5 gennaio 2018

La scrittura vista da ANNIE DILLARD


Annie Dillard

 

Una delle poche cose che so della scrittura è questa: spendi tutto, sparalo, giocalo, perdilo, tutto, subito, ogni volta. Non conservare quello che ti sembra buono per un punto successivo nel libro, o per un libro futuro; dai, dai tutto, dallo ora. L’impulso stesso che ti spinge a mettere da parte qualcosa di buono per usarlo più tardi altrove è il segnale che devi usarlo adesso. Qualcos’altro emergerà più avanti, qualcosa di migliore. Queste cose si reintegrano dal retro, dalle profondità, come l’acqua di un pozzo. Allo stesso modo, l’impulso a trattenere per te ciò che hai imparato è non solo vergognoso, ma distruttivo. Tutto ciò che non dai liberamente e con generosità è perduto per te. Aprirai la cassaforte e troverai cenere.

 




Annie Dillard è nata nel 1945 a Pittsburgh, in Pennsylvania. Scrittrice molto prolifica e versatile, nella sua lunga carriera ha scritto saggi di critica letteraria, raccolte poetiche, romanzi e opere a carattere autobiografico. Ha vinto il premio Pulitzer per la saggistica con il libro Pilgrim at Tinker Creek. Nel 2014 le è stata conferita la National Humanities Medal per le sue profonde riflessioni sulla vita e sulla natura umana. Insegna alla Wesleyan University di Middletown, nello Stato del Connecticut.

Nel suo sito, Annie Dillard esorta ad avvicinarsi all'autore tramite le sue opere, e non consultando Wikipedia, dove chiunque può scrivere ciò che vuole, a prescindere dalla sua fondatezza.







16 commenti:

  1. Interessante! Devo pensarci.

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    1. Le due ultime frasi, in particolare, per me sono illuminanti. Mi farà piacere conoscere le tue impressioni, quando ci avrai pensato. :)

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    2. Sì in effetti sono soprattutto le ultime due frasi a fare riflettere. È un concetto abbastanza controcorrente...sono sempre stata portata a pensare che occorresse metter da parte le idee in una sorta di schedario, che può essere anche solo mentale, non importa la forma. Invece questa scrittrice esorta a dare tutto subito. Qualcosa di vero c'è. Medierei tra le due posizioni. Da una parte è vero che c'è un tempo per ogni storia e che a volte una storia si fa strada dentro lo scrittore nell'arco di anni o decenni, dall'altra è vero che "buttarsi" un po' di più può essere utile e motivante.

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    3. Non credo che la Dillard alluda a situazioni di raccolta idee tipo schedario, ma piuttosto a quando si ha l'impulso di inserire qualcosa nella storia e ci si trattiene per ragionamento. Le due cose mi sembrano compatibili (ma non ho domandato alla Dillard in persona!). Io, per esempio, sono abituata per carattere a gestire le risorse, quali che siano; però mi è capitato ultimamente di avere l'impressione che questo mi inaridisca, anziché arricchirmi. Per questo mi sono riconosciuta intensamente nelle parole della Dillard. Sono curiosa di leggere il suo libro (sono tre insieme, in realtà) che sta per arrivare. :)

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  2. Quanto contengono, ogni volta, queste piccole perle. Piccole solo in brevità ma molto grandi :)
    Bisognerebbe leggerne una prima di cominciare a scrivere.

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  3. Concordo con il commento di Andrea Di Lauro, i concetti espressi dalla scrittrice sono molto stimolanti fanno venir voglia di metterli in pratica subito. Li appunto per rileggermeli di tanto in tanto ;)

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    1. Dopo avere postato questa citazione, mi sono comperata una raccolta di tre sue opere, poesia e saggistica insieme. Questo per dire quanto la Dillard abbia ispirato anche me! :)

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  4. Seguire l'impulso, dare liberamente e con generosità. Concordo molto con questa visione, proprio ieri pomeriggio ho "dovuto" seguire l'impulso di scrivere: avevo deciso di riposarmi un po', ma il pensiero mi portava alla mia storia, credo di aver scritto una buona pagina, forse determinante per tutto il resto. Leggere questo tuo post stamattina è stata una piacevole conferma.

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    1. Le citazioni che riporto sul blog, sia quando mi ci riconosco che quando le sento come voci in contrasto con la mia, mi danno sempre molto. Sono contenta che un po' della stessa ispirazione arrivi a voi. :)

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  5. Mi è piaciuto molto aprire l'anno con la lettura di questa citazione! L'eccesso di controllo non è salutare né per la pagina scritta né per la vita personale. Poi è vero che con la revisione si sfronda molto, ma al momento liberarsi è davvero terapeutico.

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    1. Infatti dopo che si è scritto in quel modo ci si sente così leggeri... :)

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  6. Ciao Grazia, tanti auguri di buon anno!
    Non conoscevo questa autrice, ma mi hanno colpito le sue parole... che mi ricordano molto da vicino la parabola cristiana dei talenti.
    In pratica, conta quanto ti metti in gioco, quanto ti sai mettere in ascolto, quanto sei disposto a credere in te stesso per far fruttare il tuo talento e quindi, quanto coraggio sei in grado di tirar fuori.
    Non a caso, nella parabola, quello che aveva ricevuto un solo talento viene punito perché anziché farlo fruttare lo aveva sepolto e disprezzato. E viene pure incolpato di essere malvagio e indolente...
    Fa riflettere!
    Grazie di questo bel post di inizio anno 😊😊😊

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    1. Grazie a te di essere passata, e tanti auguri! Oggi vengo a trovarti. E' vero, il concetto è proprio lo stesso espresso nella parabola dei talenti. :)

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  7. Ammetto che l'immagine di una persona mi influenza molto, mi rendo conto che è limitante ma è così. Quando ho visto la foto che hai postato su Annie mi ha subito comunicato energia, positività e bellezza. La frase che hai citato è illuminante e, come spesso accade, capita a fagiolo. Chissà perché abbiamo in testa di preservare una buona idea o un sentimento per qualcosa che scriveremo dopo, a me è capitato persino di pensare "Lo scriverò, lo racconterò nel prossimo romanzo". E invece, bisogna agire subito, perché è nel momento in cui è affiorata l'idea alla coscienza che ha senso per noi, che gode di tutta un'aura benefica e significativa che va utilizzata, fammi dire, sfruttata subito.
    Ma quando Annie dice "Tutto ciò che non dai liberamente e con generosità è perduto per te. Aprirai la cassaforte e troverai cenere." ecco che il senso profondo dell'insegnamento emerge. Lo racconterò dopo, qando la fiamma di quella storia si sarà spenta. E allora, cosa potrò comunicare a chi mi legge?
    Credo seguirò il tuo esempio Grazia e cercherò in rete qualcosa di lei, che non conoscevo fino a questo tuo breve ma intenso post
    E

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    1. Anche a me il viso della Dillard ha fatto la stessa impressione, quella di una persona con una grande luce interiore. Credo che tu abbia usato parole perfette: il momento in cui l'idea affiora alla coscienza gode di un'aura benefica che la spinge verso il suo fine naturale, se non la blocchiamo. (Intanto la raccolta di Annie Dillard che avevo ordinato è arrivata, e uno dei tre libri è un testo sulla scrittura. Bene bene! :))

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