11 marzo 2015

SCRIVERE IL SOTTOTESTO


L’ho rimandato per settimane, questo articolo, fino a quando è arrivata la spinta decisiva sotto forma di commento di Daniele al mio post sulla paura. L’argomento è intrigante e inafferrabile allo stesso tempo: il sottotesto.


Cos’è il sottotesto?


Il termine deriva dal teatro, dove indica tutta quella parte di informazioni che non sono codificate in maniera scritta, ma arrivano comunque allo spettatore tramite la recitazione dell’attore. In narrativa il concetto è simile: si definisce sottotesto il significato che scorre nascosto sotto le battute di dialogo e i gesti che le accompagnano. Potremmo paragonarlo alla parte sommersa dell’iceberg, pericolosa per la navigazione proprio perché invisibile.





 

Quali funzioni svolge il sottotesto?


Gli esseri umani sono complicati e vivono in un mondo ancora più complicato, fatto di rapporti, di equilibri, di difficoltà di ogni genere. Parlare è facile; dire ciò che si pensa lo è molto meno. Vediamo qualche situazione in cui può esistere un sottotesto, e con quale funzione.

- Evitare problemi pratici
Al datore di lavoro che mi rimprovera la mia scarsa produttività, rispondo: “Mi dispiace, ultimamente non riesco a riposare a sufficienza.” Lui sa, come lo so io, che mi fa lavorare dodici ore al giorno (e me ne paga otto). Evito di dirlo per non farmi licenziare.

- Non ferire i sentimenti altrui
“Questa sì che è una ventata di novità!” Lo diciamo all’amica che si pavoneggia nel suo nuovo, orribile taglio di capelli.

- Non irritare l’interlocutore
“Quanta bella verdura hai comprato!” Possibile sottotesto: “esageri ogni volta e finisce che ci marcisce tutto nel frigorifero”.

- Esprimere problematiche inconsce
“Non ti viene voglia di liberare quel cavallo?” C’è sottotesto se la persona cova un’insoddisfazione che la porterà a troncare il legame.

- Evitare un argomento che fa soffrire
“Quei bambini fanno una confusione terribile.” Se ho sempre desiderato un figlio e non posso averlo, esiste un sottotesto.

- Gestire sentimenti contrastanti
“Ti ho portato un fiore.” Se il gesto che accompagna la frase è brusco, oppure si sfugge lo sguardo della persona che riceve il dono, c’è sicuramente un sottotesto.

- Nascondere aspetti di noi per cui proviamo vergogna
“Sono così felice che Anna abbia trovato il suo principe azzurro!” Peccato che fosse anche il mio principe azzurro… ma non è bello detestare un’amica felice.

 

Su cosa si basa il sottotesto?


Come abbiamo visto negli esempi, il sottotesto nasce dalla combinazione della personalità e dei sentimenti dei personaggi con uno specifico contesto. Senza situazione e senza personaggi non può esistere sottotesto. Il significato, quindi, può essere compreso solo conoscendo bene la storia e i personaggi che la popolano. Talvolta il personaggio non è consapevole del sottotesto, ma l’autore deve esserlo, e così il lettore, o verrà a mancare la trasmissione di una parte essenziale del dialogo.

 

In che modo il sottotesto è amico di noi scrittori?


Senza sottotesto, i dialoghi suonano meno autentici. Ciò che non diciamo o diciamo in modo obliquo, le frasi lasciate in sospeso, le domande senza risposta, le risposte fuori centro e i segnali extraverbali spesso trasmettono maggiori informazioni delle parole che pronunciamo.

L’uso del sottotesto permette al lettore di comprendere meglio la vita interiore del personaggio, le sue motivazioni profonde, le paure, i traumi passati. Questo gli consente di empatizzare con lui oppure detestarlo, se è il caso.

Il sottotesto rende dialoghi e scene più drammatici, perché la parte nascosta della comunicazione crea una dose di tensione aggiuntiva nei singoli personaggi e nelle loro interazioni.

