10 giugno 2015

9 SCINTILLE PER ACCENDERE L’EMOZIONE


Se chiediamo ai lettori di narrativa cosa cercano in un romanzo, riceviamo risposte diverse, che rispecchiano i vari gusti. Tutti siamo affascinati da quella che definiamo genericamente “una bella storia”, ma cosa renda la storia “bella” per noi è una questione tutta personale. Io, per esempio, ho una mia classifica degli elementi di interesse, in ordine decrescente di importanza.

1 – EMOZIONE
2 – SCOPERTA
3 – SPUNTI DI RIFLESSIONE

Questi ingredienti principali valgono per le mie letture, ma mi ispirano anche nelle storie che scrivo. Penso che sia così per molti di noi: scriviamo le storie che ci piacerebbe leggere. Se prescindessimo dai nostri gusti, sarebbe davvero difficile trovare altri punti di riferimento.




Nel mio caso, l’emozione è regina.

Non direi che leggo allo scopo di emozionarmi. Anzi, trovo l’emozione fine a se stessa piuttosto... noiosa. L’emozione, per me, è la chiave che mi permette di accedere agli aspetti davvero importanti della storia. E come svolge questo ruolo? Abbattendo le mie difese razionali, i miei preconcetti, il mio umore del momento.

Se leggendo provo emozione, divento ricettiva. In generale posso vedere la guerra come espressione dell’aggressività umana, orribile ma ineliminabile. Messa a contatto con le emozioni di una scena di guerra, però, le vivo sulla mia pelle, e allora non può importarmi di meno che una certa aggressività sia innata nell’uomo: sento che questa guerra deve finire. Sono passata dalla posizione dell’osservatore a quella di parte in causa. Nel caso specifico, mi sono trasformata in un essere più umano e (forse) capace di iniziativa.

Sempre attraverso le emozioni mi apro alle nuove scoperte che la storia mi offre (numero 2 della mia lista) e alla riflessione sui temi trattati (numero 3). Sono anche meglio disposta nei confronti di altri aspetti della storia che trovo meno fondamentali, o persino sgradevoli. In assenza di emozioni, invece, la lettura mi scorre addosso senza lasciare traccia, e questa è la delusione peggiore: accorgermi che il libro appena terminato (o abbandonato) è stato tempo sprecato. Preferisco detestarlo che trovarmi indifferente.

Per tutti questi motivi mi interrogo spesso sull’emozione, e cerco di capire quali ingredienti inserire o rafforzare nelle storie che scrivo per suscitarla nel lettore. Vi anticipo: no, non aggiungo emozioni come aggiungerei spezie al cous-cous. È chiaro che l’emozione nasce spontaneamente, in me per prima. Quando però mi impegno nella revisione, lo spontaneo e il naturale non bastano: mi serve andare oltre per capire dove modificare, dove sfumare e dove calcare la mano, perché la lettura non può essere una pappa tiepida. E se mi accorgo che in un certo punto del romanzo l’emozione latita, magari sostituita da una tensione un po’ troppo razionale, mi domando cosa potrebbe riscaldare l’atmosfera.

Le poste in gioco

I personaggi, e il protagonista prima degli altri, devono rischiare qualcosa perché la storia meriti di essere letta, e questo qualcosa deve essere importante. A rischio, se non necessariamente la sopravvivenza, deve essere la vita così come il personaggio la immagina degna di essere vissuta. Naturalmente è tutto relativo. In un romanzo chick lit il dramma può concretizzarsi nel rinunciare a centocinquanta paia di scarpe.

I segreti

Possono essere tali per alcuni o per tutti i personaggi; il lettore può esserne a conoscenza oppure intuire soltanto la loro presenza attiva sullo sfondo. In ogni caso il segreto è un’incognita che produce emozione perché il lettore lo vede come fattore destabilizzante dalle conseguenze imprevedibili.

Il difetto fatale

Sappiamo già che i personaggi – in particolare quelli principali – non possono permettersi di essere perfetti, perché perderebbero di realismo e impedirebbero l’empatia del lettore. Quello che viene definito “difetto fatale”, però, riguarda di solito il protagonista, ed è fatale nel senso che per la sua importanza può determinare il suo destino, o rischiare di farlo. L’emozione nasce direttamente dalla sua pericolosità.

L’ambientazione

Tutti gli ambienti, naturali e non, hanno una valenza psicologica, che spesso si traduce in emozione. Se a questo aggiungiamo l’emozione nata dai contenuti della specifica scena, l’effetto è rafforzato o contrastato, a seconda del caso.

Gli eventi

L’amore, il tradimento, la perdita, le epifanie, i pericoli. È facile per il lettore immedesimarsi in queste situazioni, perché spesso le hanno vissute essi stessi, in modo diretto o indiretto.

