6 gennaio 2015

TRE PAROLE PER IL 2015… E UN SOGNO!


Anno nuovo, propositi nuovi!

A dire il vero non sono abituata a iniziare l’anno definendo obiettivi da raggiungere, ma in fondo mi lascio ispirare volentieri dai tanti blogger che hanno già espresso le loro tre parole chiave per il 2015. È un modo per prendere atto di cosa dà buoni frutti e cosa no, e anche per mettere a fuoco cosa ci fa stare bene, o promette di farlo.

Le mie tre parole riguardano la scrittura, in teoria, ma in fondo mi sembra che coinvolgano la vita in generale. Del resto c’è chi dice che scrivere è vivere…


Cosa c'entra la mia Maya con questo post? Lo scoprirete leggendo...

 

 

SINTONIA


Esistono due modi per fare le cose: in sintonia con il tutto e indipendentemente dal tutto.

Nella scrittura io ho seguito per anni la seconda via. Avendo iniziato a scrivere già con l’idea di pubblicare, senza vie di mezzo, mi sono messa a costruire la mia “carriera” più o meno come i bambini costruiscono castelli con i mattoncini Lego: scrivo questo, spedisco agli editori, scrivo quest’altro, spedisco ai concorsi, contatto le biblioteche per le presentazioni, mi faccio una lista delle librerie, mi informo sulle forme di pubblicità, mi iscrivo ai gruppi Facebook, preparo segnalibri, chiedo la disponibilità per le recensioni… alt!

Non funziona. 

Non dico che siano cose sbagliate, anzi. Delle tante fatte, poche sono quelle che rinnego, mentre vorrei averne fatte altre ancora. Il fatto è che l’approccio di sfondamento richiede una dose di energie sproporzionata ai risultati e genera depressione. Se esistono cento modi per raggiungere l’obiettivo, non è detto che il metodo migliore sia usarli tutti a tappeto! Esistono le circostanze. Esiste il momento. Esistono le occasioni. Esistono gli incontri. Ci sono elementi nel contesto che valgono da segnali, insomma, ed è importante prenderli in considerazione.

Correre in giro per il cortile come una gallina impazzita mi è servito comunque a capire un cosa importante: i miei limiti sono superabili. Forse non tutti... però non è detto. Mi intimidisce parlare in pubblico, ma posso farlo. Non amo contattare sconosciuti per proporre ciò che scrivo, ma posso farlo (e non parlo di sconosciuti qualsiasi da sottoporre a spam!). I racconti non sono la mia forma letteraria preferita, ma posso scriverne.

È una utile lezione di “yes, I can”, insomma. D’ora in poi, però, ho intenzione di usare di più l’intuito per capire il momento e non vivere controcorrente o, peggio, inconsapevole della corrente.

 

LEGGEREZZA


L’autodisciplina è un pregio, ma può diventare un handicap.

Derogare a ciò che mi sembra giusto o opportuno mi disturba, come se ogni trasgressione dovesse avere conseguenze terribili, cosa che di solito non è. Se è bene scrivere ogni giorno per crearsi una routine di scrittura, non significa che tutto ciò che ho imparato in questi anni debba andare a ramengo perché per una settimana o un mese mi dedico ad altro. Se ho deciso di pubblicare sul blog il mercoledì, non vuol dire che crolli il mondo se pubblico il giovedì, o non pubblico affatto. (Oggi, poi, è martedì.) E quando scrivo, voglio farlo con tranquillità, perché mi piace e anche come mi piace, senza pensare troppo a cosa dovrei fare, ai risultati che aspetto e alle speranze sospese.

 

PRESENZA


Il mio insegnante di yoga parla spesso di come il tempo trascorso pensando al passato o al futuro sia tempo in cui non viviamo. È stata una rivelazione per me, e anche un bel colpo, fatti quattro conti: se non sto attenta, rischio di salvare due o tre ore di vita al giorno!

