un print on demand, perciò inutile cercare lì, non ne troverete.
    Ho regalato una copia alla biblioteca della mia città, ad alcuni amici e parenti, ad alcuni recensori, ne ho lasciato una copia in bookcrossing (ecco in una libreria, sì), ma credo proprio che non potrò regalare altre copie.
    Quindi chi vuol leggere, dovrà comprare il libro, come noi compriamo i libri di altri autori, questa è induzione alla tentazione.

    Ciao,
    Renato

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    1. Prima di tutto benvenuto! Credo che Il tuo percorso sia comune a tanti, un percorso che passo passo può avvicinarti all'obiettivo, ma non certo facile. Chi guarda dal'esterno fatica a capire come possiamo dedicare tanto tempo a qualcosa che non offre garanzie di riuscita. Eppure è questo che facciamo, e ci piace anche.

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    2. Grazie per il benvenuto.
      Hai ragione, le passioni sono spesso incomprensibili a chi non le vive. Ognuno continua a fare ciò che più gli da soddisfazioni, ma è difficile immedesimarsi nelle difficoltà altrui, molti vedono solo i risultati e spesso con invidia.
      A me piace scrivere per le sensazioni che provo, e spero di continuare più a lungo possibile, e quindi anche per la fatica e le difficoltà da superare, non solo per i risultati.

      Ciao,
      Renato

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  8. Ho riso tanto anche io e soprattutto mi sono sentita molto rincuorata, Grazia!
    E' capitato quasi tutto anche a me, e ciò che sopporto di meno è la richiesta della copia omaggio che coincide poi con il "mi fai leggere qualcosa di tuo". La cosa peggiore mi è capitata quando avevo appena pubblicato il romanzo e una conoscente ha cominciato a insistere per averlo. Continuava a dire che non riusciva a trovarlo, si lamentava in modo sospetto, alla fine l'ha detto chiaro e tondo che lo voleva in regalo. Comunque non ho ceduto (anche perché copie non ne avevo) e alla fine lo ha ordinato. A quel punto io le ho detto: "Mi raccomando, fammi sapere cosa ne pensi". E lei: "Ah, ma non ho mica intenzione di leggerlo. Volevo solo una copia tanto per averlo". Grrrrrr!!

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    1. Ucciderli no, vero? Sarebbe un po' troppo... Infatti si capisce da come lo chiedono che non glie ne frega niente di ciò che scriviamo; spesso sono persone che non leggono affatto (e figurati se fanno un eccezione per noi!) ma amano l'idea di conoscere uno scrittore. Solo che loro vogliono lo "Scrittore", quello delle grandi vendite e del film annesso. Siamo noi a essere deludenti!

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  9. Quelli, tra amici e parenti, che mi vogliono leggere si dividono in tre categorie:
    prima categoria quelli che dicono "bene, quando è che diventi famosa e ti comperi una villa?" A quelli non faccio leggere nulla; seconda categoria quelli che dicono semplicemente: "dai, fammi leggere qualcosa" ma poi appunto non leggono nulla; terza categoria quelli che leggono e mi demoliscono. Ultimamente faccio leggere qualcosa solo alla terza categoria, anche se non è molto incoraggiante, ma sempre meglio delle prime due.

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    1. Benvenuta! :)
      Mi fa piacere sentirti parlare così tranquillamente delle tue tre categorie (mica tanto simpatiche, senza offesa). Significa che vai dritta per la tua strada senza farti definire dagli altri. Auguri per la quarta categoria, quella delle persone che ti apprezzano! Scommetto che in realtà esiste già.

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    2. Grazie! Cercherò la quarta categoria!

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  10. La risposta sarebbe tanto lunga che ci faccio direttamente un post!

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  11. Straziante verità!
    Avete notato che i "babbani" pensano che per "scrivere" basti saper scrivere senza fare errori di ortografia?
    Anche a me è capitato il tizio che dopo sei mesi non era ancora riuscito a trovare il mio libro nelle librerie… a qualcuno bisognerà pur dare la colpa, vi pare?

    Poi c'è quello che chiede: "Ma perché scrivi?"... eh, a saperlo...
    "Tanto i libri non li fanno più perché adesso c'è tutto sul cellulare." ... ma pensa a volte la tecnologia...
    “Un collega di mio marito una volta ha conosciuto uno che aveva scritto un libro e bla bla…” ... attrazione da circo…

    Confermo: anch'io ho avuto più soddisfazioni e condivisione da perfetti sconosciuti del web piuttosto che da persone care e vicine... di "Vendere senza le parole" è già tanto se capiscono il titolo...
    Sei fantastica.

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    1. Ma grazie, troppo gentile! :)
      E' vero, spesso sono meglio gli estranei; almeno non rimani male a sentire cosa dicono. Quelli di "tanto i libri non li fanno più perché adesso c'è tutto sul cellulare" sono particolarmente assurdi. Chissà chi la scrive la roba che arriva sul mitico cellulare... saranno gli gnomi, sicuro.

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  12. haha mi sono fatta grasse risate, grazie!

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    1. Bel quadretto, eh? Così sai cosa ti aspetta anche "dopo"... ;

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