Il tempo

Ci sono casi in cui è l’orologio, oppure il calendario, a pesare sulle azioni dei personaggi, aumentando il contenuto emotivo delle scene.

I valori

Quando il tema della storia tocca valori radicati, la sensibilità del lettore si mobilita. I rapporti genitori-figli, la violenza sulle donne o sui bambini, la schiavitù, la discriminazione, sono temi cui è difficile restare indifferenti. Il presupposto è una condivisione dei valori in questione. Non possiamo commuovere un cannibale mostrandogli i sopravvissuti a un incidente aereo che finiscono con il mangiare i compagni morti.

La sospensione degli esiti

Può essere il cosiddetto cliffhanger, con il capitolo che si conclude esattamente nel momento in cui il lettore vorrebbe sapere come va a finire la scena, ma può essere anche l’incertezza sul risultato di un test di gravidanza oppure sulla reazione di un personaggio a una rivelazione. Ritardate la soddisfazione della mia curiosità e girerò le pagine fino a notte fonda! (Sono circa le 23, nel mio caso…).

Lo stile

Anche lo stile trasmette emozione attraverso il ritmo, la struttura delle frasi e la punteggiatura.


Bene, credo di avere capito da dove nascono i miei articoli sulle emozioni al microscopio.

E voi, attribuite la stessa importanza all’emozione o siete più sensibili agli aspetti razionali e cerebrali delle storie che leggete (e scrivete, nel caso)? Vi vengono in mente altre fonti di emozione oltre a quelle che ho elencato?


P.S.: A proposito, di emozione ha parlato anche Francesca Sidoti la settimana scorsa. Trovate il suo articolo qui.





              

25 commenti:

  1. Le 9 voci che citi sono fondamentali e le condividiamo. Io forse sono più per il mix tra emozione e razionalità (probabilmente è un mio difetto, non riesco a lasciarmi trascinare se qualcosa non mi quadra fino in fondo). Però se una storia è emozionalmente fortissima... allora trascende tutto. Capita rare volte, forse deve toccare corde profondissime... deve provenire da quarte dimensioni :)

    Moz-

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    1. Quella è un'esperienza speciale, che capita con poche letture di una vita. Si legge anche alla ricerca di quelle volte, no? :)

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  2. Forte l'esempio del cannibale! In effetti quello della condivisione di valori è un problema che sento molto.
    L'emozione è basilare: in pratica comincio a scrivere sotto la spinta di una emozione (possibilmente non troppo negativa, o bloccherà la scrittura) suscitata in me da un valore, dal modo in cui esso viene espresso o messo in discussione per mezzo di un fatto reale o da me immaginato, in genere ispirato alla realtà che mi circonda, a fatti accaduti a lontani conoscenti...gli amici meglio lasciarli perdere, ma qui vado fuori tema.
    Uno dei principali problemi, cui giustamente hai accennato, è: "emozionante" va benissimo...ma emozionante per chi?

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    1. Anche a me capita spesso di partire a fantasticare su un valore portato agli estremi o messo in discussione. Dopo passo metà del tempo a sperare di non fare prediche. ;)

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    2. Per carità, le prediche! Non me ne parlare...le detesto, in narrativa! Il valore non va mai esplicitato, secondo me. E' sottinteso. A maggior ragione mi chiedo: chi lo condividerà, visto che non lo spiego, che non posso spiegarlo? Chi legge deve afferrarlo al volo, proprio perché lo condivide. E io devo saperlo prima, per chi sto scrivendo...

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  3. Anche per me l'emozione è fondamentale. Per evocarla faccio ricorso a tutti gli elementi che tu citi, ai quali aggiungerei anche le relazioni fra i personaggi. "Nessun uomo è un'isola", diceva qualcuno che non ricordo chi, forse Wilde. Il lettore, così come i personaggi, vive di rapporti. Le relazioni d'amore o di amicizia, il rapporto genitori - figli, un dialogo appassionato o un litigio pesante, una scena erotica o passionale sono tutti elementi che secondo me possono coinvolgere, specialmente se siamo riusciti a creare una buona empatia nei confronti dei nostri personaggi. :)

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    1. Giusto, le relazioni tra i personaggi! Una delle fonti di emozione più forti.

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  4. Penso che quando una storia ci emoziona a volte non ci sono particolari motivi, oppure è un mix di stile, furbizia, capacità dell'autore e temi trattati.
    Nonostante questo è vero che chi scrive, se inizialmente lo fa di getto, poi deve limare e correggere lì dove c'è la necessita, e questi nove punti mi sembrano tutti validi, anche se alcuni sono più 'forti' di altri, ad esempio la posta in gioco o il cliffhanger.

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    1. Non sempre è facile capire perché ci si emoziona, ma di solito ci riesco, se analizzo bene la scena (e spesso lo faccio, perché è un meccanismo che mi affascina).