Quante volte sto guidando e mi rendo conto di essermi “assentata” dalla coscienza per un paio di chilometri… Dove sarò stata in quel tempo? Chi lo sa. Per fortuna non ho investito nessuno. Altre volte mi astraggo perché ciò che sto facendo non mi interessa o mi pesa. Ebbene, voglio esserci, sempre. Per le cose che mi piacciono e anche per quelle che butterei dalla finestra. Voglio vivere il presente con intensità, scrittura – soprattutto scrittura! – inclusa. 

 

…E IL SOGNO!


I propositi, per quanto arditi, di solito hanno qualche possibilità di andare in porto. I sogni sono progetti soltanto un passo più lontani dalla realizzazione.

Tra tanti sogni che coltivo, ne scelgo uno per partecipare all’iniziativa di Ximi, del blog Blogghidee, ideatrice dell’evento Sogni e scambi di Natale: si esprime un sogno e si adotta un sogno (sul proprio blog) tra quelli postati dai partecipanti sull’evento stesso. Tutto finisce oggi, perciò occhio alla clessidra, se volete partecipare.

Il mio sogno? Che si diffonda la consapevolezza delle condizioni degli animali negli allevamenti intensivi.

Si trova qualche articolo in rete, qualche servizio in tivù ne parla, ma ancora tantissime persone non sanno cosa succede di preciso dietro le quinte per fare arrivare sulla loro tavola una bistecca, un bicchiere di latte, un uovo, proprio come è stato per me fino a un paio di anni fa. Sono fatti che non si dimenticano, una volta scoperti, e servono a darci la percezione di quanto il nostro stile di vita ci renda avulsi da ciò che non accade davanti ai nostri occhi, e perciò insensibili, al di là del nostro naturale senso etico.

Ci tengo a precisare che detesto la contrapposizione dei vegetariani buoni ai carnivori malvagi. Io stessa non posso definirmi vegetariana o vegana, perché mi limito a usare il meno possibile prodotti animali, senza cercare una coerenza assoluta. Secondo me come alimentarsi è una scelta del tutto personale, che però richiede una corretta informazione, spesso mancante.

Da quando ho aperto gli occhi sul problema, grazie alla lettura di Se niente importa, di Jonathan Safran Foer, la mia fonte preferita di informazioni sulla situazione italiana è il CIWF (Compassion in World Farming), un ente europeo che lavora per ottenere condizioni di vita e di morte compassionevoli e rispettose per gli animali allevati. Questo mi pare il primo passo importante verso una maggiore civiltà, che ci può portare molto oltre, verso una situazione di maggiore ecosostenibilità e armonia.

Ma non esiste soltanto il mio, di sogno! Il sogno che scelgo di adottare è quello di Maira D’Agnano, che propone migliorie per il canile di Mesagne (BS). Maira ha scritto sulla bacheca dell'evento, in data 16 dicembre:

"Vorrei, per l'anno prossimo, proporre una collaborazione ad un amico veterinario che si occupa dei cani del canile del mio paese. Purtroppo, nonostante il lavoro e l'amore dei volontari, nonostante le cure gratuite offerte dal veterinario, il canile non offre ancora condizioni dignitose e il nostro Comune non stanzia fondi. Infatti mancano le pedane in plastica da mettere all'interno dei vari box, che permetterebbero ai cani di avere coperte con cui riscaldarsi in inverno. Le normali pedane in legno non vanno bene perché ogni giorno i box vanno lavati con dell'acqua, e ovviamente il legno marcirebbe subito. Quelle in plastica invece potrebbero essere ripulite facilmente. Mi piacerebbe poter fare qualcosa di concreto, e ovviamente quando ci sarà un minimo di sicurezza sulla fattibilità del progetto renderò partecipi i lettori del mio blog. Non si sa mai che qualcuno possa fare qualcosa per noi, donare vecchie coperte o anche solo condividere l'iniziativa. Quindi più lettori avrò (magari dalle mie parti), più aiuto potremo ricevere."

Potete scoprire qualcosa in più del canile di Mesagne in questo video.

