21 febbraio 2016

La scrittura vista da Sarah Manguso



Sarah Manguso



Lo scopo dello scrittore serio non è esprimere se stesso, né creare qualcosa di bello. Anche se questo può avvenire, è secondario. Lo scrittore serio scrive per impedire alle persone di cadere nella disperazione. Se hai questo concetto ben chiaro in mente, il desiderio di produrre qualcosa di bello o geniale si rivela futile e vano al paragone. Se le persone leggono la tua storia e, come risultato, scelgono la vita, allora stai davvero facendo il tuo lavoro.







Sarah Manguso è una scrittrice statunitense nata nel 1974. Il suo memoir The Two Kinds of Decay è stato scelto nel 2008 dal San Francisco Chronicle come "Best Nonfiction Book of the Year".

Trovate il suo sito qui e la pagina Wikipedia su di lei qui


Cosa ne penso 

È un ideale molto elevato e sicuramente non alla portata di tutti, ma sono d'accordo con la Manguso. Mi piacerebbe regalare ai lettori un raggio di luce, uno spunto di riflessione o un po' di sollievo dai loro fardelli personali. Non penso mai a creare un capolavoro o a esprimere me stessa, anche se quest'ultima cosa la faccio, inevitabilmente.

 E voi, cosa ne pensate?



 

31 commenti:

  1. Non sono molto in sintonia con questo modo di intendere la scrittura, che è talvolta impegno civile, anche quando non si tratta di saggistica in senso stretto. Non capisco perché un libro debba essere una consolazione o alleviarmi l'esistenza: io voglio che mi faccia pensare, sia un fantasy, sia un noir, sia un classico. Non è questione di genere, ma di autore. Leggo anche autori che non fanno pensare comunque eh XD
    Invece, per me un libro deve essere (anche) qualcosa di "bello", perché forma e stile sono importanti e mi pare che oggi si tiri in ballo questa argomentazione quale scusante, generalizzo si capisce. E scrivere non è un lavoro... se lo si intende come tale, mi pare venga meno la prima parte del discorso dell'autrice.
    Oh insomma, stavolta non m'è piaciuta la citazione, ahahahah!
    Grazia, abbi pazienza con me :D A presto e buona serata!
    P.S.: il tuo pensiero è molto più equilibrato e sensato, perché parli di intenzioni che muovono dalla tua sensibilità.

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    1. Sì, però il mio pensiero non se lo fuma nessuno! Bè, quasi. ;)
      Le parole di Sarah Manguso sono abbastanza estreme, in effetti; la lettura di un libro può fruttare al lettore "consolazioni" di tipo molto diverso, dalla curiosità alla risata, dalla commozione all'eccitazione. Questo modo di estremizzare i concetti è molto comune nelle citazioni di scrittori più o meno famosi, tanto che mi viene automatico de-estremizzare per trovare il terreno comune. Magari gli autori in questione non ne sarebbero entusiasti, ma così colgo le vicinanze più che le distanze, e poi... loro non lo sanno. :)

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  2. Ecco, questa mi sembra una banalità proprio.
    Non si può affidare ai libri una responsabilità simile e il lettore non penso si ponga dinanzi a un testo cercandovi questo, a meno che non si legga una testimonianza di vita in un particolare momento.

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    1. Ah ah, un successone questa citazione! Nel mio caso, come lettrice non cerco un aiuto preciso in ciò che leggo, ma mi capita a volte di riceverlo ugualmente, ed è un'esperienza memorabile.

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  3. Molto interessante. Ma come si fa a "scrive per impedire alle persone di cadere nella disperazione"
    senza creare qualcosa di geniale o straordinariamente bello?

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    1. Hai proprio ragione. Bellezza e genialità saranno anche sottoprodotti di uno scopo più alto, ma sono sempre presenti quando si raggiunge quello scopo e sono un mezzo - forse l'unico? - per arrivarci.