La storia acquista profondità tramite il sottotesto, che rivela le verità nascoste sotto la facciata.

 

Come si costruisce il sottotesto?


Guardando il risultato finale, potremmo dire che il sottotesto consiste nella rimozione dal dialogo di una parte del testo, ma non è esattamente così. Possiamo tagliare qua e là, ma non servirà a creare sottotesto se non abbiamo già creato una situazione che contenga tensione e motivi di conflitto, e soprattutto se non conosciamo bene i nostri personaggi. Detto questo, come si procede?

Nella prima stesura possiamo solo creare le condizioni di base per far nascere il sottotesto: tensione, conflitto e conoscenza approfondita dei personaggi, dicevamo, ma anche una visione preliminare della scena che stiamo per scrivere, per quanto essenziale.

In prima battuta scriveremo i dialoghi così come ci vengono in mente, senza filtri. Soltanto durante la revisione penseremo al sottotesto, e allora ci servirà “vedere” con maggiore chiarezza la scena che stiamo correggendo per individuare:

- i dettagli sensoriali dell’ambientazione
- come sono posizionati e raggruppati i personaggi all’interno della scena
- le motivazioni che animano i personaggi
- lo stato d’animo che devono avere i personaggi alla fine della scena
- in che modo i personaggi dicono ciò che dicono (tono di voce, inflessione, espressione del viso, postura)

Se siamo entrati in sintonia con i personaggi (e dobbiamo esserlo!), a questo punto sapremo quali tensioni scorrono sotto la superficie e potremo individuare quali battute possono essere espresse in modo meno ovvio, anche in base all’intramontabile “show, don’t tell”. Potremo quindi operare le nostre modifiche, tagliando alcune parole, lasciando qualche frase in sospeso, affossando un argomento critico, esprimendo alcuni concetti in modo obliquo.

 

Come impariamo a usare il sottotesto nelle nostre storie?


Ascoltando le persone parlare e cercando di capire “cosa c’è sotto”.
Vedendo come rendono il sottotesto gli scrittori che apprezziamo.
Esercitandoci a non dare sempre ai dialoghi un andamento lineare.

***

Vi sentite anche voi almeno un po’ sopraffatti? Sembra tutto troppo complicato e troppo schematico. Del resto è per questo che continuiamo a parlare e riparlare dei mille aspetti della scrittura: mentre li mettiamo a fuoco, qualcosa filtra dentro di noi e continua ad agire anche quando smettiamo di pensarci e ci tuffiamo finalmente nella nostra storia, dimenticando tutte le “regole”.

E voi, come ve la cavate con il sottotesto? Lo conoscete, gli prestate attenzione?

 

38 commenti:

  1. Ci provo, ma è difficile. Però è il sottotesto che trasforma un testo mediocre in uno buono. O viceversa :)

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    1. In parte l'uso del sottotesto viene naturale, per fortuna, ma portarlo a un buon livello è tutta un'altra cosa. :)

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  2. «Ascoltando le persone parlare e cercando di capire “cosa c’è sotto...».
    Queste sono le parole che mi prendo e porto via, Grazia tra le tante frasi e tra i tanti concetti che capisco a volte con fatica perché non sono uno scrittore professionista ma... mi piaci tu e mi piace imparare da te :) Grazie e poi sono proprio sotto a Michele che mi ha pure dedicato un post: wow!

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  3. Mi piace inframmezzare i dialoghi - oltre che con i gesti - riportando in corsivo il pensiero del personaggio per evidenziare il contrasto fra ciò che dice e ciò che pensa. è una scelta narrativa che mi aiuta a mantenere il dinamismo della scena accentuando l'immedesimazione. :)

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    1. In pratica è il contrario del sottotesto, giusto? Invece di puntare sulle correnti sotterranee, le porti alla luce. :)

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    2. sì, più o meno. Ma non posso farlo spesso, sennò appesantisco la narrazione. Spesso mi capita anche di usare il sottotesto vero e proprio.