E per restare in tema vi faccio conoscere via foto la mia Maya, che quattro anni fa mi faceva gli occhi da triglia dal recinto del canile di Chioggia…

Al prossimo mercoledì! Si riparlerà - neanche a dirlo - di scrittura-scrittura.






32 commenti:

  1. Grazie per questo tuo essere così, per il tuo esserci e condividere esperienze e momenti intimi, reali, possibili, simili ai tanti vissuti.

    Grazie per il ricordarmi che solo il presente ha il suo perché. Grazie per il tuo sogno che promuove passi indispensabili verso una maggiore civiltà e per sostenere quello di Maira.

    Posso continuare con i miei grazie ma mi sa che divento piuttosto sdolcinata e oggi è la nostra festa, amica Befana, quindi ti abbraccio, con Miele, e una carezza a Maya :)

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    1. Se ti dico grazie cosa succede? Okay, okay, stiamo alzando la glicemia... ma un abbraccio tra Befane ci sta! (Aspetto di conoscere Miele :))

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  2. Che bella, Maya! E bellissimi sia il tuo sogno sia quello che hai adottato ♥
    Questi post, in cui si sente ancora di più la tua "presenza" sono quelli che trovo più belli, coinvolgenti e stimolanti. Con la seconda delle tue parole, poi, mi trovi sulla tua stessa lunghezza d'onda.
    Buon 2015 e avanti tutta!

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    1. Avanti tutta davvero, Sam! Ci sono periodi in cui i semi covano sottoterra, ma al momento giusto spunta il germoglio. Che il 2015 sia un "momento" così!

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  3. Le tue 3 parole sono meno materialiste delle mie :)
    Auguri per queste scelte e anche per il sogno. Nonostante non sia vegetariano né tanto meno vegano, sono sempre stato per gli allevamenti naturalissimi (mucche e pecore al pascolo e galline sull'aia), senza forzature e soprattutto per una morte rapida e indolore. La pesca, infatti, io l'abolirei del tutto, soprattutto per i molluschi, che sappiamo che morte fanno: bolliti vivi.

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    1. Infatti secondo me già scegliere biologico sarebbe un grande progresso, anche se si spende di più, perché il bio prevede condizioni di allevamento migliori per gli animali, le stesse che rendono i cibi meno dannosi per noi.

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    2. Sai che non mi sei sembrato affatto materialista nel tuo post? Anzi, ho avuto l'impressione di vedere un aspetto di te più spirituale.

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    3. Qui a Sanremo ci sono molti che praticano un tipo di pesca che ha un nome preciso e prevede che il pesce sia poi liberato e ributtato in mare. Loro amano l'attività in sé (non so per quale motivo: per me la pesca è noiosa da morire) ma non vogliono cucinare le prede...

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    4. Non sono sicura che i pesci apprezzino questo... sport! ;(
      Sono molte le persone che provano dispiacere soltanto nel mangiare certi animali. Una mia amica era vegetariana ma mangiava il pollo, per esempio, mentre mio marito non prova pena per i pesci. Io, da brava Heidi, soffro anche se schiaccio inavvertitamente una formica, e mio figlio è come me; però sono riuscita per tanto tempo a sentirmi una grande amante degli animali, senza mai domandarmi se fosse giusto mangiarli. Siamo onnivori, pensavo, cosa ci vuoi fare. Poi ho scoperto quello che succede negli allevamenti, e parallelamente ho letto i risultati del China Study (non so se ne hai sentito parlare) che dimostrano come quasi tutte le patologie occidentali siano collegate al consumo di prodotti animali, e due più due ha fatto quattro. Ognuno comunque sceglie in base a ciò che pensa e a ciò che sente, ed è giusto che sia così.

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  4. Le mie tre parole (scritte nel post che è andato perso) erano costanza, intuizione e libertà. Mentre parlavo di quest'ultima ho anche pianto a quante limitazioni abbiano inchiodato per anni la mia mente e la mia scrittura.
    Ma la presenza in fondo è tutto ! Quello è un aspetto su cui devo assolutamente liberare.