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  4. un libro in realtà può fare molto, può far scattare dei ragionamenti, anche di fronte a storie molto tristi può farci capire che non siamo i soli che affrontano un dolore e in questo senso può motivarci ad andare avanti nella vita, salvandoci dalla disperazione.
    Sta di fatto che autori disperati di lì a poco, magari, morti suicidi, abbiano scritto libri molto belli e intesi anche se magari non salvano dalla disperazione...

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    1. E' verissimo. Sicuramente la definizione di Sarah Manguso non abbraccia la scrittura in generale, ma solo una sua parte.

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  5. Senza contare che a molti basta accendere la televisione a caso.

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    1. Per consolarsi o decidere di farla finita? ;)

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    2. Che dire, sono talmente tanti che se la facessoro finita non finirebbe solo la televisione.
      Ci sono tanti modi di consolarsi. Credo che ad alcuni la parola "consolazione" vada stretta, e forse sono proprio quelli che preferiscono un libro alla televisione.
      E questo sì che dovrebbe esse preso in serie considerazione da uno scrittore serio.

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    3. "Consolarsi" è davvero un termine ristretto per l'argomento di cui parliamo.

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  6. In effetti non mi è molto chiaro che cosa significa impedire di cadere nella disperazione. Ci sono libri memorabili che, personalmente, mi hanno fatto venire voglia di lanciarmi dalla finestra: uno per tutti, "1984" di G. Orwell. Secondo me avviene proprio il contrario di quanto sostiene l'autrice: scrittore e lettore viaggiano insieme con la fantasia, evadono da una realtà deprimente, vincono la noia della giornata, assimilano concetti differenti anche a livello inconscio, e molto altro. Però la storia viene scritta con lo stile che è più congeniale (alla storia stessa e all'autore), e la forma è anche sostanza.

    Se, invece, l'autrice chiama in causa la narrativa impegnata, quella sociale alla Saviano per intenderci, beh... ci sarebbe da scrivere un post solamente su quello. :-)

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    1. Chissà se alla Manguso piace "1984". Secondo me la citazione non entra nel merito del "come" si arrivi a dare speranza ai lettori. Io ricevo: "scrivo con questo ideale in mente, che per me è più importante di tutto", ma come spinta ideale, non come recinto che limiti le modalità di scrittura. La storia passa comunque attraverso una trama, uno stile, una forma, dei personaggi che possono essere i più disparati. Comunque mi rendo conto che in generale questa citazione è sentita dai lettori in modo diverso da come la sento io, e anche questo è interessante. :)

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  7. Anche io mi trovo d'accordo, perché mi piacerebbe che il mio romanzo regalasse al lettore un barlume di speranza. Come sai, per me il messaggio è molto importante. Più esso è forte, più si tende la mano al lettore, per tirarlo fuori dal buco nero in cui si è imboscato... :)

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    1. Anche senza pensare a lettori disperati, chi non ama il rimescolamento interiore dato da una buona storia ben raccontata e illuminante? Questo non significa che l'autore si sia messo a scrivere pensando "oh, vediamo un po' che lezioncina faccio al lettore". In mezzo c'è sempre la storia, pura e semplice, e il piacere di scriverla e raccontarla; il resto, per quanto lo si possa mettere al primo posto nelle priorità, lavora dietro le quinte.

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  8. Mi piace. L'idea di far sorridere, di far vedere la realtà da altri punti di vista e di far stare bene è bellissima. I libri servono anche a questo. Sicuramente dipende anche dal genere, però. I drammatici secondo me non riuscirebbero molto in questo intento. Tu che dici?

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    1. La letteratura è piena di capolavori drammatici, ma non sempre le sofferenze dei personaggi si traducono in sofferenze per il lettore. L'alchimia è molto complicata! Puoi leggere di morti e tradimenti, ma lo stesso sentire che dal libro ti arriva qualcosa di positivo, così come puoi leggere di realtà quotidiane e "normali" ma sentirti schiacciato a terra. Sono libri che abbandono non appena ho questa impressione, per quanto siano belli e famosi; ma capisco che è questione di gusti personali.

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  9. Non avevo mai pensato alla scrittura in questi termini, anche se la definirei terapeutica di certo.
    Io non scrivo con così alti ideali, sinceramente.

