24 giugno 2015

I PERSONAGGI, TRA OBIETTIVI E RISCHI



Scrivere significa tormentare i personaggi



Alcuni concetti sono tanto ricorrenti nei testi di scrittura creativa che chi si interessa all’argomento, a furia di sentirseli ricordare in tutti i modi possibili, finisce con il darli per scontati. Qualche esempio? Lo “show, don’t tell”, il conflitto e anche l’argomento di oggi: le poste in gioco.

Partiamo dall’inizio. Sintetizzando al massimo, possiamo dire che la storia nasce dai personaggi che si vedono ostacolati nel raggiungimento dei loro obiettivi. Niente ostacoli, niente storia. A reggere il tutto, però, non è tanto l’efficacia degli ostacoli che inventiamo – comunque fondamentale – quanto la qualità degli obiettivi che attribuiamo ai personaggi.

Obiettivi giusti, obiettivi sbagliati?
Siamo fuori strada. Dimentichiamo ogni comoda certezza: non è detto che un obiettivo oggettivamente più importante o appariscente funzioni meglio di un obiettivo modesto. Tutto dipende dal personaggio, che ha – deve avere! – una propria personalità e un proprio vissuto. Sta a noi autori verificare che i personaggi, e in particolare il protagonista e l’antagonista, abbiano obiettivi adatti alla propria storia personale. Se così non è, la loro scarsa credibilità penalizzerà la storia, facendoci perdere la fiducia del lettore.

Qualche esempio di obiettivi:

- il personaggio che si trova a essere testimone di un delitto può avere come obiettivo vendicarsi, se la vittima era una persona a lui cara, oppure sfuggire all’assassino che vuole toglierlo di mezzo.

- il personaggio spericolato e amante delle sfide può avere come obiettivo battere un record o superare la sua unica paura.

- il personaggio introverso e poco sicuro di sé può avere come obiettivo affrancarsi dal sostegno genitoriale e andare a vivere da solo.

Questi pochi esempi sottolineano l’importanza che il raggiungimento dell’obiettivo riveste per il personaggio. Anche la cosa più semplice e banale può essere un buon obiettivo, nonostante semplicità e banalità rendano il nostro lavoro di autori più difficile, ma la domanda è una:


Cosa rischia il personaggio se fallisce nel suo intento?


Se non riesce a battere il record, a diventare autonomo, a salvarsi con la fuga o l’attacco, cosa gli capiterà? Meglio che sia qualcosa di grave per il suo equilibrio, o il lettore si domanderà se non sia impazzito ad arrabattarsi per centinaia di pagine solo per uno sfizio.

Le poste in gioco sono, in sintesi, ciò che accadrà al personaggio se non riesce a raggiungere i suoi scopi. Servono a rendere credibili le azioni e reazioni del personaggio agli occhi del lettore, e anche a punzecchiare il personaggio che, poveretto, potrebbe avere la tentazione di prendersi qualche pausa, mentre noi non abbiamo nessuna intenzione di rendergli la vita facile.

Il fatto che le poste in gioco non possano avere scarso valore ha come conseguenza che a muovere il personaggio verso l’obiettivo sia, più che un desiderio, un bisogno. Ed ecco che torniamo nel campo della psicologia, che definisce quali siano i bisogni dell’essere umano.

Chiamo in causa Abraham Maslow, lo piscologo americano che nel 1954 espose nel saggio Motivazione e personalità la teoria di una gerarchia di motivazioni che muove dalle più basse, originate da bisogni fisiologici primari, alle più alte, volte alla piena realizzazione del potenziale umano. Graficamente, la sua teoria assume la forma della cosiddetta “piramide di Maslow”.


 


Eccoli qui, i possibili bisogni dei nostri personaggi, che verranno frustrati in caso di suo fallimento. Si parte dalla base, dove si trovano i bisogni fondamentali legati alla sopravvivenza, per poi salire verso bisogni via via meno pressanti, cui spesso l’individuo non ha accesso quando i bisogni di base non vengono soddisfatti.

Ci sono sorprese? Personalmente mi sono un po’ stupita nel vedere il sesso nella categoria della sopravvivenza in senso stretto. Senza dubbio la prosecuzione della specie dipende dall’attività sessuale, ma non avrei detto che per l’individuo si piazzasse al livello del respiro, del cibo e del sonno.

A cosa può esserci utile la piramide di Maslow?
Non a elaborare una trama in prima battuta, magari, ma potrebbe essere un buon test cui sottoporre la trama già elaborata, in fase di progettazione o di revisione. Se i bisogni dei nostri personaggi, e in particolare del protagonista e dell’antagonista, vagano per tutta la storia ai piani alti, vale la pena di porsi qualche domanda.

