13 agosto 2014

LO SCRITTORE IN VACANZA


...cosa fa? Forse non smette di scrivere. Oppure sì, se non per sua volontà, almeno per le pressioni da parte di familiari e amici. Una cosa, però, sono sicura che nelle sue vacanze non manca: leggere. Chi di noi non prepara con soddisfazione un po’ ingorda una bella serie di libri ed ebook da gustarci in vacanza?

La mia lista è sempre lontanissima dalle mie possibilità reali di leggere, neanche fossi convinta di prendere un libro in mano all’arrivo e proseguire nella lettura giorno e notte fino al giorno della partenza, solo cambiando il titolo ogni tanto. Ma credo che il bello sia anche questo: fantasticare di poter leggere oltre il leggibile è un po’ come fantasticare di poter volare guardando un falco. È un obiettivo irrealizzabile, ma bello da sognarle.

Si dice che esistano scrittori poco amanti della lettura. Sarà vero, ma io sinceramente credo si tratti di casi molto rari. Come diamine ti viene la voglia di scrivere se non hai letto tanto e non ti sei divertito tanto nel farlo? Hai avuto un educatore contastorie di qualità extralusso, di quelli che si vedono soltanto nei film? Non so voi, ma io già mi sento fortunata ad avere avuto una mamma che mi leggeva storie e mi comprava libri, e quanto ai nonni… beh, non potevano essere più lontani da quelli del cliché che li dipinge in poltrona, con la nipotina sulle ginocchia e in mano un buon libro per guidarla nel regno della fantasia.

Leggere, per uno scrittore, è aria e acqua e cibo. Mi è capitato di rallentare le letture per scrivere, e mi sono resa conto che la fonte delle storie si inaridisce, o quantomeno si fa più povera, meno spumeggiante; perciò non ho dubbi: leggere non solo ci rende migliori come esseri umani, ma ci fa anche bene come scrittori, al di là della nostra disponibilità a studiare il testo per carpirne i segreti – cosa che riservo piuttosto a una seconda lettura, per non trasformare il piacere in un’operazione didattica.

Ma cosa leggo, in definitiva?






- Narrativa straniera

L’ottanta per cento delle mie letture, forse di più. Spesso sono romanzi di autori inglesi o americani che leggo in lingua originale. Quanto al genere, mi aggiro tra fantastico, mainstream e YA.

Qui piacere e utilità coincidono, e sono concentrati principalmente sugli elementi narrativi che rendono piacevole la lettura, come trama, personaggi e ambientazioni. Lo stile raramente è interessante, perché leggendo pochi classici non godo quasi mai di traduzioni degne di nota; e quando il testo è in lingua inglese, la sua struttura semplice e lineare (che peraltro adoro) non ha molto da insegnare a chi scrive in italiano.

- Narrativa italiana

Il quindici per cento? Ahi, questo è un tasto dolente. Sono decisamente esterofila. Il fatto di ritrovare in ciò che leggo la realtà che mi circonda è un potente deterrente per me. Lo so, posso capire meglio i personaggi e immaginare le ambientazioni, ma non è questo che cerco nella lettura. Voglio uscire dal guscio, non sprofondarci! Del resto gli esseri umani sono tali anche negli Stati Uniti o in Australia, perciò non ci vedo niente di male nell’accostare alle tematiche e ai personaggi anche una cornice nuova e interessante.

C’è però nella narrativa italiana un aspetto importante e insostituibile, sia come lettura che come insegnamento per la scrittura: quello stilistico. Studiare lo stile di un bravo autore è interessante e utilissimo, anche quando il nostro modo di scrivere è completamente diverso.

- Reportage di viaggio e saggi su culture straniere

Sono un inserimento relativamente recente, e anche ora restano come episodi isolati, ma molto validi. Mi piace calarmi nei panni del viaggiatore, che sia blasonato come Bruce Chatwin o rustico come i narratori di ciclotour attraverso l’Europa o l’Asia; ma è un’esperienza altrettanto valida leggere un saggio che va a lenire la mia ignoranza, come “Enigmatico Giappone”, che ho letto qualche mese fa.

