3 agosto 2017

L’arte vista da Amita Mukerjee



Amita Mukerjee


 

Il lavoro di ogni grande artista è diretto al cuore, allo spirito e all’anima, non al cervello. I critici sentono con il cervello, probabilmente fanno anche sesso con il cervello. Ma la parte peggiore è che instillano in noi le loro cazzate mentali e ci fanno credere che dobbiamo usarle per analizzare le opere letterarie. No, se senti Beckett, trovi altro: le sue parole evocano una sorta di sacro caos, una beata vacanza per il cervello e un richiamo profondamente piacevole per lo spirito.






Amita Mukerjee ha vissuto in India, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Interprete e traduttrice, vive attualmente a Parigi. È autrice del romanzo Ugly Duckling e di testi per l’apprendimento delle lingue inglese e spagnola.


16 commenti:

  1. Sante parole!
    Se poi i critici sono anche scrittori c'è il rischio di un conflitto d'interessi ;)

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    1. A volte posto anche citazioni che non condivido pienamente, se mi sembrano interessanti, ma qui sono proprio d'accordo. Maggiori conoscenze forniscono maggiori strumenti di comprensione, ma non il diritto a un giudizio di maggiore peso (il diritto all'opinione lo abbiamo tutti). Ma allora chi li pagherebbe, questi critici, se nessuno sentisse il bisogno di far decidere ad altri cosa deve piacergli e perché? ;)

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  2. Approvo e sottoscrivo. Pensiamo ai Promessi Sposi: destrutturati e passati al vaglio dei critici letterari sono come la corazzata Potemkin. Letti in solitudine, senza alcuna critica, invece, appaiono quello che sono: un autentico capolavoro

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    1. In effetti la lista degli autori famosi tartassati dai critici è lunga quanto quella degli autori famosi che decine di editori hanno rifiutato. ;)

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  3. Dalla citazione avrei pensato che l'autrice scrivesse anche opere teatrali, vista la lucidità con cui ha definito le opere di Beckett. Per quanto riguarda i critici, ho sempre pensato che, non riuscendo a scrivere (o a dipingere), si dedichino a demolire le opere altrui.

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    1. Per fortuna il pubblico in linea di massima li ignora. Si consolano pensando che il popolo, si sa, è ignorante... (Spero che la tua vacanza sia piacevole, caldo permettendo!) :)

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  4. " (...) una beata vacanza per il cervello e un richiamo profondamente piacevole per lo spirito". Che dire? Che è così. E questa splendida definizione mi ricorda anche il realismo magico sudamericano.

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    1. Vero! E anche tutte le letture migliori, quelle che ti cambiano e non sai dire perché. :)

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  5. D'accordo per quanto riguarda il discorso sulla critica. Il senso lo sposo assolutamente, anche se mi viene da storcere il naso quando si cerca di dividere il cervello e la mente dal resto della totalità umana. Non ci sarebbe sentimento umano senza mente, così come non ci sarebbe mente umana senza sentimento. Mio parere confutabile :)

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    1. Condivido, anche se mi sembra che la Mukerjee, più che applicare questa divisione, critichi lo strapotere della ragione giudicante.

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    2. Di certo il suo intento era quello. Forse quella divisione è stata inconscia, o forse, più probabilmente,lo voluta vedere io :)

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  6. I libri osannati dalla critica non mi piacciono quasi mai, come quelli che vincono i grandi concorsi letterari. Le storie devono provocare qualcosa. Se non lo fanno, anche se belle e scritte bene, temo che siano solo un numero in più. Tu che ne pensi? :)

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    1. Succede anche a me, tanto che ormai mi disinteresso proprio dei libri ben recensiti da critici e giurie, fino a quando a consigliarmeli non è qualcuno che conosco. Tra l'altro mi sembra che la pesantezza delle storie sia considerata un pregio... beh, lo è per me, ma solo se si parla di numero di pagine di un bel libro: più ce n'è, meglio è. :)

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    2. E sì, le storie devono muovere qualcosa nel lettore... qualcosa che non ruoti, possibilmente. :D

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  7. Sono assolutamente d'accordo! Infatti i libri più belli che ho mai letto, o i film che amo di più, le opere o gli spettacoli che più mi hanno colpita, sono quelli che mi hanno trasmesso qualcosa, non quelli osannati dalla critica.
    Una volta ne ho scritto un articolo sul blog. Le recensioni più incasinate, quelle che non raggiungono mai il punto e non riescono a far capire cosa c'è di così bello in un romanzo, sono quelle dei libri migliori :) Perché quando qualcosa ci ha colpiti non riusciamo a capirne bene il motivo. Invece i critici guardano le opere con il cervello, è quello il loro lavoro, ma è vero che alcune cose vanno sentite ^^

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    1. Proprio così. Però mi domando dove siano tutte queste persone che seguono i pareri dei critici; io ne conosco forse una. Forse sono io che giro alla larga. ;)

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