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    1. Blogger si è mangiato la mia risposta! Piccolo guaio a confronto del tuo... immagino la tua rabbia nel vedere il post sparire. Vedrai che le tue tre parole (molto belle) riemergeranno in altra forma nei tuoi prossimi post.

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  6. Bellissime le tue tre parole. La presenza, come dice Chiara, è tutto. Anche se non è per niente facile...
    Bellissima la tua Maya e il tuo sogno, ammetto di non essere un'esperta del veganesimo perché mi piace la carne, soprattutto quella di canguro e di cavallo, e non me ne vergogno anche se più di una volta mi è stato fatto notare che sono una spietata assassina, visto che mangiare il cavallo è illegale in molti Paesi. Ho visto qualche video dei metodi di allevamento disumani ma non credo che siano usati nei luoghi che frequento, né credo che il mio diventare vegana risolverebbe la situazione. Quel che non è mangiato è sprecato, lasciato a decomporsi. Il problema sta a monte del consumatore. Detto questo, l'informazione spesso è l'unica arma di difesa per il cittadino comune, quindi è importante spargere la voce. Il libro di JS Foer è bello? Si tratta di un romanzo o di un documentario?

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    1. Mi devo vergognare di più io a mangiare il sugo con la pancetta, perché io il problema lo vivo in un certo modo, mentre tu non lo senti. Quello di Foer è un saggio molto interessante e scritto bene, tanto da risultare una lettura avvincente. Se lo leggi, temo che la tua idea sui metodi di allevamenti disumani subirà un bel colpo, quindi sei avvisata...
      Non voglio attaccarti una pezza, come si dice a Bologna, ma sono convinta che siano le scelte dei singoli individui a essere determinanti per tutto. Oltre quelle resta solo la logica del profitto, che vale in tutto il mondo.

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    2. A proposito, per me la vita del cavallo e della lucertola hanno lo stesso valore; poi ogni cultura ha i suoi sì e i suoi giammai, che spesso hanno poco a che fare con l'etica. In Cina i cani li mangiano, per dire (ma mica tanto per dire...) :(

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    3. Io non so come mai riesco a mangiare solo alcune carni. Il coniglio e il cavallo mi fa impressione mangiarli perché li vedo quasi come animali domestici... mentre l'agnello e il vitello mi fanno pensare "poveri cuccioli"...perché il manzo e il maiale no? Mistero!
      Il fatto è che io ho sofferto di disturbi alimentari per cui so che sarebbe deleterio a livello psicologico escludere completamente la carne. Devo vivere il rapporto col cibo nel modo più sano e naturale possibile...
      però cerco di essere comunque cosciente di quello che ho nel piatto

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    4. Chiara mi ricordi mia madre che dice "chi avrebbe mai il coraggio di mangiare un agnellino?" mentre fa la polenta col sugo di coniglio... Mao diceva "nessuno sa quanto è buona la carne di cane finché non la mangia", per quanto mi riguarda non l'ho mai ordinata ma scommetto che me l'hanno rifilata ben più di una volta!
      La cosa più schifiltosa che abbia mai mangiato è un uovo sodo fecondato, una prelibatezza del Vietnam. Ho sentito qualcosa di duro in bocca e ho sputato una zampetta... non sapevo se urlare o svenire!
      Grazia è vero, non ti voglio attaccare la pezza nemmeno io, ma ho letto articoli che dicono che i vegetariani costringono gli allevatori ai metodi disumani perché viene a mancare il guadagno che permetterebbe di allevare meglio.

