30 maggio 2017

Ho corso con Murakami Haruki

Murakami Haruki

 

 

 

 

Scrivere, correre... vivere!

Oggi sotto la mia lente c'è Murakami Haruki.












Ciao a tutti, ben trovati!


Mi piacerebbe avere corso davvero con Murakami; anzi, in generale mi piacerebbe riuscire a correre meglio di una gallina nel cortile. L'argomento di oggi, però - che molti di voi avranno già indovinato - è il  libro di Murakami L’arte di correre. Ispirata da questo articolo di Daniele Imperi, specifico subito: la mia non è una recensione, ma il racconto di qualche spunto tratto dal libro, che ho molto apprezzato.

Ho comperato L'arte di correre senza premeditazione, a Verona, un giorno in cui aspettavo la partenza del mio treno e la libreria Feltrinelli mi sembrava il posto ideale per occupare quella mezz’ora. Non ho trovato romanzi che mi tentassero, perché in questo periodo tendo a preferire la saggistica alla narrativa (con tutti gli effetti collaterali del caso), ma L’arte di scrivere mi ha incuriosita. Sapevo che in questo libro Murakami raccontava del suo rapporto con la corsa, e inevitabilmente di se stesso, quindi ci avrei trovato la viva voce dell’autore.


Mi piace sentire parlare di sport, o più precisamente della filosofia dello sport. In generale ho l’impressione che il movimento fisico non sia coltivato e apprezzato nella sua importanza. Chi fa qualche ora di palestra per mantenersi tonico, oppure per dimagrire, difficilmente sente il bisogno di parlarne, come se si trattasse soltanto di manutenzione ordinaria della macchina-corpo. Per me non è così. Anche se sono pigra come tutti, sento il bisogno non solo fisico, ma anche spirituale di avere un’attività che mi accompagni. Un Murakami che, pur essendo uno scrittore famoso, non solo sente il bisogno di praticare un’attività sportiva a buoni livelli, ma le attribuisce anche importanza sufficiente a dedicarci un libro, merita sicuramente la mia attenzione.

L’arte di correre si è rivelato un’ottima lettura, per me che già apprezzavo Murakami come autore di romanzi. Ancora oggi, a distanza di settimane, mi trovo a ripensare a un aspetto o l'altro del libro, o piuttosto a quello che si intuisce dietro le pagine.

In Murakami il maratoneta, l’uomo e lo scrittore sono tutt’uno. Nel libro non ho trovato il personaggio di successo che racconta le proprie esperienze alla luce del proprio essere “speciale”, ma un essere umano come me o voi, che fa cose normali – tipo la ultramaratona del lago Saroma, cento chilometri in poche ore, per dire. Capisco bene che questa prestazione tanto normale non lo è, ma vi assicuro che Murakami la fa sembrare tale. Mi è rimasta l’impressione che quest’uomo corra – e scriva – come un uccello canta o un pesce nuota, senza fuochi d’artificio e senza effetti speciali, con solido metodo. Lo fa perché lo ritiene giusto per sé e perché ha deciso di farlo, quindi lo vuole fare bene.

Questa coerenza e questa modestia, del raccontare come del sentire, hanno sicuramente le loro radici nella cultura giapponese, così lontana dal culto della personalità. Lo stesso ne sono rimasta colpita come da una dote naturale. La voce di Murakami, pacata, misteriosa nella sua semplicità, è inconfondibile. Quando parla di sé – poco, perché non gli piace stare sotto i riflettori – sembra di sentire parlare uno dei protagonisti dei suoi romanzi.

Ma vediamo cosa dice l’autore della scrittura, il nostro pallino prediletto.

Secondo Murakami, nel mestiere dello scrittore non c’è vittoria o sconfitta. Indipendentemente dai riscontri dei lettori e della critica, l’essenziale è che l’opera compiuta corrisponda ai criteri che lo scrittore stesso ha stabilito.


In questo senso scrivere è un po’ come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.


Ricorda bene il momento in cui ha deciso di scrivere, mentre assisteva a una partita di baseball.


Hilton fece una battuta a terra lungo la linea sinistra del campo […], poi a velocità pazzesca girò la prima base e si fermò sulla seconda. Ecco, fu in quel momento che mi colpì il pensiero: “Voglio scrivere un romanzo.” Ricordo ancora il cielo completamente sereno, la sensazione dell’erba fresca appena spuntata, lo schiocco della mazza contro la palla. In quel momento dal cielo scese in silenzio qualcosa, e io lo presi. Sì, lo presi.


La decisione di scrivere cambiò la sua vita, ma non la rese subito più facile.