    A proposito di storie che ti ispirano e motivano, ieri sera ho visto il film "Still Alice" e mi ha fatto esattamente questo effetto. La scheda dell'autrice del libro, Lisa Genova, dice che il successo è arrivato con il contratto con una grande casa editrice, ma dopo che la neuropsichiatra aveva distribuito il suo libro porta a porta. Non so cosa s'intenda per porta a porta, ma non deve essere stato facile. Io di certo non avrei la faccia tosta di promuovere il mio libro in quel modo. Chapeau alla sua perseveranza.

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    1. Metto in lista "Still Alice" e mi inchino all'autrice del libro (la mia faccia tosta si arena molto prima). :)
      Per me far stare bene il lettore è un ideale lontano, che non ho davvero presente mentre scrivo, ma se mi domando perché lo faccio, e continuo a scavare in cerca del motivo ultimo, trovo questo.

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  10. Non conoscevo la scrittrice. È una frase di estremo interesse. In fondo è un modo per mettersi dalla parte del lettore e considerare le sue esigenze. Uno dei molti modi, uno dei più interessanti.

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    1. Nemmeno io conoscevo la scrittrice, di cui non è stato ancora tradotto niente in italiano, né prosa, né poesia. Non mi dispiacerebbe scoprire come traduce in pratica l'ideale che esprime in questa citazione.

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    2. Aggiungo che potrebbe essere il rovesciamento ovvero l'esatto opposto del difetto imputato ai dilettanti: usare la scrittura per sfogarsi dei propri problemi

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  11. Sì, anche a me piacerebbe regalare motivi per continuare a vivere felici, ma già mi accontenterei di offrire una buona compagnia. :)

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  12. Questo punto di vista mi tocca moltissimo perché spesso nei momenti tristi della mia vita ho cercato conforto e soluzioni nei libri. Io sono convinta che un libro possa 'salvarti' in qualche modo. Leggere un libro su una vicenda e trovarsi in sintonia con l'autore o condividere un punto di vista può aiutare a inquadrare le cose da un'altra prospettiva. Comunque io quando scrivo credo prima di tutto di esprimere me stessa e non penso a salvare il mondo, certo che se, con quello che scrivo, posso aiutare qualcuno anche solo donando un momento di piacevole svago sono molto contenta.

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    1. Credo anch'io che un libro possa essere importante e anche decisivo, in certi momenti. Magari l'aiuto si traduce solo in un tenere compagnia o dare un momento di svago, come dici tu, ma chi può dire dove ti porta un libro? ;)

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  13. Be' devo ammettere che mi sembra un tantino esagerato. Dipende da cosa scrivi e cosa vuoi scrivere.
    Se un autore scrive su come vivere bene con sé stessi, essere fieri di ciò che si fa e non cadere in depressione, sì certo, condivido questo punto di vista. Ma penso che uno scrittore si possa ritenere felice, soddisfatto e orgoglioso del proprio lavoro quando il lettore viene coinvolto ed è contento di aver letto un dato libro.
    Ci sono quei romanzi che in un certo periodo della nostra vita ci aiutano molto, ci sono di sostegno quasi come se fossero nostri amici. Tuttavia dire che un autore deve puntare solo a quello mi pare pretendere troppo.

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    1. Di sicuro la soddisfazione del lettore è già da sola un ottimo risultato per un autore, e può essere il suo unico obiettivo. Se riesce a dare al lettore qualcosa di più profondo, è un valore aggiunto, ma non è cosa che si decida a tavolino. Tutto passa attraverso la qualità della storia. Credo che comunque il suo ideale sia espresso in termini tanto categorici da rendere difficile condividerlo senza uno sforzo di traduzione.

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  14. "Lo scrittore serio scrive per impedire alle persone di cadere nella disperazione": a me piace molto questo obiettivo della scrittura così come amo il suo invitarmi a viaggiare con fantasia, comunque modi per evitare la disperazione!

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    1. Che un lettore possa essere incoraggiato dalla storia che legge a "scegliere la vita" mi sembra meraviglioso.

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