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    5. Credo di non avere capito bene: verrebbe a mancare il guadagno agli allevatori per colpa dei vegetariani che fanno mangiare meno carne alla gente, e allora loro sarebbero costretti a usare questi sistemi? Questa poi... mi sa che finisce con un duello a colpi di forchetta! ;)

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    6. Esatto! E non solo... guarda anche questi articoli, ZAC ZAC! (Comincia il duello...) http://measureofdoubt.com/2011/06/22/why-a-vegetarian-might-kill-more-animals-than-an-omnivore/
      http://www.dailymail.co.uk/health/article-1250532/Being-vegetarian-does-harm-environment-eating-meat.html

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    7. Letti! Meglio che io precisi come vivo la questione alimentare: pur non essendo rigida (o coerente, a seconda di come la si vuole vedere), cerco di non usare prodotti di origine animale. Tendo quindi al vegano, anche se non merito il bollino qualità perché se mio marito fa l'amatriciana io la mangio. In pratica entrambi gli articoli che mi hai linkato dicono cose vere. Per produrre uova si trattano le galline in un modo che non si augurerebbe al proprio peggior nemico. In molto posti i pulcini maschi vengono tritati vivi, perché in quel tipo di allevamento non servono a nulla, ed è vero che non ha senso fare un eccessivo consumo di prodotti raffinati come il tofu, il seitan e altri. Resta il fatto che non ce n'è bisogno, e infatti i vegani più accorti non esagerano con la soya, né con gli altri cibi confezionati tipici della dieta vegan. Abbiamo frutta, frutta secca, verdure, legumi, cereali integrali, semi... non è che facciamo la fame, e la salute se ne giova. Certo non puoi pensare di diventare vegano semplicemente eliminando dalla tua dieta i prodotti di origine animale, perché a quel punto rischi delle carenze. Devi usare i cibi giusti (e pure buoni, perché non c'è tristezza nel piatto vegan) e ricchi di nutrienti, e cercare la varietà. Allora sì, sta meglio il mondo (per quella microscopica parte che è sotto la tua responsabilità) e stai bene anche tu.
      Ma secondo me il problema primario è un altro: se anche la carne la vuoi mangiare, sei davvero disposto a fare vivere e morire gli animali nelle condizioni in cui vivono e muoiono negli allevamenti intensivi? Spennati vivi per fare piumini, fatti ammalare per il fois-gras, in spazi talmente ristretti che li fanno vivere pestando i cadaveri dei compagni, separati dai loro cuccioli appena nati, appesi per una zampa ancora vivi per scorrere sul nastro trasportatore? Ecco, io chiedo scusa per le immagini forti che evoco, ma mi sembra giusto che almeno sappiamo cosa stiamo causando. Sì, perché il fatto che assoldiamo sicari invece di agire da soli non cambia niente. Forse sono un'illusa, ma ho la sensazione che ben pochi direbbero tranquillamente: "ma sì, chi se ne frega, in fondo sono animali e basta". Sappiamo che gli animali hanno sentimenti simili ai nostri. Quello che non tutti sappiamo è che non vengono tenuti come immaginiamo o come si vede negli spot pubblicitari. Il primo passo necessario è che gli animali allevati possano vivere una vita degna e rispettosa della loro natura, priva di ogni sofferenza dettata solo dalla corsa al profitto. Questo, sinceramente, credo che agli animali glielo dobbiamo. Dopo è una scelta personale. Io ho mangiato carne per tanto tempo e con tanto gusto, come tutta la mia famiglia. Da quando abbiamo scoperto come funzionano le cose, non riusciamo più a farlo con tranquillità. Non abbiamo più l'ignoranza a proteggerci, e non vogliamo dimenticare. La civiltà è in evoluzione; chissà come saremo tra cinquant'anni. Vorrei dare il mio contributo, finché ci sono. (E con questo la pezza è servita! Grazie di avere proseguito il discorso, non tutti lo avrebbero fatto. :))

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    8. Mi piace come ragioni, e ho fatto l'avvocato del diavolo per boicottare la tua sempiterna accortezza nell'esporti più del dovuto. Perdo la sfida volentieri, perché le immagini che evochi sono rivoltanti e le ho viste anch'io, in video amatoriali girati di nascosto dai sicari stessi. Mi domando sempre come si possa lavorare in posti del genere, provo pena e tristezza non solo per gli animali, ma anche per le persone. Leggerò Foer e, se non la conosci già, mi permetto di consigliarti Temple Grandin, donna autistica famosa per aver rivoluzionato le tecniche di macellazione bovina negli USA. Da bambina, in visita alla fattoria della zia, Temple Grandin ha trovato conforto alla sua alienazione in mezzo alle vacche; da grande, identificandosi con la mente di questi animali, ha ideato una catena di montaggio per farle andare alla morte "serene". Il libro si chiama "Thinking in pictures" ma anche il film, del 2010, è fatto molto bene secondo me.

