17 marzo 2018

La scrittura vista da JULIA CAMERON


Julia B. Cameron


Di recente ho cercato di indurmi all’arte, o quantomeno a scrivere. Ho trascorso un faticoso inverno scrivendo e riscrivendo un libro difficile. Il libro – che in definitiva non è riuscito male – mi ha lasciata inaridita e priva di energie. Dubitavo che ci sarebbe mai stato un nuovo libro dentro di me. Pensavo che forse, dopo 35 anni di scrittura, fosse ora di smettere. Non ero esattamente disperata – avrebbe richiesto troppe energie. Piuttosto ero arrivata al cinismo, il fratello pigro della disperazione. 


Il cinismo manca di qualsiasi convinzione. Semplicemente non gli piace come funziona il gioco, perciò sceglie di sabotarlo. Fondamentalmente è la risposta facile e di bassa qualità a una vita che temiamo di amare perché potrebbe, a tratti, essere dolorosa. La mia vita di scrittrice era stata dolorosa per un certo periodo, perciò cercavo il modo di scivolarne fuori per viverne un’altra; quale esattamente, non sapevo. Ma lasciate che vi racconti in che modo la scrittura è di nuovo sgattaiolata nella mia vita. 

La premessa è che scrivo ogni giorno. Ogni mattina scrivo tre pagine a mano, non importa se in quel periodo lavoro alla scrittura “vera” oppure no. […] Ultimamente queste tre pagine hanno iniziato a diventare quattro, poi cinque. Succedeva con fastidiosa regolarità, e il motivo era che non stavo scrivendo niente, a parte quelle pagine. Poi ho iniziato un’abbuffata di letture – un altro modo di attaccarmi alle parole. Mi sono tuffata su una mezza dozzina di libri, ritrovandomi a cercare su Internet qualche scusa per acquistarne altri. Prima ancora di accorgermene, avevo speso duecento dollari in libri. Ho atteso che arrivassero – “consegna un giorno”, qui a Manhattan – come un cane famelico. No, non stavo scrivendo e non avrei ripreso a farlo. Avrei invece ficcanasato un po’ per sapere cosa stessero combinando i miei amici scrittori, e scoprire se a loro piaceva ancora scrivere. Non più tardi di un mese prima, una di loro mi aveva detto di essersi stancata. Era ancora sobria, oppure le parole erano già tornate ad avere la meglio su di lei? Stava già barcollando verso la pagina, stordita, con il bisogno di dire qualcosa, qualunque cosa? Niente destabilizza uno scrittore quanto il non scrivere, e lei era stata abbastanza acida nel comunicarmi la sua decisione di essere “soltanto una persona”. 

La verità è che non si può davvero smettere di scrivere, come non si può smettere di recitare o di fare musica. Quando rinunci a un’arte che ami – anche se in quel momento la odi – ottieni soltanto uno di quei divorzi in cui sei troppo curioso della vita amorosa del tuo ex. Per questo, mentre mi trastullavo con l’idea di smettere di scrivere o dedicarmi solo alla musica, non potevo fare a meno di riconoscere che mostravo già i primi segni di guarigione. C’erano le pagine extra scritte ogni mattina. C’erano le pile di libri – stracolmi di parole, magnifiche parole – che crescevano accanto al mio letto come un delizioso mucchietto di lingerie mentale. C’erano le chiamate impiccione agli altri scrittori per sapere se riuscissero a liberarsi dalla loro afflizione. Serve dire che la mia sobria amica stava scrivendo di nuovo, “soltanto un po’”? 

Avrete indovinato che anch’io sto scrivendo soltanto un po’. È così, e le mie divagazioni hanno l’unico scopo di aiutarmi a riversare parole sulla pagina con maggiore facilità e gioia. Ho imparato che, se fisso un appuntamento con il mio artista, lui reagisce come qualunque partner imbronciato: dopo un po’ smette di tenermi il broncio e mi parla. 




Julia B. Cameron (Libertyville, U.S.A., 1948) è insegnante, scrittrice, artista, poetessa, drammaturga, romanziera, regista, compositrice e giornalista. Ha raggiunto fama mondiale con i suoi saggi sulla creatività. Il suo libro La via dell’artista (1992) ha venduto oltre quattro milioni di copie. 


ESTRATTO DA CERCANDO GORAN




«Posso vedere quel coltello… dal vivo?» domandò Goran, cercando di nascondere l’ansia che lo aveva preso.
Bouda esitò – non era previsto, si trattava di pezzi rari – ma alla fine si lasciò convincere ad aprire la vetrina.
Pochi istanti dopo Goran teneva il pugnale sul palmo della mano destra. Un fremito gli percorse la spina dorsale al contatto, come se l'oggetto fosse elettrificato.
Cedette alla tentazione di impugnarlo e brandirlo nell’aria, in preda a una sorta di incantesimo che faceva sfumare l’ambiente circostante e ovattava i suoni. Colse un lampo di allarme negli occhi di Bouda, che subito tese la mano per farsi restituire il coltello, senza perdere il sorriso.






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17 commenti:

  1. È singolare questa frenesia tipica di tanti creativi. Credo arrivi perché la creatività è come un animale che possiede, a volte se ne ha questa sensazione. Indegnamente dico che anch'io a volte sento come un malessere fisico, quando si intrecciano nella mia mente idee, volontà e raziocinio. Anche raziocinio perché per quanto mi riguarda anche il poter realizzare certe idee deve essere sottoposto al vaglio della realtà, e mi riferisco in particolare al teatro.
    Liberarsi di tutto questo, dice bene Julia Cameron, è pressoché irrealizzabile. La creatività è parte integrante del creativo, è impigliata nel suo dna.