- Il lettore capirà cosa è a rischio?
- Ne riconoscerà l’importanza per il personaggio?
- La posta in gioco renderà possibile un legame di immedesimazione o empatia tra personaggio e lettore?

So che l’importanza attribuita al lettore viene spesso vista con sospetto, perché in qualche modo interferisce con la spontaneità dell’autore, ma siamo sicuri di volere una storia scritta a modo nostro al punto da non essere apprezzabile da chi la leggerà, editori in primis?

Naturalmente la piramide di Maslow (che forse sarà abbondantemente superata a quest’ora) non tiene conto del fattore soggettivo. Per un personaggio dalle caratteristiche particolari, un bisogno in cima alla piramide può essere vissuto come primario (es. il bisogno di moralità in un individuo fortemente religioso). Parlando di personalità normali, comunque, la piramide ci aiuta ad avanzare di un gradino nel nostro ragionamento. Infatti, una volta verificato che il nostro personaggio agisca spinto da bisogni credibili e per lui importanti, possiamo prendere in considerazione un ulteriore consiglio dei maestri: se le poste in gioco non solo sono valide, ma si alzano nel corso della storia, il risultato sarà ancora più avvincente. Come dire che la situazione del personaggio dovrebbe andare peggiorando mentre ci avviciniamo al finale, in modo da esaltare il climax e le sue conseguenze.

Avete presente la sensazione che si prova, leggendo, nel vedere che il personaggio è sempre più nei guai e non riesce a risolverli come avevamo sperato? Questa sensazione di disagio per il lettore, dovuta al coinvolgimento emotivo, è un segnale meraviglioso per l’autore. Peccato che per ottenerlo sia costretto a tormentare il personaggio in tutti i modi che la fantasia gli suggerisce…

Vi capita di pensare alle poste in palio nella storia? Con quali bisogni tormentate i vostri personaggi?
P.S. Patty è stata così gentile da leggere il mio romanzo Due vite possono bastare. Se avete voglia di leggere la sua recensione, e magari farvi un giro sul suo blog Changes. Chances., la trovate qui.





22 commenti:

  1. Mi piace sempre leggere articoli sulla costruzione dei personaggi :)
    Avevo letto in un manuale che il personaggio ben costruito ha sempre un "fatal flaw", un insieme di comportamenti, idee o abitudini sbagliati, e che le difficoltà a cui andrà incontro devono proprio colpire quel punto debole - in un certo senso si possono dedurre i rischi più adatti da infliggere ai nostri personaggi dalla loro stessa caratterizzazione.
    Interessante la piramide dei bisogni, di sicuro aiuta a rendere la storia più verosimile. Una domanda che mi è venuta in mente leggendo: è possibile che la perdita dei sostegni più basilari (diciamo, le prime due/tre tacche della piramide) possa spingere il personaggio a interrogarsi su bisogni più alti che prima, con la sicurezza materiale, non affrontava perchè pensava di non averne bisogno? L'ideale sarebbe trovare prove che affrontino un po' tutti questi livelli allo stesso tempo :)

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    1. Mi piace l'idea del "fatal flaw", perché dà alla storia una specie di... ruzzola verso un epilogo che invece, come autore, sovvertirai.
      Il personaggio ha bisogno almeno di essere vivo per occuparsi di cose più elevate, a meno che non si entri nell'ambito del fantastico, perciò direi che almeno il primo livello deve essere soddisfatto; invece non è affatto detto che, oltre quel livello, debba salire i successivi nell'ordine. Anzi, mi sembra interessante il personaggio che, in assenza di sicurezza e appartenenza, va oltre. :)

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  2. Una delle parole chiave nel progetto che sto seguendo è "appartenenza". È uscita per caso e certo non pensavo alla piramide dei bisogni. Credo che appartenenza e autorealizzazione siano in effetti le prime poste in gioco per i miei personaggi.
    Poi, a dire il vero, faccio un po' fatica a schematizzare i miei personaggi. Magari altri per costruirli partono dal semplice al complesso, invece io li vedo già nella loro complessità e poi magari scompongo le parti della loro personalità e anche dei loro bisogni. Certo, magari scrivendo gialli è più facile: la prima posta in gioco è la verità sul caso. Bisogno costruire bene, però, il perché la verità sul caso è importante per i personaggi...