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    9. Ti voglio bene! E leggerò Temple Grandin. :)

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  7. Che bel cane! Mi ricorda vagamente il mio compianto pastore belga, soprattutto nello sguardo dolce e riflessivo!
    Trovo interessante la tua ideologia sull'alimentazione, che non è fanatica. Più volte mi è capitato di pensare che se avessi il coraggio di procurarmi da me tutto il cibo che consumo, di sicuro smetterei di mangiare carne, anche se credo che, seppure con una certa fatica, proverei a pescare.
    Io di buoni propositi per l'anno nuovo ne faccio tutte le volte.
    Quest'anno, per la prima volta, riguardano anche la scrittura.
    Uno è: evitare per tutto il 2015 di focalizzarmi su un pensiero ossessivo che m'impedisce di scrivere oltre che di vivere serenamente e che potrò riprendere con la massima disinvoltura a partire dall'anno prossimo, relativo a un problema personale. Incredibile, ma ci sto riuscendo, almeno per ora.
    L'altro è semplicemente scrivere senza possibilità di deroga per mezz'ora al giorno, come da consigli letti nel tuo blog, a costo di scrivere solo che non so cosa scrivere.

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    1. Tutto ciò che ci ossessiona, anche la miglior cosa, ci fa davvero del male. Auguri per il tuo buon proposito numero uno! Ma anche per il numero due, perché la costanza è importante, e se l'hai scelta come proposito è sicuramente quello che ti serve in questo momento.

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  8. Ciao Grazia, sono di corsa - anzi, di supercorsa - ma ci tenevo a dirti che due anni fa Se niente importa ha fatto fare alla mia famiglia il salto decisivo verso il vegetarianesimo. Un po' alla volta elimineremo anche altri alimenti di origine animale. Anch'io consiglio quel libro ogni volta che posso. Per il resto... Buon 2015 e buona scrittura, ci sentiamo qua in giro :)

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    1. Benvenuta! :)
      Anche alla mia famiglia il libro ha fatto lo stesso effetto, contro ogni previsione. Tanti auguri anche a te di buon anno e di buona scrittura! A presto. :)

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  9. Grazia sei stata gentilissima, ti ringrazio per aver adottato il mio sogno... Riguardo il tuo spero anch'io che si diffondano sempre più queste notizie. Non sono vegetariana né vegana, mangio carne, ma quando riuscirò ad avere una mia indipendenza e a decidere cosa mangiare, sicuramente né ridurrò molto l'uso...
    Ti ringrazio ancora, a presto!

    Maira

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    1. Grazie a te di averlo sognato! La situazione dei canili merita più attenzione, anche se capisco come in questo periodo vengano prima i problemi degli esseri umani (lo capisco con la testa, con il cuore un po' meno). Buon anno, a presto!

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  10. Vivere il presente per me è un cosa assolutamente naturale. Motivo questo che causa sempre qualche litigio con la mia compagna che, invece, è legata al passato e vede il futuro come un nemico da cui difendersi. I litigi nascono dall'invidia su come riesco a gestire la mia vita. Io però, non lo faccio mica apposta. Voglio dire... ci sono nato così. :P

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    1. Ti hanno dato in dotazione le caratteristiche giuste. Mica male! :)
      Io dal passato mi stacco facilmente; dal futuro meno, perciò progetto, controllo, mi preoccupo, temo, spero... certe volte è una faticaccia, e anche una seccatura, visto che non posso concentrarmi su due cose allo stesso tempo, perciò una delle due ha la peggio, e se è l'unica reale... beh, può essere un problemino.

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