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    1. Credo che tu abbia ragione, infatti le persone creative sono spesso molto versatili. Se però è vero - come alcuni dicono - che tutti siamo creativi per natura, ma spesso soffochiamo la nostra creatività fino a non riconoscerla più, allora il prezzo che si paga per questa mutilazione deve essere alto.

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  2. Arriva quel momento in cui viene voglia di dire basta, smettere di scrivere, poi però il tarlo ritorna e si ricomincia. In realtà a volte si ha solo bisogno di una pausa, ci si ferma e poi, quando meno te lo aspetti, l'idea di una storia torna a bussare alla tua mente.
    Bella l'immagine del cinismo fratello pigro della disperazione.

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  3. La definizione del cinismo come fratello pigro della disperazione è bella tosta, così come la successiva descrizione. Anche l’immagine di chi prova a scivolar fuori dal mondo che si è costruito intorno, diventato troppo doloroso, è potente. Soprattutto quando l’autrice sottolinea che di quello nuovo si ignora qualsiasi cosa!
    Per fortuna la Cameron chiude in modo dolce e rassicurante :)
    Insomma, è una narrazione di quelle che sembrano scivolare via come l’acqua, se la si legge senza soffermarsi troppo sulle parole, mentre interiormente scuote ben bene. Ottimo stimolo alla riflessione anche questo, cara Grazia! :)
    PS: passa sul mio blog, quando hai tempo. C'è una sorpresa :)

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    1. Hai ragione, la Cameron usa toni leggeri per esprimere concetti pesanti, o piuttosto intensi, se si pensa a come li si vive nella realtà. (Sorpresa? I like surprises! Arrivo... :))

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  4. Bello che la scrittura ritorni anche per tramite di libri letti, e dunque scritti da altri. Un canale di immensa importanza. Spesso penso che se dovessi rinunciare a scrivere oppure a leggere, preferirei rinunciare a scrivere: la mia scrittura è sempre uguale e spesso è causa di stanchezza, nelle voci degli altri invece trovo varietà e compagnia infinite. :)

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    1. Sottoscrivo! Non so se avrò sempre voglia di scrivere, ma non riesco a immaginare una vita senza letture, almeno non per mia scelta. ;)

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  5. Niente di più vero: impossibile stare a lungo lontani dalla scrittura. L’anno scorso sono entrata in crisi: mi ero riempita la testa di regole e fissazioni e non trovavo più in niente la fonte adeguata da cui trarre ispirazione. Sentivo di perdere occasioni e anche tempo, ma la mente creativa, c’è poco da fare, si era messa in vacanza. Poi, un giorno una citazione trascritta, un altro un pensiero rubato a un momento, un altro ancora due righe così per gioco, e sono nati dei racconti, mi è rifiorita la scrittura fra le mani. Anche lei è tornata a parlarmi. :)

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    1. E' straordinario come riusciamo a rendere complicato il nostro rapporto con la scrittura, non lo pensi anche tu? Tra l'altro ho l'impressione che sia una caratteristica tipicamente femminile. Dagli uomini in genere sento fare discorsi del tipo "se mi va scrivo, sennò faccio altro, qual è il problema?". Beh, quale sia il problema vorrei saperlo anch'io... ;)

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    2. Verissimo: il rapporto con la scrittura è complicato tanto quanto lo siamo noi donne. Ma forse il bello è proprio questo. 😁

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  6. Una riflessione interessante e condivisibile al 100 per cento. Non si può smettere di scrivere, come non si può smettere di mangiare. Ma come non ci si abbuffa per giorni, anzi si sente il bisogno di un periodo di digiuno o di dieta, così non si può scrivere per mesi o per anni allo stesso ritmo. Si ha bisogno del digiuno e di provare di nuovo una gran "fame" per affrontare il foglio bianco.

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    1. Mi riconosco molto in queste tue parole. E' proprio così.

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  7. Quel coltello, Grazia.... :) un altro tassello nella storia.

    Smettere di scrivere per chi ama scrivere è impossibile. Si può far fatica o scrivere cose apparentemente "senza importanza" ma si scrive. Che poi col tempo non rivelino la loro importanza non è detto.

    ps QUI c'è un premio per te

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    1. Quando non scrivevo storie, scrivevo sul mio diario, quindi è probabile che scrivere sia un... vizio da cui è difficile liberarsi, se non impossibile. E chi vuole farlo, poi? ;)
      Premio? Grazie mille! Vado a vedere... :)

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  8. Prima o poi toglierò "La via dell'artista" dalla lista verso il carrello, e finirà nella lista dei manuali che devo ancora studiare! :)
    A volte mi capita di osservare, o parlare, con persone che lamentano di annoiarsi: non hanno una vita creativa. Non sto parlando solo di scrittura, ma anche pittura, oppure maglia, bricolage, cucina, qualsiasi cosa che ti permetta di "creare", qualsiasi cosa che ti appassioni. Si annoiano perché non ce l'hanno. Nemmeno la lettura. E allora mi ritengo fortunata. Ovunque mi giro c'è qualcosa che posso creare, da una pagina scritta, ad un'immagine social simpatica, a un disegno a matita, ai miei vecchi acquerelli, al punto croce (eh, l'avresti mai detto?). E alla lunga lista di libri che mi aspetta. :)

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    1. Avere interessi creativi (anche il punto croce... lo avessi io, che non so nemmeno attaccare i bottoni!) è davvero una fonte di energia e di voglia di vivere costante. Chi è anche versatile nei suoi interessi è ancora più fortunato. Mi sembra una grande perdita non dare spazio nella vita a nessuna attività creativa, ma molte persone si arrabbiano nel sentirselo dire... dicono che stanno benissimo così, poi magari li vedi ogni giorno lamentosi e ingrugniti. Sarà vero... ;)

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