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    1. Secondo me questo genere di schematizzazioni può essere utile come no. E' un po' come guardare qualcosa al microscopio: non hai visione d'insieme, perciò sembra tutto strano, ma magari scopri qualche dettaglio utile. Magari. :)

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  3. Non è affatto una questione scontata. Non rischio nemmeno di darla per scontata, sono consapevole della sua centralità. (Soprattutto da quanto ho irrimediabilmente guastato un racconto non male con un personaggio di una incoerenza spaventosa...).
    La posta in gioco dipende dal personaggio, dal suo carattere, ovvero dalla sua caratterizzazione.
    Prima di tutto - e ne hai parlato a lungo - deve essere un personaggio a tutto tondo, non di cartone. Se è così, il lettore riuscirà a immedesimarsi in lui secondo me anche se non gli somiglia, un po' come ci immedesimiamo nel migliore amico anche se ha una personalità diversissima dalla nostra. Insomma l'importante è la coerenza.
    Interessante questa piramide di Maslow, ma lascia perplessa anche me, non tanto per il ruolo primario del sesso, quanto per la posizione così marginale dell'autostima, senza la quale non si va da nessuna parte (te lo dico io che ho problemi di autostima).
    Altri psicologi, sociologi e antropologi possono esserci d'aiuto, o anche la nostra personale visione della vita o quella di qualcuno che conosciamo: l'importante è che ci poniamo il problema da te sollevato dei bisogni del personaggio.

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    1. Vero. Porsi il problema, e osservarlo da soli da diversi punti di vista, è il modo per capire e trovare il proprio approccio personale. Parlandone, può darsi che emerga un punto di vista in più.

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  4. Sono anch'io stupita per la posizione del sesso nella piramide. Detto ciò, quando leggo post così ben articolati penso sempre che io in fondo scrivo un po' a caso, in maniera quasi primitiva, senza soffermarmi troppo, ecco. La mia editor mi ha detto recentemente che per inquadrare meglio un personaggio sfuggente, se si ha questo tipo di problematica, occorre rispondere a due sole domande: cosa vuole e di cos'ha paura? Le risposte in effetti sono sorprendenti e aiutano molto; il mio personaggio che aveva bisogno di essere meglio definito (il marito della protagonista che non volevo far diventare protagonista a sua volta ma che in effetti era un po' troppo assente, tanto valeva farla divorziata) alla domanda "cosa vuole" risponde "che la moglie non gli rompa le scatole" di cos'ha paura
    di perdere la sicurezza che ha raggiunto. Sandra

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    1. Cosa vuole e cosa teme. Veloce ed efficace, secondo me. Quanto ai post ben articolati, ti ringrazio, ma è un genere di post che alla lunga diventa ripetitivo. E' il problema di questo genere di blog: tratti gli argomenti in un modo, in un altro, ma alla fine li esaurisci, e ti esaurisci pure tu! E il blog che fine fa? Questo a te non può succedere. Spero di essere comunque utile ai lettori silenti, ma sul lungo termine serve un'evoluzione per blog come il mio.

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    2. Grazie a te. Però il mio blog dove parlo abbondantemente di fatti miei non raccoglie i consensi che hanno i blog più strettamente di scrittura, tantissime visualizzazioni, quelle sì, ma mai un numero esagerato di commenti. Si crea meno confronto dibattito, ecco. Ma alla fine mi va bene, il mio blog aderisce perfettamente alla mia personalità e vita. Sandra

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  5. Sono allibita (in senso buono ovviamente) e sto gongolando come una bambina che ha appena vinto una caccia al tesoro, e ti spiego il motivo! :-D
    Come ho accennato più volte, il mio romanzo copre un arco di tempo di quindici anni e gli obiettivi del protagonista subiscono un'evoluzione man mano che cresce ed acquista consapevolezza di sé. Vedendo la piramide di Maslow (che conoscevo ma avevo rimosso) mi rendo conto di questo:
    - nella prima parte del romanzo, l'obiettivo si trova nella categoria della sicurezza
    - nella seconda parte, in quella dell'appartenenza
    - nella terza, la stima
    - nella quarta (la più importante) l'autorealizzazione.
    Ovviamente si tratta di obiettivi che da soli non reggerebbero l'intera trama, ma si succedono reciprocamente. In poche parole, la realizzazione dell'uno innesca l'altro, e così via. C'è poi un desiderio più grosso, diciamo esistenziale, che attraversa tutta la trama.
    Questa piramide dunque va a rappresentare le varie fasi della vita, e questo è molto interessante.