Qui il piacere nasce dal contatto con popoli e luoghi lontani, oltre che con i viaggiatori in questione, e si arricchisce grazie alle informazioni pratiche. Risultato: fantastici viaggi mentali (altro che droghe!) e anche idee interessanti per le ambientazioni delle storie che scrivo.

- Biografie

Scoperte ultimamente, mi stanno dando soddisfazioni impreviste. Che privilegio poter conoscere una persona lontana nel tempo e nello spazio, o già defunta! Spesso all’interesse per il personaggio si unisce quello per il suo ambiente e la sua cultura.

Per ora ho letto la biografia di Steve Jobs e sto leggendo quella di J.R.R. Tolkien, con lo stesso gusto della scoperta. Mi aspetta sullo scaffale la biografia di Nelson Mandela, consigliatami da Lisa Agosti.

- Testi scientifico-divulgativi

Ne leggo raramente, ma di solito ne vale la pena. Argomenti? Il sonno. La vita prenatale. Alimentazione e salute. La fisica quantistica. Sottolineo: divulgativi. Non sono disposta ad annoiarmi e nemmeno a rileggere dieci volte lo stesso paragrafo per capirci qualcosa, quindi largo agli autori che sanno affascinare il lettore e rendere abbordabili argomenti complessi. Da queste letture possono anche nascere buone idee per trame e personaggi.

- Testi sulla spiritualità

Per me è un canale parallelo alla lettura “normale”, e non si esaurisce mai. Non mi concentro su un tipo specifico di testi; mi limito a seguire il mio filo personale, che da un argomento mi porta all’altro in un viaggio di cui non posso esprimere a parole l’importanza. Questa è Vita, e come tale non può non influire su tutto il resto, scrittura inclusa.

- Testi sulla scrittura

Non smetto mai di leggerne, già lo sapete. Cerco però di diversificare in modo da acquisire prospettive diverse sull’argomento. Nella lista compaiono quindi testi del genere di “On Writing”, di Stephen King, o “Zen and the Art of Writing”, di Ray Bradbury, insieme a manuali generici e altri su argomenti specifici, oppure sull’approccio spirituale alla creatività e alla scrittura.


Adesso sapete cosa bolle nel mio calderone di letture. Spero di non avervi annoiati a morte! Se così fosse, vendicatevi raccontandomi di voi: quali sono in generale le vostre letture? Quali opere vi accompagnano nella vostra estate?



16 commenti:

  1. Fino all'anno scorso, proprietario di una bancarella di libri usati, l'estate era la stagione nella quale leggevo in assoluto di più, avendo diverse destinazioni da occupare e taaaanto tempo a disposizione.
    Non so le percentuali, era troppa roba per un uomo soltanto.
    Come biografia mi colpì molto quella di Schliemann (scopritore di Troia) ma anche "Memorie di un Bevitore" (o "John Barleycorn") di Jack London. Come testi divulgativi potresti leggere "Fattore F" di Wiseman, davvero carino (studio statistico sulla fortuna) o "La matematica del caos", molto appassionante. Ma si trovano con estrema difficoltà.

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    1. Grazie dei suggerimenti, sempre utili. Adesso, per esempio, cosa stai leggendo?

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    2. (E' previsto anche che uno possa NON leggere, naturalmente!)

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    3. Son così preso dal mio testo che sto leggendo poco o niente! Questa settimana due Camilleri (ma si mangiano in un paio d'ore), "Conoscenza dell'uomo nella psicologia individuale" di Adler e sono riuscito a finire Le 5 Ferite della Bourbeau senza farmi prendere dall'odio profondo. E' stata una sfida.

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  2. La lettura fa così parte della mia vita che spesso non c'è distinzione tra lettura e altra attività. Ho un libro in cucina, per i tempi morti ai fornelli (mentre la cipolla si appassisce si riescono a leggere almeno tre pagine), qualcosa in bagno per quando mi asciugo i capelli e così via. Questa per me è l'estate di King, perché non l'avevo mai letto ed è una di quelle pietre miliari che non si può non conoscere, prima IT e adesso Le notti si Salem. Saggistica varia fornita da Le Scienze, con articoli e i libri divulgativi allegati (sta girando per casa "cacciatori di neutrini", ma per ora è preda del marito), fumetti e racconti di Sherlock Holmes per i momenti di relax.