Nel locale mi occupavo della gestione […], stavo dietro il banco a preparare cocktail e stuzzichini fino a notte fonda, poi chiudevo, tornavo a casa, mi sedevo al tavolo della cucina e finché non mi veniva sonno lavoravo al manoscritto del momento: questa è l’esistenza che ho condotto per circa tre anni. Avevo l’impressione di vivere il doppio della gente comune.


Dopo la pubblicazione dei suoi primi due romanzi, Murakami ritenne opportuno lasciare il lavoro per dedicarsi alla scrittura. Amici e conoscenti si mostrarono perplessi, quando non contrariati. Il bar stava andando benissimo; perché non assumere qualcuno per mandarlo avanti, e ritirarsi a scrivere in solitudine?


Comunque non sono riuscito a seguire tutti quei buoni consigli. Perché quando faccio qualcosa, qualunque essa sia, se non mi ci dedico anima e corpo non concludo nulla, sono fatto così. […] Quando ho un progetto mi ci butto a capofitto e, se va male, accetto di darmi per vinto. Se invece dovessi fallire perché ho fatto le cose a metà, probabilmente me ne pentirei finché campo.


Spesso gli viene chiesto quale sia la qualità più importante per uno scrittore.


Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, è il talento. Se uno non ha il minimo talento letterario può scervellarsi finché vuole, metterci tutto il suo ardore, non scriverà mai nulla di valido. Più che una qualità necessaria, questa è una condizione preliminare.


Del talento, però, è difficile controllare quantità e qualità. Viene e va quando vuole, senza che sia possibile gestirlo in modo efficace. Per questo è importante che al secondo posto ci sia…


[…] la capacità di concentrazione. La facoltà intellettuale di riversare tutto il talento di cui siamo dotati, intensificandolo, su un unico obiettivo. Chi non è capace di fare questo non riuscirà a portare a compimento nulla di buono.


Dopo la concentrazione, viene la perseveranza.


A uno scrittore – per lo meno a chi non si accontenta di buttar giù poche pagine – occorre la capacità di continuare a concentrarsi giorno dopo giorno per sei mesi, un anno, due anni di fila.


Ma il materiale con cui l’artista ha a che fare è delicato e potenzialmente pericoloso.


Fondamentalmente, concordo con l’affermazione che scrivere è un’attività malsana. Quando decidiamo di creare una storia dal nulla servendoci di parole e frasi, necessariamente portiamo alla luce un elemento tossico che fa parte del nucleo emotivo dell’essere umano. […] Senza l’intervento di quell’elemento tossico, un atto creativo dal significato autentico non è possibile – scusa l’esempio terra-terra, ma è un po’ come quando si dice che la parte più buona del pesce palla è quella più vicina al veleno.


Quindi all’artista che spera di scrivere a lungo in maniera professionale, e creare storie forti, serve sviluppare un sistema immunitario specifico che possa neutralizzare quel pericoloso, se non fatale, elemento tossico che si porta dentro.


[…]…è necessaria un’energia non superficiale. Un’energia che dobbiamo cercare da qualche parte. E dove altro possiamo trovarla, se non nella nostra forza fisica di base? […] Per manipolare qualcosa di veramente malsano è necessario condurre una vita più sana possibile. Questa è la mia tesi.


Senza una fonte costante di energie, diventa più probabile il declino letterario, un crollo nelle capacità creative.


Possibilmente, vorrei evitare questo genere di declino. La letteratura che ho in mente è qualcosa di più spontaneo, di più vigoroso. Deve essere una forza vitale che tende naturalmente in avanti. Per me scrivere consiste nell’arrampicarmi su monti impervi, scalare pareti rocciose e, al termine di una lotta accanita, giungere in vetta. Vincere o perdere contro me stesso: esistono soltanto queste due possibilità. È un’immagine interiore che ho bene in mente quando scrivo. […] Quindi, anche se mi sento dire che “uno come me non è un artista”, continuo a correre.



Quello di Murakami non è certo l’unico modo di intendere la scrittura – immagino ne esista uno per ogni scrittore – ma ho apprezzato molto la sua chiarezza di intenti, la capacità di sacrificio e la forte autonomia nelle scelte.

Murakami è così entrato a far parte della ormai nutrita schiera degli esseri umani che sono felice di avere incontrato. Spero che anche voi possiate trovare nelle sue parole una fonte di ispirazione.


Avete persone di riferimento di questo tipo, relativamente alla scrittura o alla vostra vita in generale? Come vi è capitato di “correre” con loro?



* Per saperne di più su Murakami Haruki, Wikipedia.