    Sempre riflettendo sugli obiettivi, qualche giorno fa, mi sono resa conto di un aspetto che non è menzionato molto spesso: è vero che l'evoluzione psicologica del personaggio è fondamentale, ma è meglio se gli obiettivi sono tangibili, ovvero se il lettore non ha alcun dubbio a proposito della loro realizzazione. è facile dire "vuole diventare una persona assennata", ma in questo lo show don't tell può avere dei limiti. Il lettore deve poter misurare la vittoria e saperla capire fino in fondo.
    è già da un po' che vorrei scrivere un post su questo, lo sto elaborando. :)

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    1. Molto giusto! Gli obiettivi immateriali sono... aria. E' sempre una buona idea tradurli anche in qualcosa di concreto. Un post su questo ci sta bene!
      E' una discreta soddisfazione quando si scopre di avere fatto le cose per bene seguendo l'intuito. Significa che alla base c'è una sensibilità allenata, e tanti tanti libri letti. :)

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    2. Non lo metterò oggi per non essere ripetitiva (ne sto scrivendo uno sulla scena) ma prossimamente lo farò di sicuro. :)
      Grazie per i complimenti, quanto ho scoperto è abbastanza rincuorante.

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  6. Post interessante e ben spiegato. Mi permetto di aggiungere una postilla alla teoria dei bisogni fondamentali, che potrebbe aiutare chi scrive YA o comunque vuole creare personaggi giovani.
    Al giorno d'oggi, nella cultura occidentale, la base della piramide non viene avvertita dalla maggior parte delle nuove generazioni (quelle che non hanno vissuto la guerra, la fame e la carestia).
    I ragazzini moderni, praticamente, non sono consapevoli di avere bisogni fisiologici perché questi vengono soddisfatti prima di manifestarsi; ne deriva l'obesità (il bambino non sa di avere fame o non fame, non mangia perché ha appetito, ma perché è buono oppure per sopperire a una fame emotiva), la promiscuità sessuale (il corpo è un'arma per ottenere qualcosa o riempire un vuoto emotivo o per possedere qualcuno), l'uso di droghe per ovviare alla necessità di dormire o mangiare...
    Gli esempi si sprecano, ma c'è da deprimersi :(

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    1. Ah sì, queste sono specifiche molto utili, per me innanzitutto! :) Diciamo che non approfondirò troppo, sennò mi deprimo davvero, ma ne terrò conto nei miei progetti YA. Sigh.

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  7. Al primo colpo d'occhio la piramide di Maslow mi ha fatto venire in mente i colori dei sette chakra (benché nella piramide i settori e i colori siano cinque). Infatti anche nei chakra si parte con il primo, il più legato alla materia, con il colore rosso, per arrivare fino al settimo viola. Chissà se c'è qualche forma di collegamento...

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    1. Molto simili! Chissà, forse avrebbe anche senso. Non so abbastanza dei chakra per dirlo, ma forse Chiara il nesso lo trova. :)

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  8. Sul sesso ti do ragione.
    Riguardo ai personaggi, a me piace maltrattarli, ho smesso per fortuna da tempo di affezionarmi a loro. Ma i primi tempi in cui scrivevo no, non volevo che morisse nessuno, doveva filare tutto liscio. Adesso invece sono quasi un serial killer dei personaggi :D

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    1. Un'evoluzione letale? Per ora non mi è capitata, ma non si può mai sapere... ;)

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  9. Avevo già visto la piramide die bisogni e mi era sembrata piuttosto veritiera (anche se, come dici anche tu, mi sono stupita di trovare il sesso in posizione tanto bassa, quindi fondamentale!).
    Di certo non ci si può basare su quella per i propri personaggi, ma di sicuro aiuta a capire se si è sulla buona strada. Io ad esempio mi chiedo, ogni volta che penso ai miei personaggi, "Perché dovrebbe fare questo?", o "Che cosa succede se non riesce nel suo intento?", "Che cosa spera di ottenere?".
    Mi aiuta questa tecnica: facendomi domande chiare, alle quali non posso sfuggire, riesco a capire meglio il punto della situazione e non faccio confusione :D

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    1. Le domande aiutano molto, soprattutto quando si intuisce che qualcosa non va, ma non si riesce a capire cosa.

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  10. Non avevo mai sentito parlare di questo metodo. Per adesso mi limito a chiedere a me stesso: "Quindi?", e allora inizia una raffica di obiezioni. Se la scena sopravvive procedo, altrimenti taglio (e parecchie scene sono già saltate).

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    1. E' solo un mio ragionamento, non un metodo. Sono sicura che il tuo "quindi?" funziona più che bene. :)

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