      Esempio improvvisato tratto da una cosa successa stamattina.
      Capo: "buongiorno."
      Buongiorno un c***o (corsivo senza virgolette) "Buongiorno a lei."

      Spero renda l'idea :D

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    3. Avevo capito cosa intendevi. Anch'io faccio lo stesso quando mi sembra adatto, soprattutto nei romanzi YA.

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  4. Come me la cavo? Male. In maniera naif. Ci sto lavorando.
    Comunque secondo me la questione per il 90% è, come hai ricordato, "entrare in sintonia con il personaggio". Mi tornano in mente tutti i consigli, tuoi e di altri scrittori, su come arrivare a conoscere il personaggio alla perfezione, meglio di un parente stretto o di un coniuge.
    Non vedo in che altro modo potremmo affrontare il sottotesto senza schiantarci come il Titanic!

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    1. Avevo letto un libro sul sottotesto, ma per qualche motivo non ha lasciato traccia. Scrivere questo articolo mi ha aiutata a capire meglio, e spero di curare di più questo aspetto nei prossimi lavori..

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  5. Come me la cavo non lo so.
    Quello che so è che i miei personaggi sono al 90% degli iper controllati, dicono una cosa e ne intendono un'altra, non si permettono che gesti controllati, fermati a metà della loro ampiezza. Il sottotesto c'è sempre, anche in prima stesura, nei gesti e nei dialoghi. Una volta sono partita da quello che il personaggio voleva dire fino ad arrivare, riscrittura su riscrittura, fino a quello che poteva dire.
    L'ultimo racconto che ho pubblicato, sulla Sherlock Magazine, è una lettera di Holmes, la comunicazione importante è tutta in sottotesto. Se non altro lavorare con Sherlock Holmes è una palestra meravigliosa per il sottotesto, perché è un personaggio che non riesce a dire due parole in modo diretto. Su questo aspetto ho appena letto un racconto meraviglioso che lavora divinamente sul sottotesto: "Uno studio inutile" di Samuele Nava, è edito in digitale da Delos (nella stessa collana del mio racconto) e vale davvero il suo (esiguo) costo.

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    1. E' vero, certi tipi di personaggi aiutano a usare il sottotesto, perché ne hanno bisogno. Al contrario di te, tendo a creare personaggi che hanno problemi a controllarsi, perciò il sottotesto rischio di non sapere nemmeno cosa sia.

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  6. Interessante. Ma a volte il sottotesto può anche essere un elemento diverso, esterno al dialogo. Magari può essere... un quadro particolare, enigmatico, o pieno di significati allegorici. E su questo si può sì innestare il dialogo dei personaggi.
    Non sono mai partito con l'idea di crearne uno, e non sono nemmeno sicuro di averne fatto uno. O forse sì, in fondo scrivere è svelare il sottotesto della vita.

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    1. Ne ho sempre sentito parlare riferito ai dialoghi, credo per le origini teatrali, ma può essere come dici. Sinceramente non credo che si possa decidere a tavolino di inserire un sottotesto; diventare sensibili all'argomento, sì, o almeno lo spero. I miglioramenti sono quasi sempre indiretti.

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    2. Grazia, questo tuo commento è esattamente ciò che avrei scritto io. Ciao, buona giornata ��

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    3. Ciao Serena! E' un piacere ricevere una tua visita. Buona giornata anche a te. :)

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  7. Capire il sotto testo è fondamentale perché vive anche nel reale.

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    1. Come dice Marco, scrivere è svelare il sottotesto della vita.

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  8. La CHI AVE è nel far PASsARE la VERITA' cOME una FINaZIONE.

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    1. E' un modo diverso di vedere la narrativa: non un far passare la finzione come realtà, ma viceversa. Ho l'impressione che la narrativa sia le due cose insieme.