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    1. Io fino a poco tempo fa leggevo un libro per volta; poi ho cominciato a fare come fai tu, e adesso ci sono libri appoggiati ovunque. L'ordine non ne gode, ma il resto sì! (Davvero, tre pagine con le cipolle?)

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  3. Che bella la letteratura di viaggio! C'è stato un periodo in cui la leggevo compulsivamente. Fantastico Bruce Chatwin!
    Leggo sempre ma soprattutto quando scrivo: come dici tu, si tratta di una sorta di nutrimento.
    Quando non scrivo, leggo quasi casualmente ciò che più mi attira, quando scrivo mi traccio man mano una sorta di bibliografia "obbligatoria", soprattutto letteratura italiana (dal 1900 ad oggi) in proporzione grosso modo inversa alla tua, poi anche un po' di storia e di psicologia. Faccio ammenda: dovrei leggere più testi sulla scrittura ma un po' mi spaventano.

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    1. Io invece tengo una lista generica dei libri che voglio leggere, per recensioni, curiosità, simpatia e anche "dovere", e da lì attingo; ma mi conviene non eccedere con il dovere, o rischio di smettere di leggere. Questo perché detesto lasciare a metà i libri che inizio (una cosa davvero sciocca!).
      I testi sulla scrittura possono essere pedanti, ma anche trascinanti. Sono convinta che quelli del genere "vita vissuta" piacerebbero anche a te.

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  4. La mia paura non è di trovarli pedanti, ma che mi convincano a lasciar perdere!

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    1. Come potrebbe succedere? Non riesco a immaginarlo.

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    2. Leggendoli e confrontandomi con lo standard che sottendono ho paura di sviluppare un senso d'inferiorità eccessivo per poter continuare a scrivere.

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    3. Allora fai bene a scrivere senza tasti di appoggio. Credo che tu approfondisca comunque, o non frequenteresti i lit-blog.

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  5. Che bello vedere il mio nome lì così :) Grazie. Mi piace molto questo post, e mi fa piacere sapere che non sono l'unica che legge in circostanze astruse (bella l'idea delle cipolle.. non ci avevo pensato!) Addirittura a volte quando sento qualcuno avvicinarsi nascondo il libro e fingo di giocare con il cellulare, per evitare commenti sarcastici tipo "uffa! sempre sui libri!" Grazia, se non ti dispiace copierò la tua idea per il mio blog italiano, in uscita tra poche settimane! Buon Ferragosto!

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    1. Felice di sapere che sbarchi sui nostri (e tuoi) lidi! Copia pure quanto vuoi, tanto io non invento niente, a parte le mie storie.
      Chi legge qualche stratagemma deve usarlo per forza se non vuole farsi rompere le scatole. A me capita di mettere via in fretta il libro quando sento che si apre il cancello, per poi mettere mano all'aspirapolvere o ai fornelli...

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  6. Buongiorno Grazia, davvero una bella scoperta averti incontrata, da ora in poi sarai la mia.... "officina". Non sono una scrittrice, ma come quasi tutti i lettori odierni mi trovo spesso ad avere a che fare con la scrittura e per il nostro blog strampalato, e per quello del negozio (che dovrebbe essere un tantino più professionale rispetto all'altro). Avere un luogo di riferimento per imparare a scribacchiare meglio e magari con maggiore consapevolezza potrebbe persino... farmi del bene (i meriti saranno i tuoi, gli errori i miei). Mi incuriosisce il tuo commento sulla letteratura inglese. é vero la struttura delle frasi è estremamente semplice. Forse credo di ammirarli per questo loro essere diretti, io che aprirei una parentesi o una parentetica per ogni frase. Leggere in inglese poi significa scoprire un'infinità di intraducibili parole (sarà così per ogni lingua abbastanza lontana dalla nostra?) o è il vocabolario inglese particolarmente ricco?

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    1. Non sono abbastanza obiettiva per rispondere! L'inglese mi piace moltissimo. Certo mi capita spesso di pensare "ma questo suona molto più bello in inglese"... se non fosse che mi sembra bellissimo anche "the cat is under the table", e allora... ;)

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