P.S. Piccola digressione sul titolo: un anno fa pubblicavo sul blog il post Ho incontrato Bruce Lee. Il titolo, che non voleva essere un acchiappa-lettori, deve essere piaciuto molto (forse ai motori di ricerca), tanto che quel post è stato e resta uno dei più visualizzati di sempre sul mio blog. E non di poco! Per intenderci, ha nove volte le visualizzazioni del secondo in classifica. Non è strano, per un blog che parla di scrittura? Con il titolo di oggi tento di scoprire se davvero l'importanza del titolo è di questa portata.



26 commenti:

  1. Prima o poi darò un'altra possibilità a Murakami, che per adesso non mi ha impressionato. Magari questo potrebbe essere il libro giusto? Vedremo!

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    1. Ecco, il termine "impressionato" secondo me si applica poco agli scritti di Murakami, per quanto li conosco. Più che altro lo trovo uno scrittore da feeling istantaneo o niente, ma forse è soltanto una mia idea.

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    2. Marco, questo ti piacerà.

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  2. Porte sfondate con me, Grazia, che amo Murakami proprio per tutte le cose che hai detto tu: la sua bravura è solo il culmine di una serie di elementi che confluiscono nella sua personalità: il modo in cui vede le cose, con questa saggezza tutta giapponese, il modo in cui le scrive, poi, quelle cose. Condivido tutto, dedicarsi anima e corpo a un progetto, concentrarsi, perseverare, ma soprattutto l'idea che per allenare la mente occorra anche allenamento fisico. Del resto, qualcuno prima di noi aveva le idee molto chiare in merito se diceva "mens sana in corpore sano" 😉
    Il mio punto di riferimento resta mio nonno, che mi ha insegnato senza dirmelo direttamente che il talento va messo in pratica, qualunque strada esso prenda; va sviluppato, coltivato con dedizione e amore. Sono felice di avere ereditato da lui una piccolissima porzione di tutte le cose che sapeva fare bene.

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    1. Sei fortunata a essere cresciuta con un punto di riferimento di questo tipo. Da bambini siamo meno condizionati e più sensibili all'esempio di chi ci sta intorno, mentre più tardi i semi che ci fanno crescere devono superare molti filtri. Posso chiederti cosa faceva bene, tuo nonno?

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    2. Tutto. Mi credi?
      Lui, intanto, era professore di italiano, latino e greco al liceo classico, poi preside dello stesso; scriveva poesie, dipingeva e scolpiva come un vero artista, sapeva cucinare in modo speciale e pensa, è stato pure sindaco della mia città. Un uomo amatissimo e non solo dalla sua famiglia. 😊

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    3. Santo cielo... un pezzo da novanta, se mi permetti l'espressione un po' rustica. ;)

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    4. Te lo permetto, certo. Era unico, il mio nonnino! :D

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  3. L'arte di correre ce l'ho in lista da quando ho iniziato a ...camminare veloce, perché nel correre ho problemi con lo stacco del piede. Che l'attività fisica, da camminata a corsa, faccia bene alla scrittura è stato dimostrato pure scientificamente: si generano addirittura nuove cellule cerebrali! Grazie per questi spunti, devo proprio sbrigarmi a leggerlo.
    PS: il prossimo post potrà essere "Ho cenato con..." :)

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    1. Ah, sì! E ti dirò che ho già qualche idea di chi vorrei a tavola con me. :) La camminata veloce è una cosa che ho in mente da tempo, visto che la vera corsa non mi è congeniale per motivi simili ai tuoi e di respirazione. (Prima o poi dovrò impegnarmi a mettere in pratica qualcosa di quello che "vorrei", invece di lasciare cadere quasi tutto nel dimenticatoio.)

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  4. Ciao Grazia! Lo hai parafrasato benissimo:"Secondo Murakami, nel mestiere dello scrittore non c’è vittoria o sconfitta. Indipendentemente dai riscontri dei lettori e della critica, l’essenziale è che l’opera compiuta corrisponda ai criteri che lo scrittore stesso ha stabilito". È ciò che ho sempre pensato. Ne parlavo alcuni giorni fa con un amico, non riuscivo a spiegarglielo: per me la scrittura è arte, bellezza e se arrivo a decidere onestamente che, secondo i miei personali parametri, ciò che ho scritto è valido, il resto è secondario. Bellissima la metafora del pesce palla! Molto giapponese! Quanto alla convinzione che la scrittura presupponga uno stile di vita abbastanza sano - anche senza necessariamente essere degli sportivi - mi pare che tu lo abbia sempre affermato. È difficile non essere d'accordo...anche se il cliché del poeta maledetto è molto seducente.