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  9. Grazie di aver scritto il post che ti avevo chiesto.
    Credo di essere tropppo schietto per fare uso di sottotesto nella vita. Quando vedo mie sorelle e mia madre con tagli per me orribili, glielo dico senza mezzi termini, altrimenti sarei un ipocrita.
    Per me non è ferire i sentimenti. Un'amica mi ha detto apertamente che non riuscirebbe a stare con un uomo coi capelli lunghi. Mi sono offeso? No, perché avrei dovuto?
    Non ho capito gli esempi del cavallo e dei bambini.
    Né quello del fiore.
    Tutte le situazioni descritte mi fanno pensare alle persone che parlano fra le righe: modi di fare che davvero non sopporto, anche perché non capisco mai quando qualcuno mi parla fra le righe. Se mia moglie mi dicesse “Quanta bella verdura hai comprato!”, io la ringrazierei e continuerei a comprare tanta altra bella verdura.
    A me sembra abbastanza comunque complicato, anche perché non credo di essermi mai accorto del sottotesto nei libri che ho letto. Dovrei vedere degli esempi concreti, presi da romanzi letti. Se ho fatto uso del sottotesto, non me ne sono reso conto e non mi vengono in mente esempi.

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    1. Ipocrisia e convenzioni non sono al top della mia hit parade personale, ma credo che nessuno viva senza sottotesto. Siamo troppo complessi per questo; dentro di noi si mescolano troppi pensieri, sentimenti e spinte inconsce.
      Il cavallo: la tizia sente un'affinità con il cavallo legato perché si sente lei stessa legata nella sua situazione sentimentale. Lei parla del cavallo, ma in realtà (magari senza saperlo) sta esprimendo una sua esigenza di libertà. I bambini: lei parla della confusione che fanno, ma intanto pensa che le piacerebbe avere un bambino che strilla per casa. Per il fiore c'è una situazione simile di scollamento tra messaggio apparente e messaggio nascosto. Spero di avere chiarito un po' gli esempi. Comunque il sottotesto non deve necessariamente derivare da ipocrisia o intenti di inganno.

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    2. Non intendevo che c'è sempre un intento di ipocrisia e inganni, ma in alcuni casi sì.
      Ora gli esempi sono chiari, ma per essere capiti vanno inseriti ovviamente in un contesto.
      Di sicuro tutti facciamo uso del sottotesto, come dici, ma io sinceramente non saprei individuarlo in me. Negli altri mi è davvero impossibile.

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  10. E' un tema complesso e l'hai trattato molto bene.
    A me i sottotesti sono sempre piaciuti molto, li noto quando leggo un romanzo o guardo un film, mi sforzo di inserirli nei dialoghi, per lo meno in quelli più importanti. Sullo schermo il tono di voce, le espressioni del volto, la musica di sottofondo, ecc. facilitano la comprensione del sottotesto, mentre sulla carta è tutto più complicato. E non è detto che tutti i lettori si accorgano di "cosa c'è sotto".

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    1. E' vero, su carta non si hanno molti strumenti per esprimersi... "soltanto" le parole. ;)

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  11. Ciao Grazia!
    Come per il tuo precedente articolo sulla Paura, anche questa volta ho cercato tra le pieghe un collegamento con quello che è la mission del mio blog.
    Il sottotesto in narrativa lo paragoni al fatto che "Parlare è facile; dire ciò che si pensa lo è molto meno"; questa affermazione con cui sono d'accordissimo, mi ha fatto ricordare un genere di comunicazione - a volte strategica e intenzionale, altre volte solo inconsapevole - mirata a distrarre il proprio interlocutore come evasione a scopo difensivo.
    Ci sarebbero molte cose da dire in merito e molto collegamenti da scoprire e di cui parlare.
    Intanto mi leggo a fondo questo tuo ultimo e interessante post!

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    1. Mi fa sempre molto piacere vedere che anche argomenti apparentemente lontani tra loro possono darsi spunti di riflessione. Lo sento come utente, ne sono contenta come blogger. :)

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  12. Grazie per questo tuo post, che sistematizza un argomento cui non ho mai riflettuto.

    Secondo me il sottotesto nasce in maniera quasi spontanea quando c'è un personaggio complesso, non necessariamente negativo. In questo senso i miei personaggi sono un concentrato di sottotesti, a parte forse Lorenzo ne "Il Pittore degli Angeli".

