17 agosto 2017

La scrittura vista da Jhumpa Lahiri


Jhumpa Lahiri



Il mio lavoro accumula frase su frase. Dopo una fase iniziale in cui siedo paziente, o meno paziente, lottando per localizzarle e afferrarle, le frasi iniziano ad arrivare, già pienamente formate nella mia mente. Spesso le sento mentre scivolo nel sonno. Mi vengono sussurrate, non so da chi. Da me stessa, lo so, anche se la fonte sembra indipendente e recondita, soprattutto all’inizio. Accendo la luce, scribacchio una o due frasi frettolose sul pezzo di carta che il mattino dopo porterò al manoscritto, al piano di sopra. Sento frasi mentre guardo fuori dalla finestra, taglio le verdure o aspetto sola al binario della metropolitana. Sono tessere di un mosaico che mi vengono trasmesse in ordine sparso, senza una logica evidente. Sento soltanto che fanno parte della storia.





Jhumpa Lahiri (Londra, 11 luglio 1967) è una scrittrice statunitense di origine indiana. La sua prima raccolta di racconti brevi, L'interprete dei malanni (Interpreter of Maladies), uscita nel 1999. ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2000. Dal suo romanzo L'omonimo, del 2003, la regista Mira Nair ha tratto il film Il destino nel nome - The Namesake. Il suo romanzo Una nuova terra, uscito nel 2008, ha vinto la III edizione del Premio Gregor von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera nel 2009. Appassionata della lingua italiana, dal 2012 al 2014 ha vissuto a Roma con i suoi due figli e il marito, Alberto Vourvoulias-Bush, giornalista guatemalteco. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro scritto direttamente in italiano, l'autobiografico In altre parole, vincitore nello stesso anno del Premio Internazionale Viareggio-Versilia.


12 commenti:

  1. Beata lei, io mi guardo in giro e sento solo puzza

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un vero peccato. Dalle mie parti l'aria è migliore, per fortuna. :)

      Elimina
  2. Esatto: un mosaico. O un puzzle. Io in genere penso alla storia e la pianifico per molto tempo senza scrivere nulla. A volte la dimentico poi la ricordo. È un processo che dura mesi o anni. E alla fine le varie parti mi si presentano un giorno dopo l'altro, non di seguito: in ordine sparso, ma ormai la collocazione mi è chiara e alla fine "assemblo".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo sia il modo migliore per lasciare crescere la storia. Io tendo a volerla incasellare troppo presto per stare nei tempi che ho deciso, ma così il processo rischia di diventare forzato.

      Elimina
  3. Anche io mi chiedo ogni tanto come certe frasi mi vengano in mente. Le scrivo e mi rendo conto che è come se fossero sempre state nelle mie mani, in attesa di spuntare su carta.
    Anche Clive Barker aveva detto una cosa simile al riguardo, scrivendo nella prefazione di un suo romanzo che le storie viaggiano in cerca di una mano che le scriva, e che per fortuna a volte scelgono noi per essere raccontate.
    L'ho sempre trovata un'immagine molto bella. Ci ricorda che oltre all'impegno, alla tecnica, alla fatica di scrivere, c'è dell'altro, una sorta di magia. Che in fondo è il vero motivo per cui si ama scrivere :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero è una specie di magia quando le parole sembrano uscire da sole, senza essere elaborate dal cervello. E' un'impressione bellissima, indimenticabile... ma credo sia più di un'impressione. :)

      Elimina
  4. Già frasi, ragazza fortunata!
    Per me sono immagini, cercare le parole è il duro lavoro che tocca a me...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In generale anch'io cerco il modo di tradurre le immagini in parole. Qualche volta, però, mi capitano frasi che mi sembra di non avere pensato, e mi piacciono con la stessa sorpresa che di solito si prova per le frasi altrui.

      Elimina
  5. Quando sono frasi mi arrabbio perché arrivano sempre in momenti in cui non posso prendere appunti, e finisco per perderle. Preferisco immagini e idee perché ho il potere di crearle, di "disegnarle" a mio piacimento. Ma lo ammetto, l’accumulo di parole, e quindi di frasi, mi capita. Ops.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh sì, le frasi sono un po' mordi e fuggi... io però spero sempre che tornino quando posso annotarle. A volte succede, a volte no.

      Elimina
  6. La scrittura è davvero un processo misterioso: alcune cose sembrano arrivare da dentro, altre da fuori. Sono talmente volatili che sembrano farfalle da acchiappare al volo.

    RispondiElimina