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    1. E' vero, l'importanza di avere un corpo attivo e in forma corrisponde molto alla mia idea di benessere, oltre che di creatività. Infatti al momento sono sotto il mio standard di movimento, e ci rimugino sempre su senza risolvere... male, male! ;)

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  5. L'arte di correre, un libro che ho letto inaspettatamente un anno e mezzo fa. È stato il primo e forse non ultimo testo di Haruki che ho letto. Ricordo ancora la sensazione di fine (ultima) pagina: bello.
    Un bel libro, un buon libro. Buono nel senso che era buono, privo di inutili contorni (pompati) che si allontanano dal vero. Uno scritto sincero, reale, e per questo, bello. Niente di più niente di meno.
    Come dici tu, questo risultato è merito della cultura giapponese lontana dal culto della personalità e... sai, quando ho letto questa frase ho avuto un brivido, perché è proprio uno degli aspetti più marcati che ho notato nel mio viaggio nel paese del sol levante. Mi ha colpito molto il fatto del non aver bisogno di mostrare più di ciò che si è, al contrario del mondo occidentale dove si respira sempre questa vergogna, questa inadeguatezza fisica, di abilità, questa voglia di apparire meglio. Nelle grandi città mi aspettavo di vedere persone diverse, invece gli atteggiamenti erano molto umili e rispettosi. Alcuni sembravano indossare i primi abiti trovati nell'armadio, colori a caso, senza il bisogno di valutare cosa ne penseranno gli altri.
    Sulla questione del talento non ci piove, come in ogni altra forma d'arte d'altronde. Mi vien da pensare alle parole di J.Hillman, il quale diceva che molti hanno il talento, pochi il carattere che può realizzarlo. Solo in quel caso si manifesta l'eccezionalità.
    Inoltre, le parole di Haruki quando scrive del connubio tra energia e vita sana mi danno proprio man forte, dato che, come ben saprai, parlo molto di energia sul mio progetto.

    Complimeti per il post, degno del nome del predecessore :)
    Mi sa che ti copio hehehe. Allora, ecco i titoli per i miei prossimi articoli:
    Ho combattuto con Muhammad Ali
    Ho fatto una crociera con Johnny Depp
    Ho meditato col Dalai Lama
    Come aiutai Mike buongiorno a sostituire una ruota
    Quella volta che diedi un ceffone a Bud Spencer

    Mi sto facendo prendere la mano, scusa l'idiozia :)

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    1. Ho cucinato con Cracco? Ho camminato con Aristotele? E' un universo appena scoperto. ;)

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    2. No, no. Non farmi partire, altrimenti ci passo tutto il giorno :)

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  6. Deve essere una forza vitale che tende naturalmente in avanti, mi piace questa considerazione riferita alla scrittura. Non ho letto nulla di Murakami e vorrei colmare questa lacuna prima o poi...
    Mi sono piaciute molte considerazioni che hai riportato stuzzicando la mia curiosità di lettore.

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    1. Allora spero che Murakami ti piacerà. :)

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  7. "La motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno." Anche se non conoscessi nulla di questo autore, basterebbe questa frase a farmi esclamare: "Murakami forever!"

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    1. Anch'io ho trovato quella frase molto indicativa del suo modo di intendere la scrittura, in particolare per i termini stessi che ha scelto: silenzioso, preciso. Sono poche parole che creano tutta una situazione.

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  8. Ben ritrovata Grazia, è sempre un piacere leggerti. Ho apprezzato alcune riflessioni di Murakami tra cui quella di mantenere il corpo sano per evitare il declino della mente. La vita dello scrittore in effetti è malsana: solitudine, sedentarietà, fumo e caffè. Di sicuro correre o anche solo passeggiare è necessario per spezzare le cattive abitudini.

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    1. Grazie mille, Rosalia. :) Io sono una scrittrice dai costumi abbastanza morigerati, ma un po' di movimento in più mi farebbe bene. La solitudine credo sia inevitabile, anche perché forse è all'origine dello scrivere, oltre a esserne una conseguenza.

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  9. Uno dei suoi migliori, una biografia che mi ha appassionato. L'ho recensito anche da me, se ti va di leggere, lo trovi fra le voci "recensioni". Adoro la citazione sull'elemento "tossico", credo che le sue descrizioni dell'arte dello scrivere siano fra le migliori che si trovano in giro.
    Io ho corso e corro, anche se lui non c'è più, con mio padre. Un grandissimo uomo che avrà per sempre tutta la mia ammirazione.

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    1. Non avevo letto il tuo articolo, ma recupero adesso. :) E' bellissimo quello che dici su tuo padre... credo che poter condividere una passione con un proprio familiare sia meraviglioso e speciale, qualcosa che porti con te e non finisce mai di nutrirti.

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    2. Abbiamo anche scelto la stessa foto! Non mi meraviglio, perché è bellissima. ;)

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    3. Grazie per aver lasciato anche lì un segno del tuo passaggio. :)

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