    Il sottotesto potrebbe riguardare anche le azioni, e non solo le parole che vengono proferite, se ho capito bene?

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    1. A logica, direi che è sottotesto tutto ciò che nella storia viene trasmesso al lettore senza esprimerlo apertamente; facendo un po' di ricerche, però, ho notato che quasi tutti ne parlano in relazione ai dialoghi e ai gesti che li accompagnano, forse per l'origine del termine nel mondo del teatro. E' comunque un argomento così vasto che parlarne può servire solo a diventare più sensibili, non ad applicarlo a tavolino. (Hai ragione, Lorenzo non è tipo da sottotesto. Non ne ha bisogno. :))

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    2. Lorenzo ringrazia, naturalmente! Del resto Tiziano fa per due.

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  13. Post interessante, foto bellissima.
    Il sottotesto è una scelta personale, secondo me l'autore deve avere bene in mente chi è il suo lettore ideale per decidere come e quanto rendere esplicito o lasciato tra le righe.
    Per esempio: se devo spiegare una lezione di parapendio tra due persone che parlano lingue diverse dovrò essere molto più esplicita e particolareggiata se voglio che mia madre capisca, piuttosto che se scrivessi per un pubblico più giovane.

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    1. Non ci avevo pensato, ma è vero: c'è anche la funzione di semplice trasmissione di informazioni da considerare, al di là di tutte le sfumature emotive.

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  14. Ho letto il tuo post con molta curiosità ed interesse. Lo sai, mi accorgo di non essermi mai posta alcune domande, tipo se abbia mai curato il sottotesto dei miei scritti. Cioè io scrivo e basta. Detto così è riduttivo, voglio dire che il processo creativo che poi mi porta a dare un senso ai miei pensieri, ed un contenuto, soprattutto, non mi porta a stare attenta ad ogni regola. Forse un sottotesto c'è, rivelatore di verità nascoste sotto la facciata, perché quando costruisco i dialoghi dei personaggi provo a dar loro spessore e significato, ma non so se poi questo traspare. I tuoi esempi mi sono molto chiari, come un detto non detto, un velare verità scomode o volere negare quelle che feriscono (tipo il non potere avere dei figli). Non so se il sottotesto, a questo punto, è una prerogativa di chi da profondità a ciò che scrive e allora dovrebbe venire spontaneo oppure se è una regola da seguire, dunque richiedere un'attenzione particolare. Proverò a fare una verifica anche leggendo testi di altri.

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    1. Il sottotesto deve nascere dalla profondità dell'autore e dalla sua conoscenza dei personaggi, secondo me; non si può applicarlo a forza di volontà; ma risvegliare l'attenzione su aspetti come questo ci rende più sensibili e più capaci di imparare dalle nostre letture. Come dire: il sottotesto deve essere spontaneo, ma la spontaneità nasce anche dalla consapevolezza, non solo dall'istinto. Io la vedo così.

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  15. Devo riflettere meglio su questo articolo. Ho un po' di problemi con il sottotesto, sia nella vita che nella scrittura. Però ultimamente, grazie alle mie letture, ho apprezzato molto il potere espressivo di questo modo di comunicare, e voglio provare ad impararlo. I miei scritti ne gioverebbero di sicuro.

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    1. Certe volte l'utilità degli articoli (dico in generale) è solo di accendere un riflettore sull'argomento. Questo è particolarmente sottile e impossibile da inchiodare a criteri e regole.

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  16. Ciao Grazia. Hai approfondito un argomento interessante e che ignoravo. Forse il sottotesto l'ho già usato varie volte senza saperlo, utilizzando il linguaggio trasversale dei gesti e delle espressioni per esprimere il non detto. Grazie per l'approfondimento

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    1. Benvenuta, Rosalia! :) Mi fa piacere che l'articolo ti sia stato utile. Credo che il sottotesto sia uno di quegli elementi che quasi tutti usano d'istinto, senza farci caso, ma magari un pensierino ci sta.

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