6 dicembre 2017

La scrittura vista da KATHRYN HARRISON



Kathryn Harrison

È buffo: insegno scrittura creativa, e prima di insegnare non avrei mai immaginato che la mia esortazione più usata sarebbe stata “per favore, smettete di pensare”. Le persone scrivono davvero meglio quando non riflettono, ovvero quando non sono inibite dal pensiero. Io non faccio previsioni su ciò che scriverò; il mio controllo è molto limitato. Non decido cosa scrivere e poi lo scrivo. Piuttosto mi faccio strada verso qualcosa, senza nemmeno sapere cosa sia, fino a quando non ci arrivo. Con il passare degli anni ho imparato ad accettare questo fatto. Naturalmente l’intelletto vuole intervenire, e nelle stesure successive è bene che lo faccia; ma nelle prime fasi di un libro, affronto ogni potenziale inibizione zittendo letteralmente le voci critiche nella mia testa, quelle voci che dicono “oh, non sono queste le parole che cerchi”, oppure “non dovresti lavorare su questa parte adesso”, o “perché non usare il presente?” – e così all’infinito. Chiunque abbia scritto qualcosa conosce bene quel coro.




Kathryn Harrison (1961, Los Angeles) ha pubblicato sette romanzi, due autobiografie, due collezioni di saggi, un diario di viaggio, due biografie e un libro su delitti realmente avvenuti. Scrive recensioni per The New York Times Book Review.




17 commenti:

  1. Sento molta affinità con questa visione della scrittura. Anche per me è un "farsi strada verso qualcosa" che in un primo tempo resta ignoto e si rivela piano piano. Ma penso soprattutto che siano molto confortanti e vere le parole riferite all'accettarsi così come si è. Penso che faccia parte del cammino di uno scrittore scoprire qual è il metodo più affine al nostro modo di sentire, al di là di tutte le ricette che i guru propongono. E' bello che lo dica un'insegnante di scrittura creativa, no?

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    1. Piace anche a me, perché è un approccio molto umano e poco tecnico. La scoperta progressiva c'è, scrivendo. A volte mi capita che una scena o un dialogo prenda una piega imprevista; la assecondo, e dopo un po' mi è chiaro che sto parlando di qualcosa di mio - spesso un fatto del passato che mi ha causato sofferenza - che stava bussando per uscire. La scrittura aiuta tanto in questo senso. :)

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  2. Parole sante! Da tempo rifletto sul fatto che una scrittura troppo ragionata, pianificata e organizzata soffochi la creatività. Proprio per questo durante la riscrittura del mio secondo romanzo, mentre scrivo, mi ripeto come un mantra: lasciati andare, non pensare troppo, ascoltati... Certo poi c'è la revisione, e lì sono dolori. Ma almeno nella prima fase vivo l'aspetto più bello della scrittura ;)

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    1. Lasciarsi andare non è facile, ma quando ci riesci è una meraviglia! :)

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  3. Anch'io sto cercando di superare alcuni miei tabù stilistici, soprattutto perché lo richiedono il registro, la forma e il genere che ho scelto. Stiamo a vedere...

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    1. Di solito uscire dalla comfort zone fa fare progressi. :)

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  4. Conosco bene quel coro di voci che rimbomba nella mia testa (allora non sono l'unica!) è proprio vero, per scrivere, spesso devo smettere di pensare e seguire l'istinto.

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    1. Non stanno mai zitte quelle voci, a parte nei momenti di grande trasporto. A volte mi sforzo di ignorarle, a volte le affronto con la dolcezza: "grazie, capisco che le vostre intenzioni sono buone, ma adesso non ho bisogno di questo tipo di aiuto". Questo smorza i toni del combattimento. A volte, si sa, l'hanno vinta loro.

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  5. Io ero più vicina a questo tipo di scrittura qualche anno fa, ma adesso preferisco programmare un po' di più. In ogni caso una scrittura istintiva è più appassionante, ma io per esempio quando inizio senza un punto di riferimento poco dopo mi blocco, non so come andare avanti.
    Immagino che la cosa più importante sia trovare un modo personale di scrivere, uno che vada bene per sé stessi :)

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    1. Questo è sicuro. Nemmeno io scrivo senza sapere dove andare, anzi, cerco di avere le idee abbastanza chiare prima, in modo da poter scrivere libera dopo. E' un po' come se prima creassi un recinto, cercando di farlo ampio, e poi ci scorrazzassi dentro.

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  6. Il principio è bellissimo e andrebbe sperimentato o mantenuto, io, però devo dirti che non riesco a non ragionare quando scrivo. Potrebbe essere un limite, ma in realtà è il modo in cui mi viene più facile approcciarmi alla scrittura: devo immaginarmi la storia che voglio raccontare, devo predisporre dei binari su cui fare viaggiare la fantasia. Poi, se in corso d’opera, la storia prende strade nuove accetto di buon grado le novità, però non lascio fluire la penna dove vuole e parlando di qualunque cosa mi venga in mente seguendo un flusso che mi porterà da qualche parte. Voglio sapere all’inizio dove sto andando a prescindere dalle strade che poi prenderò per arrivarvi.

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    1. Come dicevo a Patty, anch'io non scrivo così alla cieca, anzi, il mio metodo sembra identico al tuo. Credo che il punto sia soprattutto non ragionare mentre si scrive, più che non ragionare in assoluto.

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  7. Sono molto affine a questo ideale di scrittura intuitiva.
    Ormai mi sono abituata alla separazione delle fasi, e non potrei più tornare a un approccio "mentale". :)

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    1. Io invece sono a cavallo fra i due. Mi piace pensare che ci siano tante strade - strade personalizzate, che cambiano nel tempo - per arrivare allo stesso traguardo.

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  8. Ne avevo già sentito parlare da Chiara Solerio ed è interessante leggere questo punto di vista sotto altra forma.
    Mi trovo un po' lontana da questo modo di concepire la scrittura. Potrei abbandonarmi a una scrittura intuitiva o istintiva solo se me lo imponessi. Ciò non significa che quello che scrivo sia fin da subito valido, tutt'altro.
    Sai che per il teatro questo vale in modo particolare? Ossia, potrei applicare questo principio al teatro e calzerebbe perfettamente.

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    1. Sono abbastanza lontana anch'io da questo modo di scrivere, se la Harrison intende davvero appoggiare le dita sui tasti e scoprire in quel momento cosa emerge, senza un progetto. Se invece intende che è scrivendo che si chiarisce meglio cosa si vuole esprimere, allora è un metodo che sento più vicino. Non credo che riuscirei a scrivere senza avere idea di cosa sto per raccontare.

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    2. Pensando alla recitazione, immagino che lasciarsi andare sia necessario. Non deve essere facile, però!

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