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  5. L'emozione è la base su cui si regge la narrativa (se vuoi conoscere a livello intellettuale un bel saggio è quello che ti serve) e i tuoi nove punti sono fondamentali.
    A volte mi chiedo se non ci sia un cinismo diffuso, un'abitudine alle situazioni estreme che rende sempre più difficile lasciarsi semplicemente andare alle emozioni e costringe a porre poste sempre più alte. Me lo chiedo sempre quando vedo i miei alunni sbuffare annoiati mentre si proiettano film che secondo me sono toccanti o raccontano con sufficienza romanzi che a me hanno fatto versare fiumi di lacrime...

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    1. Saggio? Ho già la penna in mano per prendere nota!
      Hai ragione sull'abitudine alle situazioni estreme. Penso che siano le proposte ad alterare i gusti, e poi i gusti a influire sulle proposte, in una giostra deleteria. Nell'alzare le poste "alto" può significare anche "profondo". Sono le poste che preferisco, spesso poco appariscenti ma destabilizzanti.

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  6. Non bado agli aspetti razionali o alle emozioni. Scrivo e basta. Non mi piacciono gli eccessi, perché credo che la sottrazione riesca a rendere "onesta" una storia. Ma non mi pongo nemmeno il problema: "Devo emozionare". Cerco solo di usare le parole giuste, di non fare danni quando scrivo. È come riportare alla luce un reperto archeologico: il rischio d distruggere tutto è altissimo.

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    1. Viviamo la scrittura in modi abbastanza diversi. Io non ho l'impressione di scoprire qualcosa di esistente, ma piuttosto di creare la storia insieme ai personaggi. E' un lavoro di squadra, in cui sono io a tenere il timone... quasi sempre. :)

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  7. Come in ogni cosa, ci dovrebbe essere un giusto compromesso tra emozioni e razionalità.

    La stessa cosa avviene quando interagiamo con le persone: l'eccesso di sentimentalismo (quelli che "hanno sempre le lacrime in tasca", come si dice) oppure di razionalità (i tizi troppo cerebrali) ci infastidiscono nello stesso modo. Lo stesso avviene con le pagine. Per fortuna le persone - e i libri - sono fatte di infinite sfumature!

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    1. Non per niente non esiste scrittore che piaccia a tutti. C'è una selezione naturale in base alle affinità.

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  8. Se mentre butto giù una storia non sento niente immagino sia lo stesso per il lettore. L'emozione è il top della gamma. :)

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    1. Le emozioni dell'autore sono contagiose. Se sono fiacche, fine del contagio!

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  9. 1 – EMOZIONE
    2 – SCOPERTA
    3 – SPUNTI DI RIFLESSIONE
    E oltre a questi punti-cardine, tutti i punti che elenchi sono perfettamente condivisibili. Suscitare emozione nel lettore è la base di ogni romanzo che si rispetti. Attribuisco alla parola "emozione" un senso molto ampio, quindi ogni cosa che colpisca il mio lato emotivo, anche in senso negativo. Ad esempio, Murakami è uno degli scrittori che riescono meglio a suscitare emozioni in me, così come Baricco - il suo più forte in merito a ciò è "Oceano mare".
    Potrei elencare molti scrittori e scrittrici che sanno destreggiare in modo assai originale l'emozione. Credo che molto derivi dal loro emozionarsi nello scrivere.

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    1. Credo anch'io che nei casi migliori la sensibilità dell'autore si sposi alle capacità tecniche di esprimere l'emozione in modo che arrivi al lettore.

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  10. Condivido Grazia, anch'io come lettore sono alla ricerca di emozioni come primo motore per andare avanti nella lettura. Cerco di trasmettere emozioni anche con la scrittura, non so se vi riesco pienamente. Coinvolgere il lettore, creare un'alchimia particolare è una ricerca estenuante che spesso non raggiunge l'obiettivo, se no saremmo tutti grandi scrittori.

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  11. Io nei libri cerco intrattentimento soprattutto, ma anche scoperta - inteso come volete. Sulle emozioni non ti so dire, mi è capitato davvero raramente di provare qualche emozione leggendo - emozione in che senso? Commozione, divertimento, da parte mia.

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    1. Io invece mi emoziono spesso, se la storia è scritta bene: commozione, divertimento, ansia, frustrazione, rabbia... non mi faccio mancare niente. ;)

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    2. Ah, rabbia, questa l'avevo dimenticata. Sì, mi è capitato anche di recente in un libro, sai le classiche ingiustizie che qualcuno si trova a dover sopportare? Mi ha fatto fare un film in testa :D

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    3. In quei casi è meglio che l'autore riesca a trovare uno sbocco soddisfacente alla rabbia del lettore, o rischia di vedersela arrivare addosso. ;)

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